The River

Springsteen cresce artisticamente nella convinzione che gli album servano a far conoscere al grande pubblico le sue nuove canzoni ma anche che quest’ultime devono trovare la loro naturale collocazione nella scaletta dei concerti. Non essendo mai a corto di idee e con la convinzione di provare un’insanabile eccitazione nell’eseguirle dal vivo, incide un doppio album che contiene una ventina di eccellenti brani.

Uno schiaffo all’inutile parsimonia degli artisti rock di non eccedere, nei loro dischi, di troppe novità per non stancare i fan. Invece Springsteen si prepara al tour nel Vecchio Continente con un lavoro fitto di brani di grande impatto. Una crescita musicale che lo sta portando a diventare una rockstar apprezzata in tutto il mondo.

Oltre a The River, ascoltiamo Out In The Street, Sherry Darling e Hungry Heart, inconfondibili successi del Boss.

Tunnel Of Love

Bruce volta pagina. Dopo un matrimonio fallito e l’arrivo nel suo cuore di Patti Scialfa, incide Tunnel Of Love con tutti i sentimenti di chi vuole accasarsi e creare una famiglia. La bellezza del rapporto a due fa allontanare nei testi delle sue canzoni la rabbia e la lotta per i diritti della classe lavoratrice che tanto avevano caratterizzato la produzione dell’artista.

Lo Springsteen innamorato crea qualche imbarazzo fra i suoi sostenitori e profondo dolore alla notizia che questo sarà l’ultimo album con The E-Street Band. La corista della band, donna di grande carattere e perseveranza, saprà trovare in futuro la giusta misura nel ricoprire il ruolo scomodo di musicista, moglie del Boss e madre dei suoi figli. Realizzerà due dischi (Rumble Doll, Columbia, 1993 e 23rd Street Lullaby, Columbia 2004) e sarà sempre al fianco dell’ex ragazzo del New Jersey.

Il tunnel dell’amore porta a canzoni riflessive. Segnaliamo: Tougher Than The Rest e Brilliant Disguise.

Born In The U.S.A.

Il ragazzo timido e introverso degli inizi carriera è diventato una rockstar planetaria. Tutti lo vorrebbero al loro fianco, anche gli schieramenti politici si scomodano a dare una interpretazione alla bandiera in copertina. Ma Bruce non si lascia condizionare dai giudizi affrettati e canta "sono nato in una città di morti, mi hanno messo un fucile in mano, spedito in terra straniera per uccidere gli uomini gialli" (Born In The U.S.A.), come brano-denuncia sulle atrocità della guerra.

In pratica: l’America ti usa, umilia e poi si dimentica di te. Anche vent’anni dopo l’uscita del disco, possiamo constatare come la scaletta di questo album sia perfetta: nessuna canzone può essere considerata "minore". Bruce sembra aver trovato la strada giusta per comporre solo grandi successi. Ne segnaliamo tre: Glory Days, I’m On Fire e Bobby Jean.

Live In New York City

Rieccoli di nuovo insieme sul palco. Bruce Springsteen & The E-Street Band. Se i tempi sono cambiati e inesorabilmente gli anni passati l’uno accanto all’altro sono diventati dei bei ricordi, loro sembrano quelli di un tempo.

Desiderosi, ancora una volta, di stupire chi, tra il pubblico, abbia delle amnesie dovute all’invecchiamento o consapevoli di conquistarsi nuovi consensi da parte dei più giovani, Bruce e soci infuocano le arene con una ritrovata gioia di stare insieme.

Live 1975-85

I bootleg usciti hanno testimoniato, nel corso del tempo, come Springsteen sia uno dei più bravi artisti di live rock. I suoi concerti sono, per i fan, un tripudio di emozioni. Sudore, energia fisica, allegria, rabbia e tensione si mescolano senza tregua. Le tappe dei suoi tour sono tre ore in cui l’artista si consuma a poco a poco. Apre risposato e finisce felice di non avere più la forza di andare avanti.

Perchè di concerti sembra proprio che Bruce non ne possa fare a meno. Presenta Growin’ Up raccontando che a casa sua due erano le cose fuori posto: una era lui e l’altra la sua "maledetta" chitarra.

Il cofanetto vuole essere il meglio dal vivo del Boss ma l’operazione risulta poca gradita ai fan, che rimangono un po’ delusi nell’ascoltare Bruce seduti in poltrona. È molto difficile riprodurre in un supporto audio le emozioni che Springsteen regala al pubblico durante i suoi bollenti concerti.

The Rising

Da sempre Springsteen racconta storie di vita quotidiana prese dalla strada. L’11 settembre è stato evidentemente anche per lui un tragico e indelebile momento che rimarrà per sempre nella memoria collettiva. Bruce ha il coraggio e la coerenza di immergersi nella sciagura di quel giorno a New York e cantare nel dolore la rinascita.

Il dramma è tale da risvegliare i sani valori dell’esistenza umana senza dare spazio a pericolose risposte che possano istigare alla violenza. Bruce affronta il dopo attentato, tra il fumo e le macerie, come un uomo che è costretto a guardare la morte. A modo suo, con la tensione poetica che lo contraddistingue.

Greetings From Asbury Park, NJ

John Hammond, scopritore di talenti, fa firmare agli inizi degli anni ’60 il primo contratto discografico a Bob Dylan e poco più di dieci anni dopo a Bruce Springsteen.

L’esordio è un disco raffinato di canzoni folk/rock, molto apprezzato dalla critica musicale ma non dal pubblico. Etichettato come "il nuovo Dylan", Springsteen sembra frenato nella creatività e soprattutto nel sentirsi libero di osare di più. Un esordio acerbo con qualche perla: For You, Growin’ Up e Spirit In The Night.

The Ghost Of Tom Joad

Dopo la pubblicazione di questo disco, Springsteen fa un lungo tour da solo nei teatri sparsi in tutto il mondo. Il pubblico ascolta in religioso silenzio le storie di emarginazione e di fame di emigranti che cercano fortuna senza trovarla.

Bruce canta la desolazione di chi si trova a cercare di conquistarsi illegalmente ciò che avrebbe invece il diritto di avere.

Darkness On The Edge Of The Town

Bruce narra l’uomo qualunque, quello lontano dalle leve del potere, che si sveglia la mattina al suono della sirena, lavora fino a sera e va a letto con la schiena a pezzi (come in Factory). Si serve dell’impatto emozionale del rock per creare dei ritratti di vita quotidiana di chi passa l’esistenza nell’angoscia che il proprio futuro non possa essere migliore di un presente fatto di sudore e sacrificio (in Badlands).

L’unica ancora di salvezza sembra essere l’amore per una ragazza, un anello d’oro e un vestito blu (in Prove It All Night). Springsteen compone canzoni descrivendo immagini di grande dignità della classe operaia, tanto vere quanto difficili da cantare. Il pubblico apprezza la sua sincerità e segue Bruce con grande devozione durante i suoi memorabili concerti.

Questo disco, come il precedente, contiene brani (oltre ai già citati anche Promised Land e la title track) che diventeranno dei classici del suo repertorio.

Lucky Town

Superati i quarant’anni, Springsteen è un padre di famiglia felice, ricco e famoso. Nulla sembra intaccare la sua invididiabile vena artistica e l’innato talento. A livello compositivo dimostra in ogni disco di non subire cali di rendimento nonostante gli anni che passano potrebbero nuocere sul suo temperamento di eterno rocker. Tutto bene, quindi, salvo rimanere orfano della sua mitica band. Non poco. I due dischi usciti nel ’92 e il tour che segue dimostrano che Bruce, nonostante la presenza del pianista Roy Bittan, grande motore della musica del Boss, non è capace di fare a meno dei suoi ex compagni.

La sua musica perde di smalto ed entusiasmo perchè non è più valorizzata dai talenti indiscutibili dei vecchi musicisti che conoscono alla perfezione Springsteen e ciò che lui chiede al gruppo sia in sala d’incisione che sul palco. Questa separazione giova più a Little Steven e soci che a Bruce.

Tutti ora sanno quanto The E-Street Band sia determinante nella qualità di resa della produzione musicale del Boss. Nonostante ciò Bruce riesce a regalare altre perle: Human Touch, Better Days, Lucky Town e If I Should Fall Behind.

Greatest Hits

I più grandi successi di Springsteen danno respiro alla produzione discografica di Bruce. Con questo disco sembra chiedere al suo pubblico: “Mi amate ancora?”. Riceverà nel corso del 1994 un premio Oscar per Streets Of Philadelphia, brano portante della colonna sonora del film Philadelphia di Jonathan Demme.

The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle

Anche il secondo disco contiene composizioni di buona fattura ma The Boss deve ancora dimostrare il suo vero talento componendo brani che possano durare nel tempo. A parte Rosalita, piccolo gioiello, che diventerà un inno d’amore alla sua band durante i futuri tour, l’album non riesce a decollare.

Born To Run

Springsteen si gioca tutto, i primi due dischi non hanno venduto come la Columbia si auspicava e il rocker del New Jersey rischia di chiudere la sua carriera discografica con quest’ultima opera. Non si perde però d’animo e riunisce intorno a sé gli amici di sempre. Forma The E-Street Band e incide con loro un capolavoro.

Born To Run è frutto del genio di Bruce Springsteen, dell’intuito creativo e organizzativo del produttore Jon Landau e del appassionato impegno professionale di tutti i musicisti ingaggiati. Otto brani di grande pregio: i testi offrono immagini notturne di ragazzi disincantati e decisi a non seguire i consigli dei genitori. Amore, rabbia, pietà per un’America che non sogna più.

Born To Run diventa un classico della musica rock.

Springsteen Bruce

Non Disponibile

INDICE

GLI ESORDI
GLI ANNI ’70
IL BOOM DI SPRINGSTEEN – GLI ANNI ’80
GLI ANNI ’90
IL BOSS NEL NUOVO SECOLO

Bruce Frederick Joseph Springsteen (Long Branch, 23 settembre 1949) fra i più rappresentativi della musica rock. È soprannominato The Boss.

GLI ESORDI

A 16 anni Springsteen iniziò a suonare in un gruppo chiamato Castiles (nome tratto dalla marca dello shampoo in voga in quei tempi), la cui formazione era costituita da due chitarre e un basso, ottenendo un discreto successo in alcuni club e locali del New Jersey.

Nel 1967 i Castiles tentarono il grande salto a New York dove erano stati ingaggiati per tenere 29 concerti al Greenwich Village nel Cafe Wha?.
Ma la band non ebbe successo e si sciolse nello stesso anno. Springsteen ritornò così nel New Jersey.

GLI ANNI ’70 – LA FORMAZIONE DELLA E STREET BAND E I PRIMI GRANDI SUCCESSI

Tra il 1969 e il 1971 suonò con Steve Van Zandt, Danny Federici e Vini Lopez in una band che ebbe diversi nomi (inizialmente Child, poi Steel Mill, successivamente Dr.Zoom and the Sonic Boom fino ad arrivare al nome definitivo Bruce Springsteen and The E Street Band).

Poi, nel 1973, il primo album in studio: Greetings from Asbury Park, asciutto, essenziale. Un disco raffinato di canzoni folk/rock, molto apprezzato dalla critica musicale ma non dal pubblico. Etichettato come “il nuovo Dylan”, Springsteen è ancora frenato nella creatività e sforna un esordio acerbo, con qualche perla: For You, Growin’ Up,  Spirit In The Night e la dolente ballata Mary Queen of Arkansas. Lo stesso anno esce The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle  e nel 1975 arriva la svolta, con l’album Born to Run, il suo terzo lavoro. Il disco si rivela immediatamente un successo di vendite grazie alla massiccia trasmissione del title-track su molte radio commerciali statunitensi. Attraverso il successivo Darkness On The Edge Of The Town, Springsteen compone canzoni mettendo al centro  immagini di grande dignità della classe operaia, tanto vere quanto difficili da cantare. Un disco, come il precedente, che contiene brani (come Badlands, Factory, Promised Land e la title track) che diventeranno grandi classici del suo repertorio.

GLI ANNI ’80. ‘THE RIVER’ E ‘NEBRASKA’

The River, pubblicato nel 1980, è un disco prodotto in un momento di svolta nella vita e nella carriera di Bruce Springsteen. Un album dotato di una forte struttura narrativa, lungamente meditato, determinato più dei precedenti da un preciso fil rouge: raccontare la vita, le gioie e le sofferenze della working class americana, partendo dal filtro della propria esperienza. Un disco carico di emozioni diverse: colmo di spirito fatalista eppure capace di far divertire, piangere e trepidare passando da una traccia a quella successiva. Una vetta dell’epica quotidiana” del Boss, dedicata ai poveri sognatori, ai delusi, ai battuti.

Nel 1982 viene proposto il primo album completamente acustico, Nebraska, che stupisce tutti. Lontano dalla “fabbrica del rock”, Bruce si isola con chitarra e voce a cantare delle ballate folk che sembrano nate dalle nostalgiche ispirazioni tipiche al grande maestro Woody Guthrie. Le incide su un vecchio registratore a quattro piste e si tiene la cassetta con il master, per giorni, in tasca alla giacca. Hit dell’album la traccia omonima del disco: una ballata struggente dedicata alle vicende di due ‘natural born killers’ che prende a prestito lo stile chirurgico di Flannery O’Connor. Una delle vette compositive del Boss.

Questi sono gli anni di conferma del successo mondiale di Springsteen grazie a Born in the U.S.A., altro disco che conferma il successo di Born to Run. Il successo supera i confini degli Stati Uniti, e l’album sarà ricordato come il marchio del trionfo ottenuto da Springsteen. Tra le tracce, gli indimenticabili inni ‘Born in the Usa’, l’allegra marcia di ‘Glory Days’, l’intermezzo sensuale di ‘I’m on fire’ e sopratutto ‘Dancing in the dark’, uno dei brani di maggior successo commerciale per il Boss.

GLI ANNI ’90

Chiusi gli Ottanta con l’interlocutorio ‘Tunnelof Love’, gli anni novanta rappresentano per il Boss il periodo musicale più sterile e con meno successi di vendite. Nel 1992 Springsteen pubblica 2 album quasi in contemporanea, Human Touch e Lucky Town, lavori in studio, senza il supporto della E Street Band. Nei due lavori emerge lo sforzo di rialzarsi dopo il divorzio (con la modella Julliane Phillips), cantano l’isolamento e la speranza di un nuovo futuro, nella ricerca e nel tormento.

IL BOSS NEL NUOVO SECOLO

Gli anni dopo il 2000 segnano la rinascita del successo di Bruce Springsteen. Un anno dopo gli attentati al World Trade Center di New York dell’11 settembre 2001, Springsteen pubblica The Rising in collaborazione con la E Street Band e prodotto da Brendan O’Brien.

Dopo i secondari Devil & Dust e l’affondo nella storia del folk a stelle e strisce di We Shall Overcome: The Seeger Sessions, esce nel 2007 Magic, e nel gennaio 2009 Working on a Dream, registrato insieme alla fedele E-Street Band: forse il disco più vivace e ricco di sorprese firmato dal Boss nel decennio, in cui emergono la dolce e tragica fiaba formato-canzone ‘Outlaw Pete’, il blues distorto di ‘Good Eye’ e la lirica ‘Jungleland’.

Il 2012 è l’anno di Wrecking Ball, un album diretto, rabbioso, un j’accuse violento lanciato contro la decadenza della democrazia, del ‘buon’ nazionalismo, seguito, due anni dopo, da High Hopes. Springsteen si conferma uno dei grandi vecchi del rock ‘n roll, ormai un intoccabile idolo di massa che non rinuncia ai tour torrenziali degli anni verdi, simbolicamente rappresentati dalla raccolta (con inediti) Chapter and Verse, un vero compendio definitivo dell’arte e dello spirito di un artista che ha sempre tenuto il volto fisso verso le stelle.

Nebraska

Al culmine dei consensi, nei dieci anni più fortunati della sua carriera, Springsteen si concede una pausa musicale di riflessione. Nebraska stupisce tutti. Lontano dalla "fabbrica del rock", Bruce si isola con chitarra e voce a cantare delle ballate folk che sembrano nate dalle nostalgiche ispirazioni tipiche al grande maestro Woody Guthrie.

Le incide su un vecchio registratore a quattro piste e si tiene la cassetta con il master, per giorni, in tasca alla giacca.