BON JOVI: Keep The Faith

Sotto la guida del produttore Bob Rock, il gruppo si presenta con un’immagine meno colorata e con un suono più adulto, che prende le distanze in parte dal pop metal degli esordi, ma che ne rinnova il successo. I Believe e Bed Of Roses sono i brani migliori e anche quelli che mantengono il cordone ombelicale con il passato.

Come tutta la discografia è "stato ristampato e rimasterizzato in CD, con una traccia video. Il tastierista David Bryan pubblica un disco solista per la Moonstone, intitolato Netherworld, che passa del tutto inosservato.

The Happy Club

Commercialmente è un insuccesso, creativamente non vale il precedente, però è un album con una sua dignità e fantasia; forse un po’ dispersivo, per quel saltare fra vari stili e vari umori, con salde radici ancora nel folk rock ma sguardi anche al pop contemporaneo.

Geldof canta e suona le chitarre appoggiandosi a una piccola orchestra di musicisti amici (The Happy Clubsters) fra cui il violinista Bob Loveday, il vecchio amico Pete Briquette e Geoff Richardson. Un cameo per Karl Wallinger.

Selected Ambient Works 85/92

Sette anni di lavoro di Aphex Twin, all’anagrafe Richard James: dal quattordicesimo anno d’età al ventunesimo (è nato nel 1971). In questi due CD non si intravedono semplicemente le potenzialità di un giovanotto che fa intelligent techno, si vede proprio chiara la genialità di un personaggio che negli anni sconvolgerà il mondo della musica elettronica (iniziando proprio con l’inventare la intelligent techno).

Breaking Silence

Dopo un lunghissimo silenzio, arriva un disco di sorprendente freschezza. Nessuna concessione alle mode (“nessun sintetizzatore, limitatore vocale o campione è stato utilizzato in questo album”, spiegano le note di copertina), piuttosto un ruspante roots rock di assoluta attualità a far da cornice a canzoni di ottima fattura. His Hands e la title track (il titolo fa riferimento al recente outing della Ian a proposito della sua omosessualità) tirano fuori unghie che molti credevano spuntate; Road To The River, prestata a John Mellencamp per il suo film Falling From Grace, ha il classico tiro del Coguaro (che infatti la farà sua), Ride Me Like A Wave trasuda torrida sensualità, la spettrale Tattoo affronta a viso aperto un tema sentito in prima persona come la Shoah (la Ian è di origini ebraiche), mentre I’m Not Done e l’armonica di This Train Still Runs ribadiscono la sua intenzione di non fermarsi.

 

…Yes, Please!

Spediti in uno studio di registrazione delle Barbados assieme a Chris Frantz e Tina Weymouth dei Talking Heads, gli Happy Mondays si lasciano travolgere da uno stile di vita troppo dissoluto persino per delle rockstar e danno alle stampe un album fiacco e inconsistente, nemmeno lontano parente del suo predecessore. Come se non bastasse, dilapidano il budget loro assegnato dalla Factory, dando un significativo contributo alla bancarotta dell’etichetta.

Dirt

Dal metal ossianico di Them Bones al brano trainante Would?, un disco depresso come pochi. In Dirt ci sono droga (Junkhead, Godsmack), apatia (Angry Chair), desolazione (Down In A Hole) vissute dall’interno, la voce di Staley tossica e disperata, e litanie dure quali Rain When I Die e Rooster. Grande successo per un esorcismo generazionale contenuto in un ruvido mélange di stili rock.

De La Remix

La raccolta si propone di promuovere il potenziale del trio in ambito dance nel periodo in cui nei club si impone il crossover rap — rock — house. Ring Ring Ring (Party Line Mix), Say No Go (Say No Dope Mix) e Keepin’ The Faith (Just A Touch Mix) sono rappresentativi della tendenza, ma un intero album dedicato a "questo aspetto del mondo De La Soul è pretestuoso.

The King Of Rock’n’Roll — The Complete 50’s Masters

Quanto di più completo vi sia al momento con la produzione di studio fra il 1953 e il 1958, quando il cantante inizia il servizio militare. Originario di Tupelo, Mississippi, Elvis Aaron Presley (1935-1977) nel 1948 è a Memphis, Tennessee, dove continua a coltivare i propri interessi musicali.

Oltre al gospel e al country si avvicina ai cantanti "popular", in particolare Dean Martin, e alla musica nera, della quale Memphis è un grande centro di aggregazione. My Happiness e That’s When Your Heartaches Begin sono le prime incisioni, effettuate nell’estate del 1953 presso il servizio a pagamento della Sun Records, l’unico studio di registrazione della città.

Le due interpretazioni mostrano in embrione le qualità del cantante, soprattutto nel genere lento e romantico, dove già brillano i bellissimi toni bassi. Dopo altre due incisioni nel gennaio 1954 e su incoraggiamento di Sam Phillips, boss della Sun, a luglio è in studio col chitarrista Scotty Moore e il bassista Bill Black.

Dopo i lenti I Love You Because e Harbor Lights, il miglior risultato è una versione di That’s All Right (Mama) di Arthur "Big Boy" Crudup, un misto di blues che non è blues e di country che non è country: la personale miscela di musica nera e musica bianca elaborata da Elvis, supportata dall’innovativa chitarra di Scotty Moore, è l’inizio di un nuovo genere musicale poi definito rock-a-billy.

Fino alla fine del 1955 il cantante registra circa una ventina di canzoni, tutte qui presenti, solo dieci delle quali pubblicate all’epoca. Dieci brani considerati l’inizio di una rivoluzione musicale e ritenute dai ‘puristi’ la sua miglior produzione. Nel novembre 1955 passa alla major RCA Victor, che acquisisce anche tutte le matrici Sun, e dal gennaio 1956 inizia a registrare a Nashville.

Heartbreak Hotel, I Want You I Need You I Love You, Hound Dog, Don’t Be Cruel, Blue Suede Shoes, I Got A Woman sono i grandi successi che lo incoronano ‘Re del rock and roll’. I dischi, i tour e le numerose presenze televisive ne fanno una controversa figura sia per come canta che per come si scatena sulla scena, con suggestivi movimenti del bacino che gli valgono il soprannome "Elvis the Pelvis".

Adorato dai teen-agers e avversato dagli adulti "benpensanti", chiude in bellezza il 1956 con Love Me Tender, tema dell’omonimo primo film. Loving You, Teddy Bear, Jailhouse Rock, Treat Me Nice, King Creole, Hard Headed Woman, Trouble sono le uscite più rilevanti fra il 1957 e il 1958, tratte dai successivi tre film Amami teneramente, Il delinquente del rock’n’roll e La via del male.

Fra il marzo 1958 e il marzo 1960 il cantante è assente dalle scene per assolvere i suoi obblighi di leva ma la RCA continua a pubblicare materiale registrato in precedenza, One Night, I Got Stung, A Fool Such As I, I Need Your Love Tonight, A Big Hunk Of Love, che tiene vivo il suo ricordo.

Nel box è compreso anche il Christmas Album del novembre 1957, un disco allora inconsueto che mostra il desiderio di non essere considerato solo un effimero "re del rock" e la volontà di trovare un posto fra i "classici" cantanti americani.

Wish

A metà tra Kiss Me Kiss Me Kiss Me e Disintegration, l’eclettismo pop del primo e le riflessioni solenni del secondo. Non il miglior album della banda Smith, eppure un insieme composito, maturo, equilibrato; pochi i cedimenti. Friday I’m In Love, filastrocca jingle jangle, va di diritto tra le canzoni più orecchiabili dei Cure. Doing The Unstuck si piazza subito dietro.

Al posto di O’Donnell c’è Perry Bamonte (chitarra, tastiere).

Extras

Ventisei rarità, tra lati B, provini, versioni alternative e inediti. Un percorso interessante, che recupera altri brani di valore fino ad allora disponibili solo su singolo (la versione di studio di Move On Up, il McCartney cool jazz di Shopping e il Philly Sound di Stoned Out Of My Mind, tutte riprese dall’ultimo, doppio singolo Beat Surrender; l’affascinante Liza Radley, Eleanor Rigby welleriana qui proposta in versione demo), cover di Beatles (And Your Bird Can Sing), Who (So Sad About Us, Disguises), Small Faces (Get Yourself Together) e James Brown (I Got You, alias I Feel Good) e una A Solid Bond In Your Heart che verrà poi recuperata nel repertorio degli Style Council.

È asciuto pazzo o’ padrone

Il tormentone delle “Notti magiche” forse angoscia Bennato al punto da spingerlo a cercare le proprie radici: dopo una rilettura “unplugged” del proprio passato insieme a Roberto Ciotti, un originale album in dialetto attribuito all’improbabilissimo bluesman napoletano Joe Sarnataro, progetto da cui Bennato ricava un film tv.

Lucky Town

Superati i quarant’anni, Springsteen è un padre di famiglia felice, ricco e famoso. Nulla sembra intaccare la sua invididiabile vena artistica e l’innato talento. A livello compositivo dimostra in ogni disco di non subire cali di rendimento nonostante gli anni che passano potrebbero nuocere sul suo temperamento di eterno rocker. Tutto bene, quindi, salvo rimanere orfano della sua mitica band. Non poco. I due dischi usciti nel ’92 e il tour che segue dimostrano che Bruce, nonostante la presenza del pianista Roy Bittan, grande motore della musica del Boss, non è capace di fare a meno dei suoi ex compagni.

La sua musica perde di smalto ed entusiasmo perchè non è più valorizzata dai talenti indiscutibili dei vecchi musicisti che conoscono alla perfezione Springsteen e ciò che lui chiede al gruppo sia in sala d’incisione che sul palco. Questa separazione giova più a Little Steven e soci che a Bruce.

Tutti ora sanno quanto The E-Street Band sia determinante nella qualità di resa della produzione musicale del Boss. Nonostante ciò Bruce riesce a regalare altre perle: Human Touch, Better Days, Lucky Town e If I Should Fall Behind.

Fear Of The Dark

Nonostante lo stile sia privo di novità, la band continua a mietere successi e a conquistare nuovi fan, conquistando nuovi mercati. Ennesimo primo posto in patria, che non nasconde una certa stanchezza, nonostante le buone intuizioni di Be Quick Or Be Dead e From Here To Eternity. Non del tutto a sorpresa, Dickinson annuncia che alla fine del tour lascerà la band.

Il paese dei balocchi

Idea infelice, quella di intitolare l’album con un nuovo riferimento fiabesco: in realtà il brano omonimo parla di extracomunitari e nel disco non mancano riferimenti precisi alla realtà degli anni ’90, come la caduta del muro di Berlino; tuttavia l’idea di un nuovo ritorno a Bennatoland e a sermoni già sentiti intimorisce il pubblico, che si perde alcune intuizioni degne dei bei tempi andati nonché la presenza di Bo Diddley.