Sandinista!

A cavallo del decennio, i Clash sono per molti "l’unica rock band che conta". Loro se ne assumono la responsabilità, pubblicando un monumentale triplo LP (poi reimpacchettato in due cd) che allarga a dismisura il punto d’osservazione sul turbolento mondo circostante.

La musica è, coerentemente, un melting pot: oltre alla consueta playlist a base di rock, reggae e dub (celebrato con un’intera facciata) le antenne di Radio Clash captano stavolta valzer ribelli, ritmi disco, carnevali antillani, invocazioni gospel e i nascenti fermenti dell’hip-hop nero-americano (l’iniziale The Magnificent Seven).

Sicuramente ridondante, eccessivo e imperfetto: ma la miriade di epigoni successivi, nel mondo (Manu Chao, Rancid, Billy Bragg) e in Italia (Gang), dimostrerà negli anni la lungimiranza della sua visione "no global" e senza frontiere.

Songs From The West Coast

Saluta il produttore Chris Thomas (poco amato dai fan, che lo hanno sempre considerato troppo caramelloso. Non che Dudgeon o altri gli abbiano reso migliori servigi) e si affida a Patrick Leonard, l’uomo degli anni migliori di Madonna. Il disco, contenente echi californiani ma anche manciate di blues, è il generoso tentativo di conciliare la nostalgia per quando era un geniaccio del pop con le aspettative delle masse che da lui pretendono l’ennesima Candle In The Wind. I tabloid stravedono per i suoi vestiti firmati, il suo trapianto di capelli, le chiacchiere sul suo innamorato. La critica invece non gli dà più chances. Un po’, se l’è cercata.

Spike

La nuova casa discografica mette a disposizione un grosso budget, e così accorrono gli ospiti di lusso: da Roger McGuinn (nel jingle-jangle …This Town…) a sir Paul Mc Cartney, che imbraccia il basso Hofner e collabora alla scrittura di due pezzi (tra cui la sbarazzina Veronica).

Elvis, nel frattempo, fa il giramondo: incide a New Orleans con Allen Toussaint e la Dirty Dozen Brass Band (Deep Dark Turthful Mirror è un gioiellino), poi si sposta a Dublino per incontrare la crema del folk revival irlandese e fissare su nastro un feroce attacco a Margareth Thatcher, Tramp The Dirt Down.

Setting Sons

Weller non nasconde le sue ambizioni e pensa ad un concept album ispirato a tre personaggi archetipi. Il progetto non prende corpo, ma il nuovo disco suona ugualmente compatto e unitario: l’interplay dinamico di chitarra, basso e batteria scatena fuoco e fiamme nelle cavalcate furibonde di Private Hell e Thick As Thieves e nell’incedere marziale di Eton Rifles. Lo stesso trattamento brutale è riservato ai ritmi Motown di Heatwave (Martha & The Vandellas: al piano c’è Mick Talbot, futuro alter ego di Weller negli Style Council), mentre il lato melodico e intimista della band di Woking si rivela tra i flauti e le chitarre acustiche di Wasteland e nella bella riscrittura “da camera” di Smithers-Jones, il miglior brano di Foxton già edito su singolo in versione rock/elettrica.

Still Crazy After All These Years

Un disco molto più fortunato e immediato, con toni più delicati (la title track per esempio) e morbidi arrangiamenti jazz, più il richiamo di una canzone cantata con Garfunkel (My Little Town): il tutto non ha la forza né l’ispirazione dei dischi precedenti ma fa segnare il primo posto in classifica.

Surfer Rosa

Uno dei dischi più importanti e influenti di fine ’80, quello in cui la fantasia dei Pixies raggiunge altissimi vertici: Bone Machine, Gigantic, Where Is My Mind sono piccole perle della scena indipendente, la band una delle più amate del circuito dei college universitari. La ristampa CD comprende anche tutti i brani di Come On Pilgrim.

Seligpreisung

Un passo avanti, ancora, verso una musica più elettrificata, con il prorompente ingresso della batteria negli arrangiamenti. Senza la Yun (è Fricke che canta), ma con l’ex Amon DŸŸl II Daniel Fichelscher (batteria, percussioni, chitarre) al fianco di Eliscu, Veit e Wiese, gli arrangiamenti si fanno più corposi, ma la musica resta comunque eterea e ne sono splendida prova gli assoli di Veit, mai così ispirati. Testi tratti dal Vangelo secondo Matteo (il titolo significa beatificazione), che si amalgamano alla perfezione su un tessuto musicale al contempo sfuggente e ipnotico. Mirabile il duetto/duello tra le chitarre elettriche in Tanz Der Chassidim, mentre lasciano sbalorditi gli arrangiamenti rock di Selig Sind, Die Da Hungern e di Selig Sind, Die Da Hier Weinen, con i soliti interventi mozzafiato della chitarra elettrica di Veit. Una prima facciata che lascia esterrefatti.

Slow Turning

È un momento di grande fervore ed energia. Hiatt comincia a registrare un album ma a metà abbandona e cambia registro. Vola a Nashville e lì, in due settimane, sfoga 12 canzoni nuove aiutato dalla sua nuova band, The Goners (con Sonny Landreth alla chitarra),più vari ospiti riuniti sotto l’affettuosa sigla di Honor Goners (anche il vecchio Bernie Leadon). Dopo aver onorato le sue radici rock & roll e R&B, Hiatt qui svela la sua anima country, con belle canzoni come Tennessee Plates, Feels Like Rain e Icy Blue Heart. Per la cronaca, è il primo disco dell’artista che fa una (timida) apparizione nei Top 100.

Staircase Infinities

Uscito un anno prima solo in Germania in vinile su formato 10″, è un album che estrapola brani scartati durante le sessioni di Up The Downstair. Documenta come la band non componga mai materiale di secondo piano, infatti la loro schizofrenia psichedelica, funziona anche in questa sequenza, erroneamente ritenuta marginale.

Strays

Primo LP “fuori corso” per i cattivi maestri Farrell, Navarro e Perkins (manca solo Avery, al suo posto Chris Chaney). Quindici anni prima re-inventarono l’hard rock con il loro repertorio di aperture visionarie, boogie funkadelici, ballate moderne e goticismi stralunati. In Strays si trova ancora tutto, meno, forse, questi ultimi; meno, soprattutto, l’impatto “shocking” del periodo d’oro. Chiarito questo, può essere anche piacevole. Né brutti pezzi, né veri colpi di genio.