Primitive Cool

A due anni di distanza, con gli Stones in crisi, Jagger ci riprova con la medesima formula di pop rock & ballate strappacuori. Prodotto da Dave Stewart, un po’ più spontaneo del precedente, contiene la sua visione del mondo femminile (Party Doll), un paio di canzoni d’effetto (Say You Will, War Baby) ma anche i soliti ritmi techno dance fatti di poco (Let’s Work). Alla chitarra, Jeff Beck. 

 

She’s The Boss

Soltanto nel 1985 arriva il suo primo LP, che pare tuttavia poco più di un passatempo, e che soprattutto non aggiunge nulla a un mito consolidato, ma anche un po’ logoro. Pop rock di tendenza, un po’ più sofisticato di quello dei Rolling, qualche momento romantico, il solito hit single (Just Another Night), ospiti di spicco un po’ sprecati (Pete Townshend, Jeff Beck, persino Herbie Hancock) e nulla di straordinario. 

 

Goddess In The Doorway

Quel che ci si attende da Mick Jagger dopo quasi quarant’anni di carriera: un disco moderno e familiare quanto basta, brani originali tra pop e rock cantanti senza troppo impegno con il meglio dei turnisti, ospiti alla maniera di lustrini (Bono, Pete Townshend, Lenny Kravitz, Wyclef Jean) e le due figlie per intenerire i cuori dei nuovi fan. Quelli vecchi però rimangono a debita distanza. 

 

Wandering Spirit

Anche questo album non riserva sorprese di sorta ma perlomeno offre qualcosa di non troppo smaccatamente di tendenza. Produzione un po’ più consistente (Rick Rubin), nessun ospite di spicco (soltanto Lenny Kravitz) e una manciata di canzoni in tono con il personaggio, che funzionano meglio quando non strizzano troppo l’occhio alle mode. Tra i brani pop, bello Out Of Focus, ma ci sono anche altre ballate gradevoli (Don’t Tear Me Up, Evening Gown, Hang On To Me Tonight, Angel In My Heart) oltre a una versione del traditional Handsome Molly e alle consuete divagazioni pop dance.