(Refugee Camp) Bootleg Series EP

Otto tracce estratte dai due dischi precedenti e remixate ad uso e consumo dei fan più accaniti. Un prodotto da club, e quindi di “nicchia”, che recupera le radici rap più genuine del gruppo prima del repentino scioglimento e delle successive prove soliste.

(What’s The Story) Morning Glory

Più Beatles che Sex Pistols nel disco che fa degli Oasis una delle band più popolari del mondo. Don’t Look Back In Anger, cantata da Noel (autore di tutte le canzoni), somiglia pericolosamente a Let It Be ma l’originalità non è certo la principale preoccupazione del maggiore dei fratelli Gallagher, che alla vigilia delle registrazioni dell’album dà il benservito al batterista Tony McCarroll, sostituendolo con Alan White. È il primo di una lunga serie di “licenziamenti” che colpiranno a uno a uno tutti i componenti del gruppo, tanto che oggi gli unici membri fondatori che ancora ne fanno parte sono proprio i due Gallagher. Paul Weller, nume tutelare del gruppo, è ospite alla chitarra nella conclusiva Champagne Supernova, uno dei brani migliori del disco assieme a Cast No Shadow, ballata dedicata a Richard Ashcroft dei Verve.

+44

Non Disponibile

I +44 sono un gruppo pop-punk fondato nel 2005 dal cantante-bassista Mark Hoppus e dal batterista Travis Barker. Entrambi hanno approfittato del temporaneo scioglimento dei Blink 182, band più famosa di cui facevano parte, per creare una nuovo progetto assieme ai chitarristi Craig Fairbaugh e Shane Gallagher.

Nel 2006 è stato pubblicato When Your Heart Stops Beating, finora primo e unico album della band.
Dopo la reunion dei Blink 182, nel 2009, il progetto sembra essere stato definitivamente abbandonato.
Craig Fairbaugh e Shane Gallagher attualmente suonano nei Mercy Killers.

… di terra

Completamente strumentale. Registrato con l’Orchestra dell’Unione Musicisti di Roma, asseconda le ambizioni classiche e jazzistiche dei fratelli Nocenzi, contrapponendosi al disco precedente e diffondendo tra i fan il sospetto che ci siano dissidi artistici con l’assente Di Giacomo. Rilevante anche l’adozione definitiva del nome semplificato già utilizzato in terra straniera (con tanti saluti al Mutuo Soccorso).

…And A Time To Dance

I “lupi del barrio” sono già molto cresciuti, e infiammano le piste da ballo dei locali di frontiera con queste esilaranti sette tracce premiate con un Grammy: fisarmoniche e chitarre elettriche, tex mex e rock and roll anni ’50 accanto alle prime, convincenti composizioni originali (Let’s Say Goodnight, How Much Can I Do?), omaggi alla tradizione (irresistibili Anselma e Ay Te Dejo En San Antonio) e all’icona del rock chicano Ritchie Valens (Come On Let’s Go).

…And Justice For All

Sotto la regia di Steve Thompson e Michael Barbiero in fase di missaggio, il produttore Flemming Rasmussen, completa l’opera di crescita, iniziata nel secondo disco. Un progresso verificabile dalla qualità dei pezzi, maturi e solidi, dall’approccio sonoro, mai banale e dalla scelte di linee vocali, finalmente melodiche. One è il singolo che cancella ogni diffidenza e diventa il trampolino di lancio verso la popolarità totale.

…And Out Come The Wolves

L’album è un successo, vende appena meno dei bestseller di Green Day e Offspring (a cui però, musicalmente, è superiore), e fa dei Rancid la terza forza del punk mainstream americano dei ’90. Sembrano tornati i rude boys di una volta: li vediamo tirare di nuovo i mattoni a ogni coro di Maxwell Murder, arrampicarsi sulle barricate con Roots Radicals, fare ladri e polizia in Ruby Soho, giocare con uno ska al plastico, Time Bomb. Anche se questa è solo una pia illusione. Fatte le proporzioni dovute, il London Calling dei Rancid.

…And The Circus Leaves Town

Alfredo Hernandez sostituisce Bjork alla batteria. È l’ultimo atto, dopo il quale inizia la diaspora che dà origine agli Unida di John Garcia e ai Queens Of The Stone Age di Josh Homme e dell’ex bassista Nick Oliveri. Ma Hurricane e One Inch Man sono all’altezza dei migliori Kyuss.

…Beautiful Lies You Could Live In

Chiusa la parentesi nashvilliana, Rapp riprende il filo della sua visione musicale da These Things Too. I musicisti e il produttore, Peter H. Edmiston, sono diversi, ma il suono che nasce da queste session è essenzialmente opera dello stesso Rapp. C’è anche un altro omaggio a Leonard Cohen con Bird On A Wire.

…e io canto

La canzone che dà il titolo all’album sembra lanciare un guanto di sfida a chi lo accusa di fare musica totalmente disimpegnata. E in effetti, con tutto quello che succede alla fine degli anni ’70, proclamare l’intenzione di cantare “il falco che s’innalzerà, il primo raggio che verrà, la neve che si scioglierà” e gli inevitabili, stucchevoli “passi lenti e incerti di un bambino” fanno pensare che Cocciante viva in un universo artistico di grana molto grossa.

…In Too Much Too Soon

Con un percorso autodistruttivo, tipico del punk, che di fatto hanno anticipato, i cinque replicano con un album meno selvaggio, ma non privo di brani oltraggiosi, come dimostrano Babylon, Puss’n’Boots e Chatterbox. In concerto esibiscono una bandiera comunista, la trovata è di Malcolm McLaren, l’ideatore dei Sex Pistols, che qui aveva fatto un primo tentativo di concretizzare la sua idea di rovesciare l’obsoleto mondo del rock. Minata da droghe e litigi, la band si scioglie nel 1975, lasciando in eredità un suono che diventerà un punto di riferimento per tutto lo street rock degli anni a venire. I due chitarristi, separatamente, continueranno senza fortuna a ripetere il suono della band madre, mentre il cantante proseguirà una buona carriera solista, passando dal pop, fino ad una convincente veste di crooner.

…Nothing Like The Sun

Sulla misura di due LP, il cantante/bassista di Newcastle perde un po’ il ritmo delle prove precedenti. Il funk tecnologico di We’ll Be Together e la deliziosa Englishman In New York conservano la leggerezza del debutto, mentre il resto della raccolta sfoggia nuove ambizioni musicali (i colori sudamericani di Fragile, l’arrangiamento orchestrale di Gil Evans per l’hendrixiana Little Wing) e liriche (They Dance Alone, dedicata al dramma dei desaparecidos argentini). Un EP dell’anno successivo, Nada Como El Sol (A&M, 1988), rielabora cinque canzoni per il mercato latino-americano (quattro in spagnolo e una in portoghese).

…Yes, Please!

Spediti in uno studio di registrazione delle Barbados assieme a Chris Frantz e Tina Weymouth dei Talking Heads, gli Happy Mondays si lasciano travolgere da uno stile di vita troppo dissoluto persino per delle rockstar e danno alle stampe un album fiacco e inconsistente, nemmeno lontano parente del suo predecessore. Come se non bastasse, dilapidano il budget loro assegnato dalla Factory, dando un significativo contributo alla bancarotta dell’etichetta.

1

Raccolta di tutti i numeri uno delle classifiche inglese e americana, o in alternativa, condensato su singolo CD dei quattro dischi del 1973: comunque sia, c’è tutto o quasi il meglio dei Beatles, con due sole assenze di rilievo, Please Please Me e Strawberry Fields Forever.

1.Outside

Del tutto inaspettato: il concept album più minaccioso e agghiacciante di sempre. L’ascolto dei Nine Inch Nails stimola l’artista che dormiva (da parecchio) e insieme ad Eno (e ad Alomar e a Garson e a Gabrels) mette in piedi un quadro elettronicamente tetro del futuro.

 Un pugno nello stomaco per temi e scelte sonore, francamente non di facile ascolto: i fan recenti fuggono a gambe levate, ma anche i critici ormai abituati a gente meno ambiziosa girano il capo facendo finta di nulla.