Knocked Out Loaded

Un album tanto ambizioso quanto poco riuscito. Ci sono un paio di cover — la più interessante è They Killed Him di Kris Kristofferson (dedicata a Gandhi con tanto di coro di bambini) — e ben tre brani scritti con altri — la lunga Brownsville Girl con Sam Shepard, Got My Mind Made Up con Tom Petty (presente con gli Heartbreakers al completo) e Under Your Spell con Carol Bayer Sager, per anni autrice dei testi e moglie di Burt Bacharach.

Los Grandes Exitos En Espanol

Un omaggio alle radici latine e al pubblico ispanico: i maggiori successi del gruppo sono tradotti in spagnolo. I Wanna Get High diventa così Yo Quiero Fumar, Insane In The Brain si trasforma nel gioco di parole Loco En El Coco, Make A Move è qui Muévete; il gioco si protrae per 12 tracce, gli inediti sono Tres Equis e Siempre Peligroso. Divertente, nulla più.

Le basi non mutano rispetto agli originali, e così il produttore ha tutto il tempo per collaborare con Tricky e Grease al progetto trip hop Juxtapose (Universal, 1999, &Stelle=2;) e per compilare Muggs Presents… The Soul Assassins Chapter II (Columbia, 2000, &Stelle=2;), inferiore al capitolo precedente, in cui il brano Don’t Trip è firmato dai Cypress Hill al completo.

Desire

Un album dall’atmosfera magica, per cui Dylan si avvale — ed è la prima volta — della collaborazione di un altro autore. Dylan aveva conosciuto Jacques Levy grazie a Roger McGuinn (i due avevano scritto insieme Chestnut Mare per i Byrds) e da questo incontro fortunato nascono ben sette delle nove canzoni che compongono l’album.

Dylan conosce i segreti dalla narrazione in musica, ma Levy gli porta la sua esperienza di autore teatrale e Desire spicca nella discografia dylaniana proprio per il suo andamento drammatico. Tra le canzoni — tutte memorabili: da Isis a Sara, passando per Oh, Sister e One More Cup Of Coffee — spicca Hurricane, che racconta la storia del pugile nero Rubin Carter, condannato per un delitto che non aveva commesso.

La canzone diventa il fulcro di una campagna per salvare Carter e il perno della Rolling Thunder Revue, una specie di "spettacolo viaggiante" in cui Dylan coinvolge un piccolo esercito di amici musicisti e poeti.

CARLOS SANTANA & BUDDY MILES: Live!

Nel momento di massimo fulgore, Carlos Santana inizia una carriera parallela con una serie di album senza la band che porta il suo nome, cercando strade nuove a coltivare un certo jazz rock che lo intriga.

L’inizio è peraltro maldestro: Buddy Miles, il corpulento leader degli Express, già batterista della Electric Flag e della Band Of Gypsys con Hendrix, è musicista piuttosto rozzo e lontano da certe "illuminations" del nostro uomo.

La collaborazione è così mediocre e viene presto dimenticata.

The River

Springsteen cresce artisticamente nella convinzione che gli album servano a far conoscere al grande pubblico le sue nuove canzoni ma anche che quest’ultime devono trovare la loro naturale collocazione nella scaletta dei concerti. Non essendo mai a corto di idee e con la convinzione di provare un’insanabile eccitazione nell’eseguirle dal vivo, incide un doppio album che contiene una ventina di eccellenti brani.

Uno schiaffo all’inutile parsimonia degli artisti rock di non eccedere, nei loro dischi, di troppe novità per non stancare i fan. Invece Springsteen si prepara al tour nel Vecchio Continente con un lavoro fitto di brani di grande impatto. Una crescita musicale che lo sta portando a diventare una rockstar apprezzata in tutto il mondo.

Oltre a The River, ascoltiamo Out In The Street, Sherry Darling e Hungry Heart, inconfondibili successi del Boss.

The Bootleg Series Vols 1-3 Rare & Unreleased

Un altro tassello indispensabile nella costruzione del "Dylan d’archivio". Questi tre CD creano addirittura sconcerto per la qualità e la quantità di canzoni che Dylan ha via via scartato a favore di altre che ci appaiono meno importanti. Da Mama, You’ve Been On My Mind a Farewell Angelina, da Blind Willie McTell a Series Of Dreams passando per una versione acustica di Highway 61 Revisited i tre volumi delle Bootleg Series si presentano da soli a dylaniani e non.

Younger Than Yesterday

Un disco trascurato, in un momento storico cruciale: folk rock, psichedelia, country rock, anche ingenua sperimentazione elettronica, si combinano alla perfezione nell’ultimo grande disco dei Byrds classici. So You Want To Be A Rock & Roll Star è il pezzo forte di un album che la storia ha reso equilibrato e compatto come pochi altri titoli del catalogo.

My Back Pages è un’altra luminosa cover dylaniana, le cose più belle e curiose sono però le meno note di tutto il repertorio, a cominciare dai due ultimi brani di Crosby (Everybody’s Been Burned e Mind Gardens) prima della defezione.

Alice In Chains

Più maturo e psichedelico. Ci sono canzoni d’assalto, Grind e Again, e momenti assolutamente visionari, Sludge Factory e Frogs. Ma è Heaven Beside You, un Blues che riunisce le due anime del gruppo, il miglior biglietto d’addio. Perché di addio si tratta. Da qui in poi solo antologie e dischi dal vivo, prima della tragica morte di Layne Staley (1967-2002), vittima della sua cronica dipendenza dall’eroina.

Mr. Tambourine Man

Uno dei grandi dischi della musica americana, testo base per la definizione del folk rock. Nonostante il risultato sia opera perlopiù di turnisti di studio, è il quintetto formato da Roger McGuinn, Gene Clark, David Crosby, Chris Hillman e Michael Clarke che si guadagna un posto nella leggenda: tra cover (ben quattro di Bob Dylan) e brillanti originali (I Feel A Whole Lot Better, Here Without You, You Won’t Have To Cry), si staglia la straordinaria versione di Mr. Tambourine Man, uno dei fondamenti della scena rock.

Rocks

Diventato un punto di riferimento per la scena hard rock statunitense, il gruppo si permette di pubblicare la sua opera migliore a soli tredici mesi di distanza da una pietra miliare come Toys In The Attic. I problemi di droga della coppia Tyler/Perry (detti i Toxic Twins) non intaccano la creatività della band, che con Back In The Saddle, Last Child, Sick As A Dog e Rats In The Cellar, aggiunge nuova linfa al già nutrito repertorio di classici.

Cypress Hill III: Temple Of Boom

Un passo indietro, anzi due. La qualità delle canzoni è in calo, benché Killafornia e Throw You Set In The Air siano da aggiungere alla lista d’eccellenza, e il suono si va sfilacciando. Colpa dei sempre più frequenti impegni esterni di Muggs, produttore non solo hip hop, e di un Sen Dog animato da smanie soliste.

La disgregazione si concretizza poco dopo la pubblicazione del disco: Dog lascia, B-Real lancia con scarso successo l’album The Psycho Realm (Columbia, 1997, &Stelle=2;), realizzato con i rapper Duke e Jacken. A fare centro è viceversa il geniale disc jockey di origine italiana, che in Muggs Presents… The Soul Assassins (Columbia, 1997, &Stelle=4;) raduna ed esalta uno squadrone di fuoriclasse, da Wyclef Jean a KRS-One, fino ai colleghi Dr. Dre e RZA, con lui i produttori più acclamati dell’ambiente.

Down In The Groove

Il fascino del vecchio rocker colpisce ancora: è incredibile quanti nomi illustri abbiano prestato tempo e talento per le session di questo disco: Danny Kortchmar, Paul Simonon, Mark Knopfler, Eric Clapton, Jerry Garcia, Bob Weir, Ron Wood, Bobby King, Larry Klein…

Il risultato di tanta fatica è appena migliore di quello di Knocked Out Loaded, grazie soprattutto a Death Is Not The End, ripresa in seguito da Nick Cave, e a Silvio, che ogni tanto salta fuori nei concerti. Nel 1988 Dylan prende parte al progetto, nato in modo quasi del tutto casuale, dei Traveling Wilburys, band estemporanea formata con George Harrison, Tom Petty, Roy Orbison e Jeff Lynne.

Skull & Bones

I Cypress Hill hanno due anime, una rap, l’altra hard rock: il quinto album in studio sovrappone così la foglia di marijuana al classico teschio metal e si presenta diviso in due volumi. Il primo disco contiene 11 tracce di osservanza hip hop, il secondo 6 brani di rock duro.

Evidenzia il carattere double face dell’operazione la pubblicazione di due singoli, (Rap) Superstar e (Rock) Superstar, in sostanza la stessa canzone con differenti sviluppi e ospiti: Noreaga nel primo caso, Chino Moreno dei Deftones e Everlast per la traccia rock, apertamente ispirata a Kashmir dei Led Zeppelin. Dal punto di vista qualitativo, il primo volume prevale sul secondo.

Tunnel Of Love

Bruce volta pagina. Dopo un matrimonio fallito e l’arrivo nel suo cuore di Patti Scialfa, incide Tunnel Of Love con tutti i sentimenti di chi vuole accasarsi e creare una famiglia. La bellezza del rapporto a due fa allontanare nei testi delle sue canzoni la rabbia e la lotta per i diritti della classe lavoratrice che tanto avevano caratterizzato la produzione dell’artista.

Lo Springsteen innamorato crea qualche imbarazzo fra i suoi sostenitori e profondo dolore alla notizia che questo sarà l’ultimo album con The E-Street Band. La corista della band, donna di grande carattere e perseveranza, saprà trovare in futuro la giusta misura nel ricoprire il ruolo scomodo di musicista, moglie del Boss e madre dei suoi figli. Realizzerà due dischi (Rumble Doll, Columbia, 1993 e 23rd Street Lullaby, Columbia 2004) e sarà sempre al fianco dell’ex ragazzo del New Jersey.

Il tunnel dell’amore porta a canzoni riflessive. Segnaliamo: Tougher Than The Rest e Brilliant Disguise.

Born In The U.S.A.

Il ragazzo timido e introverso degli inizi carriera è diventato una rockstar planetaria. Tutti lo vorrebbero al loro fianco, anche gli schieramenti politici si scomodano a dare una interpretazione alla bandiera in copertina. Ma Bruce non si lascia condizionare dai giudizi affrettati e canta "sono nato in una città di morti, mi hanno messo un fucile in mano, spedito in terra straniera per uccidere gli uomini gialli" (Born In The U.S.A.), come brano-denuncia sulle atrocità della guerra.

In pratica: l’America ti usa, umilia e poi si dimentica di te. Anche vent’anni dopo l’uscita del disco, possiamo constatare come la scaletta di questo album sia perfetta: nessuna canzone può essere considerata "minore". Bruce sembra aver trovato la strada giusta per comporre solo grandi successi. Ne segnaliamo tre: Glory Days, I’m On Fire e Bobby Jean.

Live In New York City

Rieccoli di nuovo insieme sul palco. Bruce Springsteen & The E-Street Band. Se i tempi sono cambiati e inesorabilmente gli anni passati l’uno accanto all’altro sono diventati dei bei ricordi, loro sembrano quelli di un tempo.

Desiderosi, ancora una volta, di stupire chi, tra il pubblico, abbia delle amnesie dovute all’invecchiamento o consapevoli di conquistarsi nuovi consensi da parte dei più giovani, Bruce e soci infuocano le arene con una ritrovata gioia di stare insieme.

Live 1975-85

I bootleg usciti hanno testimoniato, nel corso del tempo, come Springsteen sia uno dei più bravi artisti di live rock. I suoi concerti sono, per i fan, un tripudio di emozioni. Sudore, energia fisica, allegria, rabbia e tensione si mescolano senza tregua. Le tappe dei suoi tour sono tre ore in cui l’artista si consuma a poco a poco. Apre risposato e finisce felice di non avere più la forza di andare avanti.

Perchè di concerti sembra proprio che Bruce non ne possa fare a meno. Presenta Growin’ Up raccontando che a casa sua due erano le cose fuori posto: una era lui e l’altra la sua "maledetta" chitarra.

Il cofanetto vuole essere il meglio dal vivo del Boss ma l’operazione risulta poca gradita ai fan, che rimangono un po’ delusi nell’ascoltare Bruce seduti in poltrona. È molto difficile riprodurre in un supporto audio le emozioni che Springsteen regala al pubblico durante i suoi bollenti concerti.

Shot Of Love

Dylan riemerge lentamente dal periodo cristiano e inaugura con questo album la sequenza più fragile e discontinua della sua discografia. E come capita spesso nella sua discografia, quasi nascoste in un album di media qualità, troviamo due gemme come Lenny Bruce e Every Grain Of Sand, che Dylan riprende ancora nei suoi concerti.

In Heart Of Mine, una canzone curiosamente rilassata e ironica, suonano Ron Wood, Donald "Duck" Dunn, Jim Keltner e Ringo Starr.

The Rising

Da sempre Springsteen racconta storie di vita quotidiana prese dalla strada. L’11 settembre è stato evidentemente anche per lui un tragico e indelebile momento che rimarrà per sempre nella memoria collettiva. Bruce ha il coraggio e la coerenza di immergersi nella sciagura di quel giorno a New York e cantare nel dolore la rinascita.

Il dramma è tale da risvegliare i sani valori dell’esistenza umana senza dare spazio a pericolose risposte che possano istigare alla violenza. Bruce affronta il dopo attentato, tra il fumo e le macerie, come un uomo che è costretto a guardare la morte. A modo suo, con la tensione poetica che lo contraddistingue.

Animals

Non Disponibile

Il nucleo di una delle band più importanti e influenti della British Invasion nasce nel 1962 a Newcastle Upon Tyne dall’incontro fra il pianista/organista Alan Price (1942), il batterista John Steel (1941) e il vocalist Eric Burdon (1941) nei Kansas City Five, in un primo momento parte integrante della scena jazz locale e successivamente dediti anche al r&b.

Nel 1962 i Kansas City Five ottengono un ingaggio fisso in un club del centro di Newcastle, il Downbeat, ma il loro percorso si interrompe bruscamente quando Price passa a una band rivale, i Kontours. A quel punto Burdon decide di tentare la fortuna a Londra. I Kontours suonano cover di brani da classifica, ma con l’inserimento del nuovo arrivato cominciano a cambiare repertorio.

I mutamenti sono accettati di buon grado dal bassista Bryan "Chas" Chandler (1938-1996), ma il cantante e il batterista decidono di andarsene e aprono la strada a Steele e alla nascita di un nuovo trio, subito battezzato The Alan Price R&B Combo. Tornato a Newcastle al principio del 1964, Eric Burdon si unisce alla neonata formazione.

Dopo un tentativo di breve durata di aggiungere un paio di fiati, i quattro chiamano con loro il chitarrista Hilton Stuart Patterson Valentine (1943), già leader dei Wild Cats. Valentine non fa quasi in tempo ad ambientarsi che già il gruppo, chiamato finalmente The Animals (come fanno da tempo i fan), registra un EP con quattro brani in una tiratura di 500 copie.

Different Light

Accantonata ogni residua ruvidezza garage, le nuove canzoni sono avvolte in una confezione morbida e luccicante. Ma il compromesso commerciale è accettabile: Walk Like An Egyptian (popolare anche in Italia) è dinamica e ben congegnata, mentre sprizzano solarità e soffici armonie vocali If She Knew What She Wants, September Gurls (dei Big Star) e l’ottima Manic Monday (un regalo di Prince).