Woodstock

WOODSTOCK, IL CONCERTO ROCK DELLA STORIA

 

Festival di Woodstock, 1969

È il 18 agosto 1969, decine di migliaia di persone hanno appena vissuto tre giorni che sono simbolo di un’intera generazione, sono scritti, fotografati, segnati nella storia, nelle pagine dei libri e nelle menti di tutti quelli che li hanno vissuti. Quattro giorni di gioia, trasgressione, sesso, droghe, umanità, stravaganza, vestiti colorati, urla, pianti, mani nelle mani, quattro giorni di pioggia, fango, coperte, condivisione, quattro giorni di musica rock. Oggi, quei quattro giorni li ricordiamo come il più grande festival della storia, il Festival di Woodstock.

Quattro giorni importanti per una generazione che voleva sentirsi libera di emanciparsi, cuberà da catene ideologiche e da logiche ottocentesche. Siamo a Bethel, stato di New York, 500mila persone, identificati in hippie, si perdono nella musica che va avanti fino alle 9 del mattino. Pace, amore e musica. Nessun episodio di violenza né di criminalità. Si contano due decessi, una per overdose di eroina e una per un trattore che non vide un ragazzo nel suo sacco a pelo. Ma anche due nascite.

Sotto effetto di marijuana e LSD una marea di giovani provenienti da tutto il mondo si trovano a cantare a squarcia gola, un’energia potentissima. L’evento si delinea tra difficoltà, colpi di fortuna, gli artisti e il pubblico. Nel frattempo a Berkeley gli studenti sono in rivolta; la guerra del Vietnam s’ingigantisce e Nixon chiede il servizio militare per i diciannovenni.

186.000 biglietti venduti, ma venerdì 15 agosto 1969 le barriere vengono abbattute e gli organizzatori annunciano che l’evento è aperto a tutti, gratuitamente. Si sogna una società fatta di pace e amore, certamente un sogno utopistico. Il programma prevedeva tre giornate: 15, 16 e 17, ma in realtà i giorni di musica furono quattro, la data del 18 agosto non era stata prevista, ma è stato il vero boom del concerto, il momento culminante, il massimo del divertimento.

Roseman, Artie Kornfeld, John Roberts e Mike Lang pubblicano un annuncio sul New York Times: “Giovani con capitale illimitato sono alla ricerca di interessanti opportunità di investimento e business, legali.” John Roberts ha appena ereditato un po’ di soldi ed è intenzionato ad investirli nella musica, con l’aiuto dei suoi tre amici. Il progetto originario è un po’ differente da quello che è stato poi Woodstock. John voleva creare uno studio di registrazione, nel quale tutti gli artisti rock dello stato di NY potessero incidere i loro brani. Lang e Kornfel, però suggeriscono un concerto, prima di aprire lo studio, programmato nella cittadina di Wallkill, tre giorni di seguito, i cui biglietti avevano il costo di 7, 13 e 18 dollari, a seconda delle giornate. Gli abitanti della zona però non accolgono bene l’idea del concerto. Arriva il divieto legale di organizzare concerti a Wallkill e zone limitrofe. Ad un mese dall’evento i quattro sono costretti a trovare un’altra location. Entra in scena Max Yasgur, proprietario del caseificio di 600 acri vicino allo stagno, nel quale migliaia di hippy fecero il bagno nudi, immortalano così uno dei momenti chiave di Woodstock. In questo enorme parco il 13 agosto erano già presenti 50.000 persone. C’è chi dice che si arrivò ad un milione di persone presenti. Un concerto del genere, gratis, riesce a smuovere tutto il Paese, e gli artisti, per arrivare sul palcoscenico dovettero muoversi con gli elicotteri e con le navette.

È il 15 agosto, sono le ore 17, sale sul palco Richie Heavens con “High Flyin’ bird”, seguita da “Freedom”, canzone che diviene la colonna sonora di un evento che aveva la pretesa di cambiare il mondo. A seguire sul palco, Country Joe, gli Sweetwater, Tim Hardin, Melanie, The Incredibile String Band, Bert Sommer, Ravi Shankar, Arlo Guthrie e Joan Baez. La prima giornata è dedicata alla musica Folk. Sabato 16 agosto 1969, la musica inizia a mezzogiorno. Apre Carlos Santana che canta tra le tante canzoni “Soul Sacrifice”. Seguono Janis Joplin, i Grateful Dead, gli Who, che iniziano a cantare alle 4 del mattino. È il giorno di canzoni quali “White Rabbit” e “Someboody to love” dei Jefferson Airplain. Domenica molti dei partecipanti se ne vanno, inconsapevoli che il lunedì sarebbe arrivato sul palco il dio del rock, Jimi Hendrix, che suona per più di due ore, portando la sua interpretazione dell’inno americano “The Star – Spangled Banner”. Questa canzone di protesta si eleva da quel palco, contro l’esercito americano che combatteva la disastrosa guerra in Vietnam. Hendrix riesce a riprodurre il suono delle bombe, con la sua chitarra, aiutandosi con il suo anello, creando un vero e proprio scenario di guerra. Questo momento è rimasto nella storia come la vera essenza di Woodstock e di ciò che ne rimane. Accanto ad Hendrix, quel giorno salirono sul palco The Grease Band, Johnny Winter e un giovane, destinato a diventare un’altra leggenda del rock: Joe Cocker.

Pete Townshend, chitarrista The Who
Jimi Hendrix a Woodstock

L’insieme ha creato il mito. I bagni collettivi nel lago completamente nudi, i balli notturni intorno al fuoco, i tuffi nel fango che si creò dopo il temporale di domenica pomeriggio, le migliaia di persone bloccate nel traffico che sirilassano aspettando di muoversi fumando e suonando, il muro di folla pacifico. Tutto questo ha fatto di Woodstock un festival irripetibile perché è stata la prima volta di tutto. E le prima volte, si sa, non si dimenticano mai.

LA SCALETTA DEL FESTIVAL

Scaletta 15 agosto: 

Richie Havens

  • High Flyin’ Bird
  • I Can’t Make It Any More
  • With a Little Help from My Friends
  • Strawberry Fields Forever
  • Hey Jude
  • I Had a Woman
  • Handsome Johnny
  • Freedom

Swami Satchidananda

  • Invocazione per il festival

Sweetwater

  • Motherless Child
  • Look Out
  • For Pete’s Sake
  • What’s Wrong
  • Crystal Spider
  • Two Worlds
  • Why Oh Why
  • Let the Sunshine In
  • Oh Happy Day
  • Day Song

Country Joe McDonald

  • Janis
  • Rockin’ All Around the World
  • Flyin’ High All Over the World
  • Seen a Rocket Flyin’
  • The “Fish” Cheer/I-Feel-Like-I’m-Fixin’-to-Die Rag

John Sebastian

  • How Have You Been
  • Rainbows all Over Your Blues
  • I Had a Dream
  • Darlin’ Be Home Soon
  • Younger Generation

Sweetwater

  • What’s Wrong
  • Motherless Child
  • Look Out
  • For Pete’s sake
  • Day Song
  • My Crystal Spider
  • Two Worlds
  • Why Oh Why

The Incredible String Band

  • Invocation
  • The Letter
  • This Moment
  • When You Find Out Who You Are

Bert Sommer

  • Jennifer
  • The Road to Travel
  • I Wondered Where You Be
  • She’s Gone
  • Things Are Going My Way
  • And When It’s Over
  • Jeanette
  • America
  • A Note That Read
  • Smile

Tim Hardin

  • If I Were a Carpenter
  • Misty Roses

Ravi Shankar

  • Raga puriya-dhanashri/Gat in sawarital
  • Tabla solo in jhaptal
  • Raga manj khamaj
  • Iap jor
  • Dhun in kaharwa tal

Melanie Safka

  • Beautiful People
  • Birthday of the Sun

Arlo Guthrie

  • Coming into Los Angeles
  • Walking Down the Line
  • Amazing Grace

Joan Baez

  • Oh Happy Day
  • The Last Thing on My Mind
  • I Shall Be Released
  • Joe Hill
  • Sweet Sir Galahad
  • Hickory Wind
  • Drugstore Truck Driving Man
  • I Live One Day at a Time
  • Sweet Sunny South
  • Warm and Tender Love
  • Swing Low, Sweet Chariot
  • We Shall Overcome

Scaletta 16 agosto: 

Quill

  • They Live the Life
  • BBY
  • Waitin’ for You
  • Jam

Keef Hartley Band

  • Spanish Fly
  • Believe in You
  • Rock Me Baby
  • Medley
  • Leavin’ Trunk
  • Halfbreed
  • Just to Cry
  • Sinnin’ for You

Santana

  • Waiting
  • You Just Don’t Care
  • Savior
  • Jingo
  • Persuasion
  • Evil Ways
  • Soul Sacrifice
  • Fried Neckbones

Canned Heat

  • A Change Is Gonna Come/Leaving This Town
  • Going Up the Country
  • Let’s Work Together
  • Woodstock Boogie

Mountain

  • Blood of the Sun
  • Stormy Monday
  • Long Red
  • Who am I But You and the Sun
  • Beside the Sea
  • For Yasgur’s Farm
  • You and Me
  • Theme For an Imaginary Western
  • Waiting to Take You Away
  • Dreams of Milk and Honey
  • Blind Man
  • Blue Suede Shoes
  • Southbound Train

Janis Joplin & The Kozmic Blues Band

  • Raise Your Hand
  • As Good as You’ve Been to This World
  • To Love Somebody
  • Summertime
  • Try (Just a Little Bit Harder)
  • Kozmic Blues
  • Can’t Turn You Loose
  • Work Me Lord
  • Piece of My Heart (con bis)
  • Ball and Chain (con bis)

Sly & the Family Stone

  • Chip Monck intro/M’lady
  • Sing a Simple Song
  • You Can Make It if You Try
  • Everyday People
  • Dance to the Music
  • I Want to Take you Higher
  • Love City
  • Stand!

Grateful Dead

  • St. Stephen
  • Mama Tried
  • Dark Star/High Time
  • Turn on Your Love Light

Creedence Clearwater Revival

  • Born on the Bayou
  • Green River
  • Ninety-nine and a Half (Won’t do)
  • Commotion
  • Bootleg
  • Bad Moon Rising
  • Proud Mary
  • I Put a Spell on You
  • Night Time is the Right Time
  • Keep on Choogin’
  • Suzy Q

The Who

  • Heaven and Hell
  • I Can’t Explain
  • It’s a Boy
  • 1921
  • Amazing Journey
  • Sparks
  • Eyesight to the Blind
  • Christmas
  • Tommy Can You Hear Me?
  • Acid Queen
  • Pinball Wizard
  • Do You Think It’s Alright?
  • Fiddle About
  • There’s a Doctor
  • Go to the Mirror
  • Smash the Mirror
  • I’m Free
  • Tommy’s Holiday Camp
  • We’re Not Gonna Take It
  • See Me, Feel Me
  • Summertime Blues
  • Shakin’ all Over
  • My Generation
  • Naked Eye

Jefferson Airplane

  • Introduction
  • The Other Side of This Life
  • Somebody to Love
  • 3/5 Of a Mile in 10 Seconds
  • Won’t You Try / Saturday Afternoon
  • Eskimo Blue Day
  • Plastic Fantastic Lover
  • Wooden Ships
  • Uncle Sam Blues
  • Volunteers
  • The Ballad of You & Me & Pooneil
  • Come Back Baby
  • White Rabbit
  • The House at Pooneil Corners

Scaletta 17 e 18 agosto 

The Grease Band

  • brani strumentali

Joe Cocker

  • Dear Landlord
  • Something Comin’ On
  • Do I Still Figure in Your Life
  • Feelin’ alright
  • Just Like a Woman
  • Let’s Go Get Stoned
  • I Don’t Need a Doctor
  • I Shall Be Released
  • With a Little Help from My Friends

Country Joe and the Fish

  • Rock and Soul Music
  • Thing Called Love
  • Love Machine
  • The “Fish” Cheer/I-feel-like-I’m-fixin’-to-die rag
  • Not so Sweet Martha Lorraine

Ten Years After

  • Good Morning Little Schoolgirl
  • I Can’t Keep from Crying Sometimes
  • I May Be Wrong, But I Won’t Be Wrong Always
  • Hear Me Calling
  • I’m Going Home

The Band

  • Chest Fever
  • Tears of Rage
  • We Can Talk
  • Don’t You Tell Henry
  • Don’t Do It
  • Ain’t No More Cane
  • Long Black Veil
  • This Wheel’s on Fire
  • I Shall Be Released
  • The Weight
  • Loving You Is Sweeter Than Ever

Blood, Sweat & Tears

  • More and More
  • I Love You More Than You’ll Ever Know
  • Spinning Wheel
  • I Stand Accused
  • Something Comin’ on

Johnny Winter

  • Mama, Talk to Your Daughter
  • To Tell the Truth
  • Johnny B. Goode
  • Six Feet in the Ground
  • Leland Mississippi Blues/Rock Me Baby
  • Mean Mistreater
  • I Can’t Stand It (fu accompagnato dal fratello, Edgar Winter)
  • Tobacco Road (con Edgar Winter)
  • Mean Town Blues

Crosby, Stills, Nash & Young

Esibizione acustica

  • Suite: Judy Blue Eyes
  • Blackbird
  • Helplessly Hoping
  • Guinnevere
  • Marrakesh Express
  • 4 + 20
  • Mr. Soul
  • Wonderin’
  • You Don’t Have to Cry
  • Pre-Road Downs
  • Long Time Gone
  • Bluebird
  • Sea of Madness
  • Wooden Ships
  • Find the Cost of Freedom
  • 49 Bye-Byes

Paul Butterfield Blues Band

  • Everything’s Gonna Be Alright
  • Driftin’
  • Born Under a Bad Sign
  • Morning Sunrise
  • Love March
  • Rumpis Cumpis

Sha-Na-Na

  • Na-Na Theme
  • Jakety Yak
  • Teen Angel
  • Jailhouse Rock
  • Wipe Out
  • Who Wrote the Book of Love
  • Duke of Earl
  • At the Hop
  • Na-Na Theme

Jimi Hendrix

  • Message to Love
  • Hear My Train A Comin’
  • Spanish Castle Magic
  • Red House
  • Mastermind
  • Lover Man
  • Foxy Lady
  • Jam Back at the House
  • Izabella
  • Gypsy Woman / Aware of Love
  • Fire
  • Voodoo Child (Slight Return) / Stepping Stone
  • The Star-Spangled Banner
  • Purple Haze
  • Woodstock Improvisation / Villanova Junction
  • Hey Joe

Concerto In B.Goode

Nella seconda metà dei ’60 il rapporto con la nuova etichetta dà origine a cinque album, di buona qualità ma non particolarmente brillanti, con nuove versioni dei vecchi successi, registrazioni di studio effettuate a Memphis e San Francisco e un curioso live, realizzato sempre a San Francisco, dove Berry è affiancato dalla poi famosa Steve Miller Band.

I dischi sono stati tutti riediti su CD nel 1989 corredati da diverse bonus track.

Who Really Cares

Al banco di regia c’è stavolta Charlie Calello, l’uomo che in Eli and The Thirteenth Confession ha saputo tramutare in realtà le più inconfessabili fantasie di Laura Nyro. Qui la sua bacchetta magica non sortisce gli stessi effetti ma sono piacevoli le sue movimentate scenografie da musical rock (Love You More Than Yesterday, Do You Remember?), il blues macchiato latte di Time On My Hands, gli omaggi a Jimmy Webb (Galveston) e le atmosfere da luci basse di Orphan Of the Wind

 

Le robe che ha detto Adriano

Da apprezzare il titolo (da futuro "re degli ignoranti") e le nuove encicliche: Mondo in Mi7a, clamoroso quasi-rap su una sola, ansiogena nota "sospesa" e testo realizzato con Mogol. Fantastico esercizio di stile per Storia d’amore e diversione cinematografica, la prima veramente importante, per La storia di Serafino dal film di Germi.

Changing Horses

Frutto, apparentemente, di session spontanee e improvvisative addizionate da una buona dose di propellenti chimici, il disco suona come un divertissement liberatorio e senza troppe pretese, zeppo com’è di semi-parodie e canti da osteria. Un paio di brani si estendono oltre i 14 minuti, mentre spicca per encomiabile minimalismo Mr. And Mrs., evocativa ballata firmata da Williamson.

Preflyte

Raccolta di registrazioni del 1964, antecedenti al primo album, che dimostrano ingenuità ma anche buona conoscenza del beat inglese. Undici canzoni leggere ma carine, con prime versioni di brani famosi; disco superfluo, per completisti.

Ristampato dalla Columbia nel 1973 e dalla Sundazed come The Preflyte Sessions nel 2001, in una splendida edizione su doppio CD e un totale di 40 brani, con moltissimi inediti.

Deep Purple

La fitta agenda live non impedisce ai Deep Purple di incidere, nei ritagli di tempo e sempre molto rapidamente, un terzo album in pochi mesi. Non molto da ricordare, a parte il rock blues di Why Didn’t Rosemary e una inattesa diversione in zona Donovan (Lalena).

Abbey Road

Sono queste le ultime registrazioni dei Beatles, in ordine di tempo, effettuate dopo che i nastri di Let It Be erano stati accantonati, causa divergenze e vari problemi di contorno. Per il modo in cui è stato realizzato, in fretta, senza troppe rifiniture, per tamponare una falla discografica, è album prodigioso.

Per la prima volta George Harrison trova spazio adeguato, con le più belle canzoni del disco (Something, Here Comes The Sun). Il resto sono Paul e John di un umore artistico insolito, capaci di scrivere delizie romantiche come Golden Slumbers e The End, canzoni surreali come Maxwell’s Silver Hammer, rock aspro (I Want You), divagazioni per fingerpicking (Her Majesty) litanie senza senso apparente, come Sun King.

E anche Ringo riesce a infilarci la sua Yellow Submarine parte due (Octopus’s Garden). È il disco più atipico e imprevedibile dei Beatles, con una delle copertine più caratteristiche (i quattro che attraversano Abbey Road, la strada, sulle strisce pedonali).

Soul ’69

Produzione, arrangiamenti e scelta dei brani la riportano al clima jazz blues pre-Atlantic, che tocca anche Bring It On Home To Me (Cooke) e una Tracks Of My Tears (Smokey Robinson) dai vaghi sapori latini. Alto il livello interpretativo, anche se la tecnica prevale sul pathos. Tra i musicisti, Ron Carter, Joe Zawinul, Kenny Burrell.

Goodbye

Nonostante l’enorme successo i Cream decidono di concludere anzitempo la brevissima ma trionfale carriera con un farewell album, di nuovo vendutissimo, che riunisce ancora una volta brani dal vivo (I’m So Glad, Politician, Sitting On Top Of The World) e in studio (quattro, tra cui Badge, scritta da Clapton con "L’Angelo Misterioso", alias George Harrison).

Nashville Skyline

Un Dylan sorprendente, che in un bel ritratto di Elliott Landy si affaccia sulla copertina come un tranquillo signore di campagna. Seguendo i Byrds di Sweetheart Of The Rodeo, Dylan realizza il suo "album country" per eccellenza e mette a segno un successo su 45 giri con Lay Lady Lay.

Molto bello anche il duetto con Johnny Cash per la ripresa di Girl From The North Country, una delle poche canzoni d’amore di The Freewheelin’ Bob Dylan.

The Book Of Taliesyn

Album ingenuo ma non spiacevole, ondeggia fra tardo beat e germogli di nuovo rock più complicato e si presenta con una copertina in squisito stile prog. La parte del leone spetta sempre alle cover: Kentucky Woman di Neil Diamond, We Can Work It Out dei Beatles, River Deep Mountain High di Ike e Tina Turner. Come già il disco precedente, viene ignorato in patria ma trova buoni riscontri negli USA.

Trout Mask Replica

Uno dei dischi più influenti di tutta la storia rock, nato in sole otto ore e mezzo tra il salotto di una casa a San Fernando Valley e un piccolo studio fuori Los Angeles.

Un sublime manifesto di stravaganza, un esagerato inno all’immaginazione al potere, con radici che partono dal blues di Howlin’ Wolf e dal garage rock per diramarsi verso Albert Ayler, Ornette, Sun Ra, e verso l’absolutely free di Frank Zappa (produttore e discografico dell’opera).

20/20

Dopo la curiosa ma maldestra iniziativa di Stack-O-Tracks (un album di basi strumentali pre karaoke) le quotazioni si risollevano un poco con un disco che raccoglie canzoni da 45 giri e brani scartati, anche famosi come Do It Again, I Can Hear Music, Cotton Fields, più altri avanzi di Smile come Cabinessence, e anche una canzone scritta da Charles Manson, Never Learn Not To Love. Sono inziative dovute alla Capitol in previsione della fine del contratto.

Nel corso del 1990 tutti gli album Capitol dei ’60 sono stati riediti a due a due su singolo CD, con bonus tracks aggiunte.

Those Who Are About To Die Salute You

Jon Hiseman (batteria) e Dick Heckstall-Smith (sassofono) hanno contribuito a storiche opere del blues inglese. Insieme guidano i Colosseum, il cui formidabile impatto musicale lascia segni profondi nella scena inglese.

Il primo LP prova una coraggiosa miscela tra rock e blues, jazz e pop sinfonico, con quegli elementi tastieristici che verranno poi chiamati progressivi. Bella la Walking In The Park di Graham Bond.

Barabajagal

Primo LP di un nuovo corso più rock, che lascia indietro le melodie gentili e i colori floreali e prova un ammodernamento dello stile. La collaborazione con il Jeff Beck Group produce un lavoro più compatto, meno sognante ma più incisivo, come nell’atipica nenia rock Barabajagal.

I momenti più familiari hanno invece la forma del recitato di Atlantis, della protesta antimilitarista di To Susan On The West Coast Waiting, della poesia infantile di Happiness Runs e I Love My Shirt.

Odessa

Velluto rosso (sulla copertina), brani lunghissimi, malcelate ambizioni di misurarsi coi Beatles, ma la direzione scelta dal gruppo ricorda, agli italiani, i Pooh: un piede nella melodia, l’altro nel pop, e molta (troppa) enfasi orchestrale.

Alla fine del disco, accolto piuttosto bene, i Bee Gees vanno in pezzi: Robin se ne va e incide un disco solista (Robin’s Reign), Melouney alza i tacchi, e Petersen addirittura fa causa ai fratelli Gibb per tentare di accaparrarsi il loro nome. La versione su (singolo) CD ha un brano in meno.

The Soft Parade

Continua la crisi creativa, anche se il pubblico è ancora dalla parte della band (l’album va al 6ú posto delle classifiche USA). Una musica sempre più pallida, testi rachitici, dubbi se continuare con il rock di tendenza o virare verso la canzone pop.

Poco da ricordare: forse Touch Me (altro singolo fortunato), Tell All The People, Runnin’ Blue.