Mr. Tambourine Man

Uno dei grandi dischi della musica americana, testo base per la definizione del folk rock. Nonostante il risultato sia opera perlopiù di turnisti di studio, è il quintetto formato da Roger McGuinn, Gene Clark, David Crosby, Chris Hillman e Michael Clarke che si guadagna un posto nella leggenda: tra cover (ben quattro di Bob Dylan) e brillanti originali (I Feel A Whole Lot Better, Here Without You, You Won’t Have To Cry), si staglia la straordinaria versione di Mr. Tambourine Man, uno dei fondamenti della scena rock.

Help!

Il primo album veramente importante dei Beatles, per ispirazioni e repertorio. Nonostante sia ufficialmente colonna sonora del relativo film, è opera completa e omogenea, che prende le distanze dal beat per accostarsi alle nuove sonorità folk rock che arrivano dall’America (le ballate You’ve Got To Hide Your Love Away e I’ve Just Seen A Face). Ticket To Ride e Help! conservano qualche traccia del passato.

Il posto nella storia è garantito da Yesterday, una insolita ballata acustica per chitarra e quartetto d’archi che apre nuovi orizzonti sonori e anche qualche paradosso: nella più famosa canzone dei Beatles, i Beatles non ci sono per niente, l’ha scritta e suonata Paul, da solo.

What’s Bin Did And What’s Been Hid

L’album d’esordio è quindi un lavoro per chitarra e armonica, che dimostra sin dall’inizio quanto Donovan sia artista di talento e dalla vena personale, nelle sue prime splendide canzoni (Catch The Wind, To Sing For You) ma anche quando prova a imitare Dylan (il giro di Why Do You Treat Me Like You Do o la rilettura di Car Car di Woody Guthrie).

Beach Boys’ Party!

Pubblicato in mancanza di meglio (Wilson era impegnato a tempo pieno nella composizione di Pet Sounds), confezionato alla maniera di un disco dal vivo, in realtà registrato in studio, con contorno di amici a simulare l’atmosfera di un party. Repertorio in tema, cover di brani famosi e festaioli (anche dei Beatles), conclusione con Barbara Ann.

Gradevole, divertente ma nulla più.

1965

Realizzato in parte a New Orleans, tra il quartiere francese e la parte americana, porta i segni di quella cultura e delle sue combinazioni poliglotte. Calda e effervescente la prima facciata, con Somethin’Hot, 66 e una splendente Crazy, più vaporosa la seconda.

L’avventura finisce qui, Dulli continua nei Twilight Singers.

Bringing It All Back Home

Distribuito in alcuni paesi anche con il titolo Subterranean Homesick Blues, è uno dei dischi fondamentali di Dylan e della storia del rock. Al giovanissimo cantautore riesce un’impresa pressoché impossibile: fondere in un solo linguaggio la tradizione del folk e del blues, l’energia del rock e la visionarietà della poesia di Arthur Rimbaud e Allen Ginsberg.

Basta citare la sequenza delle canzoni della seconda facciata per far comprendere l’importanza di questo album: Mr. Tambourine Man, Gates Of Eden, It’s Alright, Ma (I’m Only Bleeding, It’s All Over Now Baby Blue. Nella foto di copertina, che ritrae Dylan accanto a Sally Grossman, la moglie del suo manager, spiccano dischi degli Impressions, di Robert Johnson, di Lotte Lenya e dell’amico Eric Von Schmidt.

Tra i musicisti coinvolti nelle session va ricordato almeno il grande chitarrista Bruce Langhorne.

Non mi dir

Fonda la sua personale etichetta discografica, il Clan, sorta di comunità ispirata dal rat-pack di Sinatra nella quale è una specie di ayatollah circondato da giovani desiderosi di sfondare ed effettivamente illuminati dalla sua abilità promozionale, ma costretti anche ad assecondarne i capricci. Tra questi da segnalare Ricky Gianco, Don Backy, Gino Santercole, Teo Teocoli, la "ragazza del Clan" Milena Cantù. In tale contesto, è sempre più autoreferenziale (Chi ce l’ha con me, Uno strano tipo). Nel tango Grazie, prego, scusi mostra di non disprezzare il pubblico adulto che ancora affolla le balere, mentre con Pregherò compie il suo primo misfatto a fin di bene, trasformando Stand By Me in un kitschissimo inno da oratorio.

Rubber Soul

La fine delle ingenuità beat e l’inizio di una nuova vita, colorata, profonda, sensibile agli stimoli creativi delle droghe. Al pari delle visioni lisergiche che stanno attraversando il rock, anche le classiche strutture beatlesiane iniziano a deformarsi, rivelando piccoli spunti geniali, malizie, doppi sensi, sottile arguzia lirica.

Norwegian Wood, con il suono del sitar, è il segno più evidente delle nuove contaminazioni ma quasi ogni solco rivela una nuova sensibilità: Nowhere Man, In My Life, I’m Looking Through You, The Word testimoniano di più alti livelli compositivi, Michelle, Girl, Drive My Car mantengono i legami con la melodia e gli amori adolescenziali.

Equipe 84

Gli Equipe 84 iniziano con delle cover di brani stranieri. Tra queste, Quel che ti ho dato, presa da Tell Me dei Rolling Stones. Ma i brani non sono ancora scelti con sapienza, e dal punto di vista musicale il gruppo è decisamente acerbo.

Highway 61 Revisited

Passano pochi mesi e Dylan mette a segno un altro centro. Il suono fa perno sul dialogo costante tra pianoforte, organo Hammond (Al Kooper) e chitarra elettrica (Mike Bloomfield) e riecheggia quello inventato dai grandi bluesmen di Chicago. Magro, nervoso e febbricitante, Dylan aggiunge a queste innovazioni la sua visione poetica.

Like A Rolling Stone, dopo aver infranto il tabù della durata tre minuti tre di un 45 giri, scala le classifiche americane e trascina con sé l’album, che peraltro contiene canzoni come Ballad Of A Thin Man, Queen Jane Approximately, Highway 61 Revisited e Desolation Row.

Turn! Turn! Turn!

Bello ma inferiore, per impatto, omogeneità, sorpresa, il secondo album aiuta a consolidare le posizioni e a diffondere il caratteristico suono jingle jangle della chitarra Rickenbacker, marchio stilistico dei Byrds.

Il pezzo forte è la ballata Turn Turn Turn, da un’originale melodia di Pete Seeger su testo dal Libro dell’Ecclesiaste. Il resto si mantiene in uniforme equilibrio tra originali (Set You Free This Time), cover (altre due di Dylan) e traditionals (He Was A Friend Of Mine).

Animal Tracks

Dopo una serie di singoli fortunati — I’m Crying (n. 8), Don’t Let Me Be Misunderstood (n. 3), Bring It On Home To Me (n. 7) — gli Animals pubblicano il secondo album in studio. I contrasti tra il gruppo, determinato a incidere brani di blues e r&b, e Mickie Most, che lo vuole spingere verso sonorità più pop, si fanno sempre più forti, come testimoniano le facciate A (scelte da Most) e le B (scelte dagli Animals) dei nuovi singoli — We’ve Gotta Get Out Of This Place con I Can’t Believe It (n. 2) e It’s My Life con I’m Gonna Change The World (n. 7).

A maggio del 1965 Alan Price se ne va a fondare l’Alan Price Set ed è sostituito prima da Mickey Gallagher e poi da Dave Rowberry. It’s My Life, che Burdon trasforma in una vibrante rivendicazione di autonomia, segna inoltre la fine della collaborazione con Most, che di lì a poco porterà al successo un giovanissimo folksinger scozzese, Donovan.

Attenzione: esiste un album americano della MGM con lo stesso titolo che riporta peraltro una scaletta quasi completamente diversa.

The Bee Gees Sing And Play 14 Barry Gibb Songs

Il trio si esibisce fin dalla tenera età; il primo singolo, Three Kisses Of Love, è del 1962, e prelude all’album di debutto: basato sulle armonie vocali dell’acerbo trio, è pressoché ignorato dal pubblico nonostante la grande popolarità ottenuta grazie a uno show a loro nome su una tv australiana.