Under The Table And Dreaming

Al debutto con una vera casa discografica sono già delle celebrità, e il pubblico adotta What You Would Say facendolo diventare un piccolo inno "alternativo", anche se il cavallo da battaglia del disco si rivelerà poi, nei concerti, Ants marching. Li produce l’insigne Steve Lillywhite, che controlla la loro tendenza a dilagare e ne fa il trionfo del genere "adult-oriented", privo di qualsiasi appeal per i teenagers.

Senza video e diffusione radiofonica, in Europa non gli si fa neppure caso, nonostante 4 milioni di copie vendute in USA.

David Byrne

Il capolavoro della maturità: un disco che inquieta senza riuscire pesante e diverte innovando le consuete formule latino-punk. Prodotto da Arto Lindsay, Susan Rogers e lo stesso Byrne, con una musica essenziale, temperata fine eppure ricca di sfumature.

Alcuni brani sono fra i più belli mai scritti da Byrne: come A Long Time Ago, Back In The Boxe soprattutto Strange Ritual. Esiste un’edizione de luxe del CD, che mette in risalto le raffinate foto in bianco e nero di Jean-Baptiste Mondino.

No Need To Argue

Il disco del successo, milionario, enorme, clamoroso, quasi unanime. È un suono molto più maturo, curato, con canzoni non proprio solari, spesso dolenti (Daffodil Lament), legami con il passato (Disappointment) e la musica celtica (Ode To My Family), e una sola canzone dai toni lievi (Dreaming My Dreams).

Su tutte Zombie, canzone polemica dalle parole violente, ritmo incalzante, cantato ossessivo, una delle più crude denunce della situazione nordirlandese.

Without A Sound

Dopo anni di ripetitività illuminata, per la prima volta un album dei Dinosaur Jr non aggiorna lo stato delle cose. E nemmeno aggiunge novità, a meno che non si considerino tali le ballate acustiche Outta Hand e Seemed Like The Thing To Do, oppure Mascis che sente il dolore di tutti in Feel The Pain, l’unica song davvero in linea con il suo migliore repertorio.

The Cult

Ancora prodotto da Bob Rock questo album ci offre un gruppo a fine della corsa. Infatti i Cult si sciolgono l’anno seguente e Ian Astbury cerca di rilanciarsi con una nuova band, gli Holy Barbarians e con il modesto disco Cream (Beggars Banquet, 1996 &Stelle=2;) che frena sul fronte heavy per dare più spazio a sonorità progressive.

Più avanti tenterà la stessa strada solistica senza troppa convinzione con Spirit/Light/Speed (Beggars Banquet, 2000 &Stelle=2;).

Poet Of Rock And Roll

Originario di St. Louis, Missouri, Charles Edward Berry (1926), effettua le sue prime incisioni nel 1955 per la Chess di Chicago. Il rapporto con l’etichetta dura fino al 1966 e, dopo una breve interruzione, si rinnova fra il 1970 e il 1975. Cresciuto musicalmente su basi di blues nero e country bianco, Berry sviluppa un personalissimo sound, ripreso poi da molti altri musicisti, dà vita ad una originale presenza scenica detta "duckwalk" e, soprattutto, compone testi innovativi, comprensibili e ben accetti anche da un giovane pubblico bianco.

Dopo un hit nel 1955 (Maybelline, primo disco milionario), il grande periodo d’oro si sviluppa fra il 1956 e il 1959 durante il quale vedono la luce titoli come Roll Over Beethoven (million seller), Brown Eyed Handsome Man, You Can’t Catch Me, School Days (million seller), Rock And Roll Music (million seller), Sweet Little Sixteen (million seller), Johnny B.Goode (million seller), Carol, Back In The USA e Memphis Tennessee, alcuni dei più grandi classici del rock and roll.

Dopo la produzione della prima metà dei ’60, consistente ma non eccezionale, il secondo periodo Chess è rischiarato nel 1972 dai due milioni di copie vendute di My Ding-A-Ling. Queste sono tre belle raccolte del materiale Chess, non più recenti ma ancora rintracciabili, in particolare la prima con oltre 70 interpretazioni, apparsa anche in vinile. L’imponente seconda antologia, con oltre 200 brani, vuol essere l’opera omnia dell’artista per l’etichetta di Chicago ma qualcosa manca ancora.

La terza, significatamente intitolata Poeta del rock and roll, comprende oltre 100 titoli.

DAVID SYLVIAN/ROBERT FRIPP: Damage-Live

Robert Fripp è stato compagno di Sylvian fin dagli inizi della carriera solistica, spendendo il suo lato più fantastico, onirico, via dalle tenebre King Crimson. Una strana coppia, in fondo, che però trova un suo equilibrio: la chitarra austera e potente di Fripp spinge Sylvian fuori dal suo guscio e di converso il signor Japan è capace di dare levità e spazio a quei complessi paesaggi della mente. Realizzato con Trey Gunn (in entrambi i dischi), Pat Mastellotto e altri collaboratori.

Nel 2001 Sylvian ha voluto ritornare su Damage, cambiando il mixaggio (in origine "troppo spostato verso la chitarra di Fripp") e sostituendo un brano.

Stereopathetic Soulmanure

Un’apposita clausola del contratto Geffen lascia libero l’artista di incidere dischi indipendenti. Per lui che è molto prolifico, una condizione quasi necessaria. Nel 1994 escono dunque tre LP a nome Beck.

Questo per la Flipside raccoglie mozziconi strimpellati e demo casalinghi, con qualche canzone finita come One Foot In The Grave (solo voce, armonica e tempo tenuto con un piede: quello nella fossa o l’altro?).

Stranger Than Fiction

Succede che a volte la realtà sia "più strana della finzione". Succede che il punk a metà anni ’90 raggiunga dopo anni il circuito mainstream con un’onda di gruppi giovanissimi. E i "vecchi" Bad Religion siano i mentori della nuova generazione, avendo svezzato Offspring, Rancid e NoFx alla Epitaph. Colpisce la title-track con il suo pop punk smussato e diretto.

Out Of Range

Il pezzo che intitola il disco, servito in doppia razione, incarna i nuovi propositi dell’artista: fedele alle origini (la versione acustica) ma vogliosa di mettere il naso fuori dalle coffeehouse e dal circuito folk (il suo alter ego elettrico). Il resto del programma è altrettanto eloquente nel segnalare il cambio di marcia: basso e batteria sviluppano i muscoli di ballate taglienti come Buildings And Bridges e Letter To A John, una sezione fiati garantisce credibilità all’r&b di How Have You Been, The Diner aggiorna il cantautorato urbano con umori blues e scansioni hip-hop. E la DiFranco, uscendo dal ghetto, diventa anche un caso discografico nazionale.

Selected Ambient Works, Vol. 2

Follow up del precedente lavoro, il Volume 2 di Selected Ambient Works è interessante quanto il primo ma perde quel qualcosa in più di innovativo che aveva segnato il lavoro precedente.

Proprio da quello si distingue per una maggior concentrazione sulle melodie e una minor rilevanza della cassa: è il passaggio da una techno più giovane, fredda e adolescenziale a una ambient più morbida e adulta.