Sotto il segno dei pesci

Disco cruciale: la contestazione e il riflusso, l’amore e l’impegno, le speranze pubbliche e le frustrazioni quotidiane finiscono nel grande affresco della canzone che dà il titolo al suo primo best-seller: i più integralisti inorridiscono, ma Venditti l’umore della piazza lo conosce, come dimostrerà spesso. Nel disco risaltano anche Sara, la criptica Bomba o non bomba, la piccola satira mediatica Il telegiornale, e il tentativo di ricomposizione con De Gregori, Francesco.

Goodbye Novecento

Ma come fa a scrivere Che tesoro che sei? Cosa gli è successo? E anche i brani da chiacchiera (La coscienza di Zeman, Su questa nave chiamata musica), quelli che gli guadagnano qualche riga di dibattito sui giornali, come possono essere così ovvi? Ed è irritante sentirlo lagnarsi in Fianco a fianco per la perduta "ultima illusione di movimento, prima che cadesse il buio dentro".

Per chi lo ha apprezzato, un nuovo "frutto amaro".

Prendilo tu questo frutto amaro

Signori, si copia. Anche da se stesso (dalla copertina alle canzoni, con premio speciale per Ogni volta che batte sul filo di lana Tutti all’inferno), dalla propria demagogia affinata accumulando danari. Chissà se adesso a ironizzare si di lui è quell’antico Compagno di scuola, andato a lavorare in banca — mentre Venditti potrebbe aprirne una.

ANTONELLO VENDITTI/FRANCESCO DE GREGORI: Theorius campus

La It di Vincenzo Micocci dà a lui e a De Gregori l’opportunità di incidere un disco in due: più intimista e dylaniano De Gregori, più estroverso e popolare Venditti, che conquista subito la hit-parade con Roma capoccia, che inaugura la sua personale e a tutt’oggi ininterrotta elegia della romanità.

In questo mondo di ladri

Come gli era accaduto alla fine del decennio precedente, sente per primo i cambiamenti nell’aria, ed esprime il rifiuto qualunquista eppure sentimentale degli italiani per "voi che vi divertite tra voi" (In questo mondo di ladri). Ma a fianco dello slogan, piazza parecchie canzoni fatte per essere cantate in coro, tra le quali la più classica delle sue canzoni d’amore, Ricordati di me. Il pubblico è letteralmente al tappeto: più di un milione di copie vendute.

Venditti Antonello

Non Disponibile

Antonello Venditti nasce a Roma nel 1949, già da liceale frequenta il Folkstudio, dove inizia a proporre canzoni in dialetto.

Debutta come cantautore nel 1972, proponendosi ancora oggi come il più noto portavoce della Scuola Romana.

Conta un totale di 35 album pubblicati, di cui 18 registrati in studio, 9 raccolte dei pezzi migliori e sei live.

Cuore

È diventato un intimista da supermercato, ma è singolare come riesca a raggiungere, con pochi semplici ingredienti, momenti lirici per i quali molti suoi colleghi darebbero un rene. Riesce a scrivere un pezzo ovvio come Ci vorrebbe un amico e a farlo risultare toccante, proprio come Notte prima degli esami diventa brano di culto per legioni di studenti.

Antonello nel paese delle meraviglie

Eccolo visitarsi un’altra volta come fosse un museo: in mostra, i suoi successi in chiave classica eseguiti con l’Orchestra Sinfonica di Sofia diretta da Renato Serio. C’è un brano nuovo, e si chiama (stupore!) Ho fatto un sogno e l’ho chiamato Roma. Il titolo dell’album è improprio: ormai con lui, non ci si meraviglia più di nulla.

Benvenuti in paradiso

Dosa da furbastro i sentimenti di grana grossa, le nostalgie generazionali (Dolce Enrico, dedicata a Berlinguer), le citazioni (Alta marea, scritta sulla musica di Don’t dream it’s over dei Crowded House) e le autocitazioni: Amici mai è esplicitamente il seguito di Ricordati di me. Disco piacevole — anzi, piacione — quanto irrilevante.