Light Grenades

La copertina potrebbe ricordare (e in modo sorprendente) i Green Day e forse non è un caso. Il singolo Anna Molly e la title-track sembrano riprendere in chiave più leggera, quasi pop-punk, i ritmi funk-rock del passato. Sono queste accelerazioni a convincere più di brani come Quicksand ma nell’insieme, anche senza entusiasmare, la band porta a casa comunque un discreto risultato. 

 

Blood On The Dance Floor: HIStory In The Mix

I fasti commerciali di Thriller non torneranno mai più e l’ex gallina dalle uova d’oro sembra in crisi creativa. I discografici cercano allora di far quadrare i bilanci con un album che affianca cinque fiacchissimi inediti a otto remix di brani tratti da HIStory e affidati alle cure di deejay come Terry Farley e musicisti come Wyclef Jean dei Fugees. Consigliabile solo a chi già possiede l’intera discografia del cantante.

The Ultimate Collection

Cofanetto antologico (4CD + DVD) contenente cinquantasette brani, suddivisi tra il repertorio dei Jackson 5 e la carriera solista. Nel DVD trovano spazio le immagini di un concerto tenuto a Bucarest nel 1992, durante il quale Jackson, tra effetti speciali e movenze mirabolanti, esegue classici come Thriller, Beat It, Billie Jean e Man In The Mirror. Il box è corredato da un libretto di 64 pagine. 

Reunion

All’Ozzfest ’97 Iommi e Butler tornano a riabbracciare Osbourne. Viene richiamato anche Butler, e alla NEC Arena di Birmingham la line-up originale tiene un paio di show all’altezza delle aspettative con tutti i brani storici. Nè sono da buttare i due pezzi nuovi, Selling My Soul e Psycho Man.

7-Tease

Un’opera concept di ispirazione teatrale, registrata a Nashville con il produttore Norbert Putnam, con orchestra e coretti. Come tutti i lavori del periodo è professionale ma incon"sistente, a conferma della inarrestabile crisi creativa.

Nightfreak And The Sons Of Becker

Prolifica come poche, la band di Liverpool registra in soli sette giorni il terzo album della sua carriera. Fra episodi wave e lo spirito di Frank Zappa, riesce a non annoiare mai, confezionando canzoni contenenti idee con cui si sarebbe potuto realizzare un intero disco. Un gruppo senza tempo, impossibile da classi"ficare, fra i più interessanti del nuovo rock inglese.

The Essential Michael Jackson

Doppio album antologico approntato con sospetto tempismo e pubblicato poche settimane dopo il verdetto di assoluzione dall’accusa di molestie sessuali nei confronti di un giovanissimo fan. Trentotto i brani in scaletta, diciannove dei quali giunti al primo posto delle classifiche statunitensi, dai primi grandi successi dei Jackson 5 a ben sette episodi tratti da Thriller. La casa discografica decide di pubblicare in edizione speciale su dual disc i venti singoli più famosi. Battezzata Visionary – The Video Singles, la raccolta si compone di pubblicazioni periodiche di hit come Don’t Stop ‘Til You Get Enough, Bad, Billie Jean, Beat It, The Way You Make Me Feel, Black Or White e altri ancora. La tecnologia dual disc consente di avere sul lato audio la versione originale o quella radiofonica del brano, oltre a versioni remix, mentre il lato dvd presenta il relativo videoclip e la confezione digipack riproduce la copertina originale. 

Thriller

Uno dei più grandi successi commerciali della storia della musica con oltre cinquanta milioni di copie vendute. Da The Girl Is Mine (incisa assieme a Paul McCartney) a Human Nature (più tardi ripresa da Miles Davis), dalla title track all’indiavolata Wanna Be Startin’ Something, ogni canzone è un potenziale hit single. Confermato nel ruolo di produttore, Quincy Jones dirige una squadra di session men di primo piano, tutti al servizio di colui che, fino all’avvento di Madonna, diventerà la stella più luminosa del pop mondiale. Beat It e Billie Jean vanno dritte al primo posto in classifica e Jacko, complice uno stile di vita a metà tra Rockfeller e Peter Pan, inizia a perdere contatto con la realtà. Ristampato su CD in edizione ampliata in occasione del venticinquennale dell’uscita. 

At Crooked Lake

Talbot e Molina restano i punti fermi dei Crazy e cambiano di nuovo formazione, questa volta con i fratelli Rick (voce, chitarre) e Michael Curtis (voce, tastiere, chitarre) e il superstite Greg Leroy (voce, chitarra solista). Da segnalare la presenza in due canzoni di Sneaky Pete Kleinow, il celebre steel guitarist dei Flying Burrito Brothers, e il cameo dell’ex Rockets Bobby Notkoff.

Il suono è più elettrico che in Loose, c’è molta energia, ma i guizzi di creatività sono pochi e i Crazy Horse non sembrano neppure più gli stessi.

Trash

Al momento giusto, il vecchio mostro torna a uscire dall’armadio: Poison e Bed Of Nails (scritta col produttore Desmond Child e, incredibile, con Diane Warren — leggi: Titanic) lo rilanciano in hit-parade, facendolo conoscere a una nuova generazione. Per i temi meno horror e per la presenza come ospiti della cerchia di amici graziati dal citato produttore (Aerosmith e Bon Jovi, ma anche Steve Lukather dei Toto e Stiv Bators dei Dead Boys) è un album odiato dai fan più militanti, che lo preferivano derelitto e invenduto.

The Hurdy Gurdy Man

È il disco che segna il passaggio dal folk rock floreale a un rock più duro (non è un caso che in studio ci siano tre futuri Led Zeppelin) ed è anche la fine del periodo più creativo.

La title track mostra ancora chiare tracce psichedeliche, la poesia rimane in una ballata tipica come Jennifer Juniper, e soprattutto in due 45 giri del periodo, La Lena e Atlantis, due dei brani più famosi di tutta la carriera.

Bad

Le premesse sono le stesse di Thriller: Quincy Jones in cabina di regia, un pugno di canzoni perfette (I Just Can’t Stop Loving You, Man In The Mirror, Dirty Diana, Smooth Criminal) e un ospite di lusso con cui duettare (stavolta è Stevie Wonder, all’opera in Just Good Friends). Però il risultato è meno convincente, complici diversi brani che non lasciano traccia uniti alla sgradevole senzazione che Jackson, talvolta, si sia affidato al mestiere e non al suo grande talento.

Dangerous

Jackson flirta con l’hip hop e sacrifica la melodia in favore del ritmo, affidando a Teddy Riley il ruolo di produttore principale di un album privo di momenti memorabili. Il riff di chitarra di Black Or White non fa rivivere i fasti di Beat It e Heal The World prova, senza riuscirci, a riproporre le suggestioni di Human Nature. Come se non bastasse, Al Bano ascolta Will You Be There e la trova un po’ troppo somigliante alla sua I cigni di Balaka. Il cantante pugliese sporge denuncia per plagio e il giudice gli darà ragione.

The Clash On Broadway

Ben confezionato, il box retrospettivo non aggiunge però un gran che a quanto già si sa della band: travolgenti le tracce dal vivo (I Fought The Law, English Civil War), bella l’inedita cover soul Every Little Bit Hurts, interessanti per i collezionisti i demo originari di Janie Jones e Career Opportunities, poi pezzi-chiave del primo album.

Audioslave

Resistendo a incidenti di percorso e divergenze burocratiche, il lavoro si concretizza sotto la guida di Rick Rubin: erede oggettivo dei supergruppi degli anni ’70, il quartetto esclude rap e politica diretta e si vota a un hard rock solido e moderno, discreto in quanto gli ossequi a Led Zeppelin o i Black Sabbath non lo rendono solo conservatore.

Off The Wall

Dopo aver recitato il ruolo di bambino prodigio nei Jackson 5 e aver pubblicato alcuni album solisti limitandosi a mettere in mostra la sua bella voce e lasciando ai produttori della Motown il compito di confezionare un prodotto finale appetibile per il mercato, il ventunenne Jackson prende in mano per la prima volta le redini della propria carriera. Prodotto da Quincy Jones, quest’album mescola pop, rhythm&blues e disco music, con l’inconfondibile voce del cantante spesso e volentieri lanciata in un acrobatico falsetto. Scritta insieme a Stevie Wonder, I Can’t Help It è una delle canzoni migliori del disco assieme a Don’t Stop ‘Til You Get Enough, primo grande hit del Jackson solista.

Mellow Yellow

Con il brano omonimo lo stile dello scozzese prende striature pop e più vistosi colori flower power. La vena è però fortemente condizionata dal produttore Mickie Most, che impone scelte da 45 giri a scapito della naturale poesia delle canzoni di Donovan (Sunny South Kensington, Sunny Goodge Street).

Hey Stoopid

Tornato in sella e rinfrancato dai continui tributi (i Guns N’Roses costruiscono per lui la agghiacciante The Garden, il demenziale film Fusi di testa lo ospita in un celebre cameo), Alice si compiace di ospitare Nikki Sixx, Slash, Joe Satriani, Steve Vai e — udite udite — Ozzy Osbourne per un disco più cattivo del precedente. Che ovviamente, finisce col vendere molto meno. Ma l’importante è che lo zoccolo duro dei fan si sia ricompattato: l’album gli restituisce molta della credibilità heavy metal persa per strada.

Barabajagal

Primo LP di un nuovo corso più rock, che lascia indietro le melodie gentili e i colori floreali e prova un ammodernamento dello stile. La collaborazione con il Jeff Beck Group produce un lavoro più compatto, meno sognante ma più incisivo, come nell’atipica nenia rock Barabajagal.

I momenti più familiari hanno invece la forma del recitato di Atlantis, della protesta antimilitarista di To Susan On The West Coast Waiting, della poesia infantile di Happiness Runs e I Love My Shirt.

HIStory: Past, Present And Future — Book 1

Un’antologia con moltissimi inediti che propone l’impietoso paragone fra il luminoso passato e l’incerto presente di un artista ormai abituato a far parlare di sé quasi solo per ragioni extramusicali. In They Don’t Care About Us il re del pop sfodera la grinta a lungo sopita ma la tragicomica cover della beatlesiana Come Together riporta bruscamente l’ascoltatore con i piedi per terra.

Sunshine Superman

Il punto più alto della creatività dello scozzese: disco storico, in netto anticipo sui tempi della psichedelia, ricco di belle intuizioni di folk rock lisergico, come la canzone che dà il titolo al disco o la inquietante Season Of The Witch, che da sole valgono il prezzo. È lui il più genuino figlio dei fiori della scena inglese.