Concerto In B.Goode

Nella seconda metà dei ’60 il rapporto con la nuova etichetta dà origine a cinque album, di buona qualità ma non particolarmente brillanti, con nuove versioni dei vecchi successi, registrazioni di studio effettuate a Memphis e San Francisco e un curioso live, realizzato sempre a San Francisco, dove Berry è affiancato dalla poi famosa Steve Miller Band.

I dischi sono stati tutti riediti su CD nel 1989 corredati da diverse bonus track.

BON JOVI: Keep The Faith

Sotto la guida del produttore Bob Rock, il gruppo si presenta con un’immagine meno colorata e con un suono più adulto, che prende le distanze in parte dal pop metal degli esordi, ma che ne rinnova il successo. I Believe e Bed Of Roses sono i brani migliori e anche quelli che mantengono il cordone ombelicale con il passato.

Come tutta la discografia è "stato ristampato e rimasterizzato in CD, con una traccia video. Il tastierista David Bryan pubblica un disco solista per la Moonstone, intitolato Netherworld, che passa del tutto inosservato.

The Happy Club

Commercialmente è un insuccesso, creativamente non vale il precedente, però è un album con una sua dignità e fantasia; forse un po’ dispersivo, per quel saltare fra vari stili e vari umori, con salde radici ancora nel folk rock ma sguardi anche al pop contemporaneo.

Geldof canta e suona le chitarre appoggiandosi a una piccola orchestra di musicisti amici (The Happy Clubsters) fra cui il violinista Bob Loveday, il vecchio amico Pete Briquette e Geoff Richardson. Un cameo per Karl Wallinger.

The Vegetarians Of Love

Geldof non ha fretta e si prende anni per realizzare un seguito, questa volta convincente. La musica recupera un certo spirito Boomtown, si fa semplice e da strada, mentre emergono piacevoli venature di folk irlandese che ricordano un po’ il gusto dei Waterboys, e anche tracce dylaniane (A Rose At Night).

Prodotto da Rupert Hine, il disco produce un singolo di successo come The Great Song Of Indifference, ripreso anni dopo in Italia dai Modena City Ramblers.

BON JOVI: Bon Jovi

Senza ancora una band fissa ed un contratto, John registra la canzone Runaway, che diventa un hit nella radio di New York W.A.P.P. e finisce in una compilation di band emergenti della East Side.

A questo punto i Bon Jovi conoscono il loro primo successo e firmano un contratto con la Mercury che li appoggia facendoli suonare, ancora sconosciuti, con gli ZZ Top e affidandogli alle cure del noto produttore Lance Quinn. Dopo quattro mesi di lavoro, nell’aprile del 1984 esce l’album di esordio, ed è subito successo, di critica e di pubblico.

Accompagnato da un’immagine da rockstar nata e da un sorriso ammaliante, Jon Bongiovi, con la sua voce forte e melodica, è il punto focale di un album che riporta, dopo ani di buio, il party-rock all’attenzione delle grandi masse. Stile sontuoso, ma immediato il disco poggia su alcuni classici come Runaway, She Don’t Know Me, Roulette, Breakout, con la pausa della ballata Love Lies.

The Swing

Stabiliscono un contatto con Nile Rodgers degli Chic, che in quel periodo parla la loro stessa lingua dance-rock con Bowie e i Duran Duran. Notevole la capacità di produrre brani a facile memorizzazione; il singolo Original Sin è il brano che definisce compiutamente il loro sound, ma ancora non riesce a farli sfondare.

Deep In The Heart Of Nowhere

L’irlandese Bob Geldof (1954) è già una celebrità quando debutta come solista con quest’album; a suo credito non solo una brillante carriera con i Boomtown Rats ma anche un appassionato impegno nel campo del “rock sociale”, culminato nel 1985 con l’organizzazione dello storico concerto Live Aid. Nonostante la fama e le aspettative, però, il primo disco delude, con un pop rock anni ’80 piuttosto convenzionale, senza lo smalto dei Rats e con arrangiamenti spesso pesanti.

7800 Fahrenheit

Nome di punta di uno stile musicale, l’AOR/class metal, che ha invaso le classifiche americane, i Bon Jovi pubblicano un secondo album non all’altezza del suo frizzante predecessore, ma il pubblico non sembra accorgersene e lo premia lusinghieri piazzamenti di classifica.

I rock vibranti di In And Out Of Love e King Of The Mountain, parallelamente alle melodie di Hardest Art Is The Night e Silent Night, sono i nuovi successi del gruppo, che dedica l’accattivante Tokyo Road ai fan giapponesi, da subito generosi con la giovane band.

Geldof Bob

Nato nel 1951 da famiglia irlandese cattolica, Bob Geldof fonda i Boomtown Rats nel 1975 – con cui riscuote un discreto successo nelle charts britanniche – e intraprende la carriera solista nel 1986.

È inoltre noto per essere attivista e promotore di eventi benefici di rilievo mondiale. In veste di attore, è stato il protagonista del film di Alan Parker The Wall, ispirato all’album dei Pink Floyd.

Slippery When Wet

Non è il disco più venduto, ma è quello della consacrazione, che consegna i Bon Jovi alla storia del rock. Una serie di singoli spettacolari, che pescano a piene mani alla storia del rock duro americano, tra echi di Aerosmtih, Van Halen e Cheap Trick, con l’immancabile riferimento a Bruce Springsteen, per vie della timbrica generosa e calda del leader.

You Give Love A Band Name, Livin’ On A Prayer, Wild In The Street, potenti e sostenute da ritornelli stordenti e le ballate spezza cuori Wanted Dead Or Alive e Never Say Goodbye, sostenute dall’impeccabile produzione di Bruce Fairbairn, diventano i temi di riferimento per intere generazioni di nuovi rock band americane.

The Man Who Sold The World

Con un processo di formazione artistica che oggi nessun discografico sarebbe disposto a tollerare, il giovane Jones raccoglie le idee in un disco che non dà brani storici in senso stretto, ma funge da palestra dove affinare stile e contenuti dei successivi anni di carriera.

Spalleggiato dallo straordinario chitarrista Mick Ronson, dal bassista e produttore Tony Visconti e dal nuovo manager Tony De Fries, Bowie inizia a spostarsi dall’area dei Beatles a quella dei Rolling Stones: nichilismo, ambiguità sessuale e chitarre ammiccanti pervadono The Supermen e The Width Of A Circle.

Vibra

Un’incisiva presa di posizione contro la pena di morte (Sotto pressione), alcuni dei più bei lovers mai interpretati dallo specialista Bunna, una spassosa versione di Baby Jane (già grande successo di Rod Stewart) e la sempreverde Politics riletta dagli archi degli Architorti. Sicuramente il miglior album della band dai tempi di Babilonia e poesia.

Elegantly Wasted

La band se la prende molto comoda, e Hutchence fa parlare più i tabloid che i critici musicali. Solo un tenue recupero della vena dance-rock che aveva reso così sexy i loro anni ’80 per quello che sarà il disco d’addio, a causa della misteriosa morte per autostrangolamento del cantante poco prima del completamento di un pregevole album solista, uscito postumo (Michael Hutchence, V2, 1999, &Stelle=4;)

Kick

Disco miliardario, e non a caso: con l’aiuto dell’abile produttore Chris Thomas, la band infila una serie di riff irresistibili e ritornelli contagiosi su una varietà di ritmi rock e funky che sorprende, nel bigio panorama post-Live Aid. La irresistibile Need You Tonight, la solare New Sensation, l’insinuante Devil Inside, l’agile Mystify trascinano in tutto il mondo un disco splendidamente confezionato, e il gruppo si propone per il trono del pop lasciato vacante dai Duran Duran.

JON BON JOVI: Destination Everywhere

Mentre Jon Bon Jovi è sempre più attratto dal mondo di celluloide di Hollywood (Lo troviamo infatti in varie pellicole dai toni della commedia, con risultati non sempre da ricordare!), esce questo suo secondo album solista (prodotto dall’ex Eurythmics Dave Stewart), gradevole e contaminato da tocchi di pop elettronico.

Nel film omonimo, Jon è in compagnia di Demi Moore.

These Days

Dopo oltre un decennio di successi, i Bon Jovi cercano nuove soluzioni sia in fase di scrittura che negli arrangiamenti, non più pensati solo per il ritornello. Il risultato è intrigante, e anche dal punto di vista dei testi si nota il desiderio di staccarsi dai soliti temi adolescenziali.

Il bassista Such abbandona le scene per una scelta di vita, pur gravitando ancora intorno al gruppo. Non viene sostituito, gli vengono preferiti dei turnisti a pagamento.

Noi non ci saremo vol. 1 e 2

Dopo aver iniziato i lavori per il nuovo album, Ferretti annuncia la fine del rapporto con Zamboni e contestualmente la fine dei C.S.I.: quanto composto fino a quel momento farà parte del suo primo disco solista, Co.Dex.

Escono postumi due dischi dal vivo curati da Maroccolo, contenenti versioni particolarmente significative dei brani storici, qualche rarità e cover.

JON BON JOVI: Young Guns II — Blaze Of Glory

In un momento di pausa del gruppo, Jon Bon Jovi ne approfitta per approntare la sua carriera solista. L’esordio è questo disco, colonna sonora del film Young Guns II (che intasca anche una nomination ai premi Oscar come miglior colonna sonora).

C’è spazio per la parte più cantautorale dell’artista, che canta con toni meni accesi e sviluppa composizioni dai toni rurali e con spiccata attitudine country, mai del tutto prive però del tocco radiofonico che alimenta la band guida. Santa Fe, la title track e Billy Get Your Guns i momenti più ispirati.