All Set

A vent’anni dalla loro prima esibizione live, i Buzzcocks rialzano la testa pubblicando il migliore dei loro album post-reunion. Una produzione spartana ma efficace, opera di Neill King, «veste» tredici brani di buon rock chitarristico che assicurano alla band un sorprendente successo americano.

Psychedelic Jungle

Gregory se va per unirsi a una setta, arriva Kid Congo Powers da quegli spiriti gemelli dei Gun Club di Jeffrey Lee Pierce. La sua chitarra è meno maligna, entra più nel cuore della tradizione rurale americana, blues e country con riverberi di proto psichedelia.

Lo psychobilly è ancora di più un voodoobilly, una combustione lenta e continua, quella di Greenfuz, oppure torpido e melmoso swamp rock, o "jungle drum beat" (da Voodoo Idol) calato a fondo nelle cripte a stelle e strisce. Anche Blues, nell’originale Caveman.

Disco serio e uniforme, diverso dal precedente e diverso dai successivi, che spesso punteranno più sull’ironia da fumetto.

Songs The Lord Taught Us

Prodotto da Alex Chilton, è la reinvenzione di linguaggi e di archetipi all’origine del rock & roll, spesso una vera riscrittura degli stessi attraverso le numerose cover. Psychobilly, cioè Rockabilly più Garage dei ’60 (i Sonics di Strychnine), più la simpatia per i recessi Rock più oscuri e polverosi (dal Surf agli strumentali).

In tutto questo non c’è il basso, il ritmo di Nick Knox (batteria) si riduce a battito rituale, due rintocchi ripetuti e vai con TV Set e I Was A Teenage Wherewolf; la chitarra di Bryan Gregory è un generatore di rumori mefistofelici, Lux Interior si contorce vocalmente, mugola e strilla da invasato, Poison Ivy, infine, tiene botto con la sua chitarra.

L’immaginario da B-movie dell’orrore è un altro punto fermo; impossibile capire, se no, la spastica Zombie Dance. Il recupero crampsiano dei ’50 è del tutto anti calligrafico, i Cramps non sanno suonare e del punk sono fratelli di sangue dalla stessa energia primitiva, amano i loro idoli maltrattandoli ed è la cosa giusta da fare, ciò che non li fa essere dei revivalisti. Sono unici.