Classics

Il mito dei Beach Boys resiste solo sulla gloria del passato: Endless Harmony è una raccolta di versioni inedite, Ultimate Christmas un prevedibile album natalizio (più bonus CD con un disco inedito del 1977), Hawthorne CA. riunisce demos, outtakes, brani live dei ’60 e ’70, Classics è una retrospettiva selezionata personalmente da Brian Wilson, con una nuova canzone scritta per l’occasione.

A Night At The Royal Albert Hall

Dopo un decennio durante il quale realizzano diversi progetti personali su svariate etichette (Ode, Hickory, RCA, Pye, Elektra, Capitol) i due fratelli si riappacificano pubblicamente in un incredibile concerto tenuto alla Royal Albert Hall di Londra nel settembre 1983.

Con una lunga rassegna delle loro migliori realizzazioni il duo ritrova lo spirito di un tempo e il grande calore di un pubblico che non li ha dimenticati. Lo show appare su un doppio LP Impression (1983) e, con dei brani in più, su un triplo LP Tellydisc (1987).

Dopo svariate edizioni su CD, sempre incomplete, questi tre doppi CD contengono tutti il concerto nella sua forma integrale di ventinove brani

THE BEACH BOYS: Classics Selected By Brian Wilson

Con una oculata scelta di sue composizioni ripropone 19 classici titoli dei Beach Boys assurti a suo tempo agli onori delle cronache includendovi, come ciliegina sulla torta, anche California Feelin’, scritta nei primi ’70 ma mai realizzata dal gruppo e qui brillantemente proposta da Brian con la sua attuale formazione.

Quello che non c’è

Primo disco registrato dagli Afterhours dopo l’abbandono del chitarrista Xabier Iriondo. Musiche più ombrose e canzoni meno immediate e prive della beffarda ironia dei precedenti lavori.

La band però è affiatatissima e brani come il singolo Sulle labbra e la bellissima Varanasi baby sono fra gli episodi migliori dell’intera carriera di Agnelli e compagni.

Heathen

Grande eccitazione per il ritorno in cabina di regia di Tony Visconti, ma è tanto rumore per nulla. Un sound scontato, testi per nulla illuminanti. Il serbatoio delle idee è prosciugato, e del resto non si può negare che in carriera Mr. Jones ne abbia avute molte più della media dei suoi colleghi.

Like The Deserts Miss The Rain

Antologia più eclettica rispetto a Home Movies, contiene alcuni dei momenti più interessanti della storia del gruppo fra cui la partecipazione di Tracey Thorn a Protection dei Massive Attack, una sorprendente cover di My Head Is My Only House Unless It Rains di Captain Beefheart e l’intramontabile Each And Every One.

Storytelling

Colonna sonora dell’omonimo film di Todd Solondz, il disco contiene numerosi brani strumentali e solo sei vere e proprie canzoni, in cui la band ripropone senza particolari guizzi lo stile che l’ha fatta amare dentro e fuori i confini britannici.

Per questa ragione e per l’esigua durata dell’album, trentacinque minuti scarsi, se ne consiglia l’acquisto solo a chi già possiede la restante discografia della band.

Live In Liverpool

La rimpatriata dell’agosto 2001, con due concerti tenuti nella città natale, riconsegna ai fan un gruppo tutto sommato non infiacchito dal tempo.

McCulloch (voce da rock star decadente) e Sergeant (riff rock e vibrato spettrale di chitarra) sono in forma, e il repertorio più fresco (le doorsiane King Of Kings e An Eternity Turns) non sfigura affatto accanto ai vecchi classici.

Steppin’ Out With The Grateful Dead – England 72

Altra opera mastodontica che setaccia, ancora una volta, il tour europeo del ’72 concentrandosi, stavolta, sulle date inglesi. E il risultato è nuovamente entusiasmante (per gli adepti, sottinteso): Weir e Garcia si spartiscono come sempre le luci della ribalta, svettando anche in selezioni meno scontate come Black Throated Wind e l’eccellente Deal, ma Pigpen ruba la scena con una straziata performance soul nella sua The Stranger. Tra i tour de force, versioni da venti minuti (o quasi) di Good Lovin’, The Other One e di Caution (Do Not Stop On Tracks), già nel primissimo repertorio della band.

One More Car, One More Rider

In fondo erano tanti anni che Clapton non si affidava a un live. Ciò non toglie che il disco sia superfluo, con una rassegna tutt’altro che memorabile di brani recenti nel primo CD e di classici nel secondo, fino a Layla, a Cocaine, a Sunshine Of Your Love. Banda di soliti noti (East, Philliganes, Fairweather Low e via così) e sigillo finale, ahi!, con Over The Rainbow.

The Rising

Da sempre Springsteen racconta storie di vita quotidiana prese dalla strada. L’11 settembre è stato evidentemente anche per lui un tragico e indelebile momento che rimarrà per sempre nella memoria collettiva. Bruce ha il coraggio e la coerenza di immergersi nella sciagura di quel giorno a New York e cantare nel dolore la rinascita.

Il dramma è tale da risvegliare i sani valori dell’esistenza umana senza dare spazio a pericolose risposte che possano istigare alla violenza. Bruce affronta il dopo attentato, tra il fumo e le macerie, come un uomo che è costretto a guardare la morte. A modo suo, con la tensione poetica che lo contraddistingue.

The Jam At The BBC

Weller, Foxton e Buckler alla radio inglese, minuto per minuto, da In The City a Boy About Town, dal primo album a The Gift, in studio e in concerto. Un modo alternativo per ripercorrere un’epopea breve e bruciante, le Rickenbacker sferzanti del mod revival e le sezioni fiati del neo-soul inglese (con una tumultuosa versione di Sweet Soul Music). I primi quattro pezzi, registrati nell’aprile ’77 per le session di John Peel, erano già stati pubblicati nel ’90 dalla Strange Fruit in un EP in vinile dal titolo The Peel Sessions .Un terzo CD, incluso solo nella prima tiratura, riporta alla luce per intero la torrida esibizione del ’79 al Rainbow di Londra da cui il precedente Live Jam aveva pescato alcune selezioni.

JERRY CANTRELL: Degradation Trip

Con le sue atmosfere depresse e incatenate nel dolore non distanti da quelle degli AIC (puntando su una sezione ritmica di grosso calibro, con Robert Trujillo e Mike Bordin), diventa il disco dell’addio all’amico Layne Staley. Esce in due versioni: la prima singola è in un solo CD e la seconda è quella in due, limitata, Degradation Trip Volumes 1&2.

When I Was Cruel

Il primo disco rock dai tempi lontani di Brutal Youth serve a dimostrare che MacManus non ha perso il gusto per il rumore e i suoni garage.

Ben assecondato da due terzi degli Attractions (ribattezzati Imposters), Costello ringiovanisce di botto in pezzi come Tear Off Your Own Head e 45. 15 Petals sembra suonata da un’orchestra balcanica, e When I Was Cruel No. 2 è una ballata geniale e postmoderna: la voce nel loop, ipnotico e ossessivo, è rubata a un vecchio vinile di Mina.

The Eminem Show

Dopo il personaggio Slim Shady e il cittadino Marshall Mathers, completa la trilogia degli alter ego un disco in cui infanzia e adolescenza, devastate da conflitti familiari e seri problemi relazionali, sono analizzante con drammatica lucidità in Cleanin’Out My Closet.

Il re delle classifiche è nudo di fronte al suo pubblico, è arrabbiato con l’amministrazione Bush, è musicista maturo al punto di curare la produzione artistica di buona parte delle 20 tracce dell’album. Il singolo Without Me attacca ancora Moby, ma anche i Limp Bizkit, mentre White America e My Dad’s Gone Crazy affondano il coltello nel declino del mito americano.

Immediato il balzo al vertice della classifica di vendita, nonostante il disco risulti meno conciso e più dispersivo dei lavori precedenti. La vita di Eminem viene intanto raccontata dal film 8 Mile, di Curtis Hanson, con lo stesso Mathers e Kim Basinger tra i protagonisti.

Sea Change

Dietrofront. Il Mr. Hansen intimista che non ti aspetti, o forse sì, per quella sua ricerca continua di imprevedibilità Mutante per eccellenza, rinuncia qui alla sua varietà di stile e per 12 brani accumula sull’asse chitarra-voce arrangiamenti d’archi e atmosfera, tanta atmosfera.

Beck non è mai stato così diretto nell’esprimere i sentimenti; si dice che l’album nasca da una sua delusione amorosa (ne sarebbe la spia Lost Cause).

Ancora con l’aiuto di Godrich, con belle canzoni come The Golden Age, Lonesome Tears, Little One (con qualche brivido gotico, da Julian Cope). Nel cast anche il babbo, David Campbell, noto arrangiatore e direttore d’orchestra, che dà il meglio di sé nella meravigliosa ‘Round The Bend.

Two Rainy Nights (Live In Seattle And Portland)

Un “bootleg ufficiale”, venduto solo via Internet e successivamente ristampato con il titolo di Joe Jackson Live. Un bel souvenir dal tour di Night And Day II, disponibile anche in versione DVD: band eccellente, con il drive percussivo di Sue Hadjopoulos e la bella voce di Alison Cornell, protagonista assoluta in Glamour And Pain.

 

Per sempre

La strada è sempre quella, e i compagni di strada pure: ancora Bella e Mogol a valorizzarne le qualità di interprete, più un paio di ospiti di lusso: Guccini, che scrive Vite, e Chick Corea, che riarrangia Mi fa male. Molto aggressiva la strategia di marketing: il disco è venduto nelle videoteche e ai distributori di benzina, e reclamizzato anche dai biglietti del tram.

Daybreaker

Meno acustico e più denso dei precedenti, il nuovo album ripropone il trip folk tipico della Orton ma anche di altri giovani virgulti d’Oltremanica (David Gray, David Kitts).

In studio ci sono i suoi maestri d’elettronica, Chemical Brothers (nella pulsante canzone che intitola il disco) e William Orbit (nel finale suggestivo di Thinking About Tomorrow), e il fratello spirituale Ben Watt, ma anche "tradizionalisti" come Emmylou Harris e Ryan Adams, a testimoniare un allargamento di orizzonti che si spinge in direzione di generi meno frequentati (la bossa nova elettronica e lounge di Anywhere). In bocca resta però un retrogusto di già sentito.