Strade di città

Gli Articolo 31 debuttano con un disco che lascia intuire sia lo spessore del duo che le sue potenzialità commerciali. Decisamente meno impegnati delle posse da "centro sociale", ma sorretti da una capacità comunicativa rara anche in brani come Tocca qui, nei quali fanno proprio (e capiterà spesso) il lato più goliardico e sboccato dell’hip-hop americano, quello che — come dimostrerà la Storia — dominerà le classifiche mondiali.

Home Invasion

Dopo O.G. Original Gangster, l’hip hop diventa una voce complementare dell’attività di Ice-T, che nel frattempo si è posto alla guida del gruppo metal Body Count, il cui esordio omonimo (Sire, 1992, &Stelle=2;) suscita roventi polemiche a causa della canzone Cop Killer, che costa al leader e al gruppo la cacciata dall’etichetta. L’altra distrazione è il cinema, che nel frattempo lo ha impegnato anche in Verdetto finale e Trespass. Ecco dunque che Home Invasion non può brillare come il disco precedente; la grande esposizione del personaggio, tuttavia, frutta il quattordicesimo posto in classifica. Nonché l’accesso agli scaffali delle librerie: il volume L’opinione di Ice — Who Gives A Fuck? uscirà anche in Italia, pubblicato nel 1995 da Bompiani.

Buhloone Mindstate

Sulla falsariga di De La Soul Is Dead, con un’ancora più marcata vocazione al pessimismo e ai temi aspri. La sensazione è però che il trio si stia liberando dall’ansia da sovraesposizione, per immergersi con una certa tranquillità nell’hip hop più ortodosso.

Eye Patch cita il Morricone dei western di Leone, En Focus i Grand Funk di Nothing Is The Same, Stone Age il reggae d’amore di Gregory Isaacs; in generale, la voglia è tornata.

Last Splash

Kelley Deal, sorella di Kim, ha sostituito la Donnelly. Cannonball, un’esplosiva altalena di emozioni, è un hit single "alternativo" costruito su netti scarti dinamici. Logica conclusione, da come il suono si è fatto più espansivo e grintoso quanto più è melodico, con attimi di dolcezza onirica.

No Aloha viene dai momenti esotici dei Pixies; commuove, invece, il power pop di Divine Hammer.

Where You Been

Il dinosauro Mascis, tornato alla guida di un trio, con Johnson e Murph, entra spesso con tutti e due i piedi nel terreno del rock classico, una volta di più discepolo del profeta Young.

Solitamente è la prima canzone il termometro dei dischi dei Dinosaur, e Out There è un canto intriso di malessere e solitudine. J non era mai stato tanto struggente come nelle composizioni di Where You Been. Get Me sopra tutte.

Gentlemen

L’album realizzato a Memphis e prodotto da Dulli è il migliore della banda, che ha un suono più armonico e può scegliere, ad esempio, se caricare di tensione un funk elettrico e distorto (Debonair e Gentlemen), far lievitare la melodia nell’ascensione inebriata di Be Sweet o planare dolcemente con My Curse e la sua suadente voce femminile. Dando sempre il meglio di sé dove il pathos si scioglie in un’estasi tragica, enfatica e maledetta.

Into The Labyrinth

La ripresa del celebre traditional The Wind That Shakes The Barley è l’indizio di un interesse crescente per il folk britannico. L’omogeneità dell’opera è però condizionata dal fatto che Perry e Gerrard (stavolta in duo, senza accompagnatori) lavorano a distanza, dalle rispettive nuove residenze: l’Irlanda per lui, l’Australia per lei.