Blondie

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Nel 1974 il chitarrista Chris Stein forma una band con la ex coniglietta di Playboy e cameriera Deborah Harry (Miami, 1945) e Fred Smith, che dopo poco li abbandona per i Television.

Nel 1975 si uniscono a loro il batterista Clem Burke, il tastierista Jimmy Destri, e il bassista Gary Valentine. Il gruppo si fa le ossa in locali di New York diventati leggendari per il punk e la new wave: il CBGB’s, e il Max’s Kansas City.

La band si scioglie nel 1982 – nei quindici anni successivi la cantante Debbie Harry coltiva la carriera solista – per poi riformarsi nel 1997, rinnovando il loro successo con il songolo Maria (1999) ed essendo ammessi alla Rock And Roll Hall Of Fame nel 2006.

Eat To The Beat

Sempre la stessa zuppa, ma al massimo dei livelli: Dreaming, Atomic, Union City Blue sono il punto di incontro tra rock, pop, disco, su cui la sapiente, disincantata vocalità della Harry esercita il proprio non indifferente potenziale seduttivo. Il momento d’oro si prolunga qualche mese dopo con Call Me, dal film American Gigolò.

No Exit

A sorpresa, il ritorno in sala d’incisione, preceduto da beghe legali con Infante ed Harrison, lasciati fuori dalla line-up. Con una formazione composta da Harry, Stein, Destri, Burke e i giovani Paul Carbonara (chitarra) e Leigh Foxx (basso), il gruppo si ripropone senza troppe novità, ma il suo sound unico piace anche a quasi vent’anni di distanza, e frutta una hit con Maria.

The Curse Of Blondie

Debbie e amichetti decidono di sfidare il pop attuale. "Dreaming Is Free", s’era detto anni prima — ma la gattina è prossima alle sessanta primavere e quasi senza voce, e vuole giocare nello stesso campionato della MTV Generation.

L’ideale sarebbe che continuassero a essere se stessi, a proporsi nel modo che li ha fatti amare. Invece, forse perché rassicurati dall’accoglienza avuta da No Exit, cercano di imitare i loro possibili eredi Garbage.

Plastic Letters

Valentine lascia, ma arrivano Frank Infante (chitarra) e Nigel Harrison (basso). Il singolo Denis Denis diventa il primo hit del sestetto — in Gran Bretagna, paese che li ama e li adotta per primo. Il disco tuttavia sembra inciso in fretta, per la paura di non capitalizzare in un momento così favorevole per le nuove band di New York.

Livid

Live faticoso ma vero, con qualche errore come probabilmente accadeva al CBGB’s, ma testimonianza di un gruppo che è rimasto fedele a se stesso. Nota bene: in America il disco circola con il non troppo fantasioso titolo Live.

Autoamerican

La formula mostra la corda, i tentativi di crescere non funzionano, e qualcuno guarda al proprio orticello: nel 1980 Debbie pubblica Koo Koo, album solista prodotto dagli Chic; sorprendentemente, non è un successo — ma ottiene il risultato di portare alla luce le tensioni nella band, dove l’importanza della cantante e il suo legame privilegiato col compagno Chris Stein innervosiscono gli altri componenti.