Aion

I Dead Can Dance sono nella piena maturità espressiva e sfornano un’altra delle loro prove migliori. Sorretti da una produzione impeccabile, i pezzi del disco sono di matrice tradizionale o comunque ispirati alla musica antica. Saltarello (direttamente dal XIV secolo) e l’ipnotica Fortune Presents Gifts Not According To The Book, ben servita dal timbro baritonale di Perry, entrano di diritto nel loro repertorio migliore.

Spirit Chaser

L’ultimo capitolo dei Dead Can Dance è anche il meno etereo e sfuggente dell’intero catalogo. Le nuove "armonie di cielo e terra" hanno una dimensione ritmica più accentuata, che sfiora persino territori funky nelle tastiere di Song Of The Stars. Altrove, tra suoni della foresta e rumori tropicali, affiorano sentori di America Latina (Song Of The Disposessed). Ma la loro resta, fino all’ultimo, una musica intrinsecamente aliena.

Toward The Within

In concerto a Santa Monica, la band, rinforzata a sette elementi, smentisce clamorosamente i dubbi sulla sua resa live. Grazie anche ad una sequenza costruita con sapienza, prende corpo un organismo sonoro vivo e pulsante, in equilibrio perfetto tra proposta colta e popolare.

Echi di minareti mediorientali, danze rituali, frammenti di musica ecclesiastica del XIV secolo e folk celtico disegnano una musica di elevata qualità spirituale, senza luogo né tempo. Dell’affascinante performance esiste anche una documentazione su videocassetta.

Into The Labyrinth

La ripresa del celebre traditional The Wind That Shakes The Barley è l’indizio di un interesse crescente per il folk britannico. L’omogeneità dell’opera è però condizionata dal fatto che Perry e Gerrard (stavolta in duo, senza accompagnatori) lavorano a distanza, dalle rispettive nuove residenze: l’Irlanda per lui, l’Australia per lei.