Pet Sounds

Il grande capolavoro dei Beach Boys (meglio, di Brian Wilson) è anche uno dei grandi album del rock. Rapido passaggio attraverso la stagione psichedelica americana, realizzato alla maniera di Rubber Soul o Revolver, è allo stesso tempo una risposta ai Beatles e una presa di posizione verso quella parte della stampa che accusava i Boys di essere un gruppo da 45 giri e nulla più.

Canzoncine e coretti hanno lasciato il posto a nuove sonorità create in studio con le più avanzate tecniche, in più un’accurata scelta di splendide melodie, a cominciare da Wouldn’t It Be Nice, God Only Knows, la celebre rilettura del traditional Sloop John B, e alcune tra le più belle armonie vocali di tutta la musica bianca.

Nel 1997 ne verrà pubblicata una versione ampliata a 4 CD (The Pet Sounds Sessions), con demos e scarti di studio, interessante ma eccessivo, e che in qualche modo spezza il magico equilibrio dell’originale.

Buffalo Springfield

Nell’album d’esordio, dominato da Stills e Young, qualche ingenuità ma anche un grande classico generazionale come For What It’s Worth, di Stills, dedicato agli scontri avvenuti a Los Angeles sul Sunset Strip tra forze dell’ordine e giovani hippie.

Nella prima versione del disco, peraltro, il pezzo non era stato incluso per far posto invece a Baby Don’t Scold Me. Notevole anche una serie di canzoni di Young, con un’accentuata vena melodica: Nowadays Clancy Can’t Even Sing, Flying On The Ground Is Wrong, Burned, Out Of My Mind.

Animalisms

Pubblicato al principio del 1966, è l’album che segna l’approdo alla Decca e lo scioglimento del gruppo. Una curiosità riguarda la copertina: nella foto della band compare Barry Jenkins, sostituto di John Steel, ma in realtà è quest’ultimo a suonare nel disco.

Sempre nel 1966 viene pubblicato l’ultimo singolo dei vecchi Animals, Don’t Bring Me Down, un altro classico della band. Burdon si trasferisce in California, dove fonda i New Animals. Chas Chandler mette su un’agenzia di management con Mike Jeffries (e per un breve periodo con John Steel) e si occupa della produzione della sua "scoperta" più sensazionale, un giovane chitarrista nero chiamato Jimi Hendrix.

Hilton Valentine rientra in un primo momento nei piani di Burdon, poi suona in un effimero "supergruppo" con l’ex Yardbirds Samwell-Smith, produce l’ex Wild Cats Keith Sheilds e alla fine realizza un album da solo, All In Your Head (Capitol, 1969).

Revolver

Notevolmente rivalutato in anni recenti, Revolver è per molti il disco più bello dei Beatles. È il primo lavoro apertamente psichedelico, nelle ispirazioni e nelle composizioni, una patina colorata celata sotto una copertina in bianco e nero, non la più famosa ma la più bella di tutto il catalogo.

È l’inizio dell’ultima fase stilistica dei Beatles, ufficialmente in quattro, in realtà con George Martin, preziosissimo e geniale arrangiatore. Eleanor Rigby, Here There And Everywhere, Good Day Sunshine i nuovi classici, I’m Only Sleeping, She Said She Said, Doctor Robert, Tomorrow Never Knows le pillole ad alto potenziale lisergico.

Per tornare con i piedi per terra è sufficiente Yellow Submarine, ma è veramente l’unica cosa semplice di tutto il disco.

Il ragazzo della via Gluck

Mentre in Inghilterra gli album sono già un prodotto artistico con una propria dignità e compiutezza, il "Molleggiato" è ancora molto cauto e nel formato a 33 giri si limita a riversare brani già diffusi su 45 (Non mi dir, ad esempio, è presentata per la terza volta in due anni). Questo non significa che Celentano non sia attento a quanto succede nel mondo: gli giunge alle orecchie qualcosa sulla canzone di protesta e su un certo Bob Dylan che canta accompagnandosi con la chitarra acustica; vira il tutto in chiave ecologista e sfodera a Sanremo uno dei maggiori successi della canzone italiana, Il ragazzo della via Gluck (che è poi la via in cui è cresciuto, tanto per parlare un pochino di se stesso. D’altra parte, la sua convinzione principale — non errata — sta nel pezzo Sono un simpatico).

Animalism

Da non confondere con il precedente. Sempre prodotto da Wilson, solo per il mercato americano, con un repertorio per lo più di cover dalla storia recente del blues e r&b (Rock Me Baby, Shake, Hit The Road Jack). Lussuosa routine.

Per la storia, è il primo album in cui compare Frank Zappa, nella veste di arrangiatore di due canzoni (una è Other Side Of Life, di Fred Neil).

The Incredible String Band

Mike Heron e Robin Williamson, qui in trio con il banjoista Clive Palmer, sono due hippie giramondo amanti del rock, della tradizione angloamericana e della “world music”, ma tutt’altro che dei puristi: lo si intuisce già in questo debutto ancora acerbo, dove il folk inglese e il bluegrass americano si tingono a tratti di di fluorescenti colori psichedelici (Smoke Shovelling Song) e danno il la alla scrittura di ballate eteree e profondamente originali (October Song di Williamson, lodata anche da Bob Dylan).

Amboy Dukes

Non Disponibile

Formatisi nel 1966 a Detroit, Michigan, come band di hard rock psichedelico gli Amboy Dukes poggiano sulla figura di Ted Nugent, funambolico chitarrista.

Il nome della band deriva dal titolo di un romanzo di Irving Shulman che narra le vicende di una street gang ebrea omonima nel quartiere di Brooklyn durante gli anni Quaranta.

Il gruppo ha contribuito ad allestire le fondamenta del rock progressive e dell’heavy metal e, dopo una lunga serie di cambi di line-up, ha cessato la propria attività nel 1975.

Blonde On Blonde

È il primo doppio della storia del rock — la versione in Super Audio ne ha tenuto conto — e rappresenta senza dubbio il culmine di questa fase della creatività dylaniana, che sarà interrotta nel luglio del 1966 da un grave incidente motociclistico.

Facendosi aiutare da Al Kooper — non solo grande musicista, ma anche ottimo direttore delle session che si tengono quasi tutte a Nashville — Dylan cattura in questo disco l’emotività del momento. Scrive le canzoni in studio, mentre i musicisti ingannano l’attesa giocando a carte, le prova una o due volte e le registra.

Il risultato è ancor oggi sorprendente per la varietà dei toni — sarcasmo, tenerezza, passione, aggressività — e la padronanza con cui Dylan li utilizza nella scrittura e nelle interpretazioni. Qualche titolo: Rainy Day Women # 12 & 35, Visions Of Johanna, One Of Us Must Know, I Want You, Memphis Blues Again, Just Like A Woman, Absolutely Sweet Marie, Fourth Time Around e la lunga, ipnotica Sad Eyed Lady Of The Lowlands, dedicata alla moglie Sara.

Animalization

Disco solo per il mercato americano, prodotto dal celebre Tom Wilson. Una collezione di cover storiche (See See Rider, Maudie di John Lee Hooker, Sweet Little Sixteen) con qualche pezzo nuovo, come la deliziosa Don’t Bring Me Down, felice incursione nel beat di Gerry Goffin e Carole King.

In repertorio anche I Put A Spell On You, uno dei capolavori della band; uno stravagante inno ubriaco di Screamin’ Jay Hawkins modernizzato con la voce di Eric Burdon e le tastiere di Alan Price.

Fresh Cream

Il primo disco vende più sull’attesa dei fan e sull’enorme reputazione dei singoli che sull’effettivo valore dei brani: il pezzo forte è la cover di Spoonful (Willie Dixon), subito sotto gli altri blues Rollin’ & Tumblin’ e I’m So Glad, tra gli originali si fa notare N.S.U.

5D (Fifth Dimension)

Agli albori della stagione psichedelica anche il suono dei Byrds si colora di lievi tinte lisergiche. Le matrici rimangono chiaramente folk (Wild Mountain Thyme, John Riley) ma i segnali si lanciano verso nuove dimensioni spaziali: Fifth Dimension e Mr. Spaceman preparano la strada a un’altra storica pietra miliare, Eight Miles High, con le sue belle malizie lisergiche.

Sunshine Superman

Il punto più alto della creatività dello scozzese: disco storico, in netto anticipo sui tempi della psichedelia, ricco di belle intuizioni di folk rock lisergico, come la canzone che dà il titolo al disco o la inquietante Season Of The Witch, che da sole valgono il prezzo. È lui il più genuino figlio dei fiori della scena inglese.

A Collection Of Beatles’ Oldies (But Goldies)

L’unica antologia originale dei Beatles è anche il solo album veramente superfluo di tutto il repertorio, da tempo fuori catalogo, mai ristampato su CD, cancellato dalla storia. In Italia, in contemporanea al tour del 1965, uscì anche un ambiguo Beatles In Italy, che faceva pensare a un disco dal vivo ma era in realtà una semplice antologia, con quattro brani inediti (in Italia). È l’unico titolo originale del nostro catalogo beatlesiano.

E sempre a proposito di pezzi rari, va almeno citato l’americano Yesterday And Today, il disco più raro dei Beatles, non per il contenuto (una scelta di brani da Help, Rubber Soul, Revolver) ma per una famosa copertina, brutta peraltro, e subito sostituita, che ritraeva i quattro vestiti da macellai ("butcher", in inglese).