The Times They Are A-Changin’

Nell’America ferita dall’assassinio del Presidente John Kennedy, Dylan dice che "i tempi stanno cambiando". Questo è il suo secondo disco "politico" e contiene un capolavoro assoluto come The Lonesome Death Of Hattie Carroll, sferzante e durissima nei confronti dei razzisti.

Tra gli altri brani citiamo almeno With God On Our Side, When The Ship Comes In e Boots Of Spanish Leather.

The Classic Interviews 1965-1966

Una testimonianza preziosa, che contribuisce alla comprensione del periodo più creativo di Dylan. Si tratta della registrazione di due conferenze stampa del 1965 (una a San Francisco; l’altra a Los Angeles) e di un’intervista del 1966 a Montreal, in Canada. Dylan è geniale anche quando ha che fare con la stampa.

Masked And Anonymous Music From The Motion Picture

Protagonista del film di Larry Charles nel ruolo di Jack Fate, Dylan interpreta quattro brani accompagnato da una delle tante band del Never Ending Tour: Down In The Flood, Diamond Joe, l’inno sudista Dixie e Cold Iron Bound. Tra gli altri interpreti di sue canzoni ricordiamo almeno Jerry Garcia, i Grateful Dead, Sophie Zelmani, i Los Lobos e Francesco De Gregori, impegnato nella sua personale versione di If You See Her, Say Hello (Non dirle che non è così).

Blonde On Blonde

È il primo doppio della storia del rock — la versione in Super Audio ne ha tenuto conto — e rappresenta senza dubbio il culmine di questa fase della creatività dylaniana, che sarà interrotta nel luglio del 1966 da un grave incidente motociclistico.

Facendosi aiutare da Al Kooper — non solo grande musicista, ma anche ottimo direttore delle session che si tengono quasi tutte a Nashville — Dylan cattura in questo disco l’emotività del momento. Scrive le canzoni in studio, mentre i musicisti ingannano l’attesa giocando a carte, le prova una o due volte e le registra.

Il risultato è ancor oggi sorprendente per la varietà dei toni — sarcasmo, tenerezza, passione, aggressività — e la padronanza con cui Dylan li utilizza nella scrittura e nelle interpretazioni. Qualche titolo: Rainy Day Women # 12 & 35, Visions Of Johanna, One Of Us Must Know, I Want You, Memphis Blues Again, Just Like A Woman, Absolutely Sweet Marie, Fourth Time Around e la lunga, ipnotica Sad Eyed Lady Of The Lowlands, dedicata alla moglie Sara.

Highway 61 Revisited

Passano pochi mesi e Dylan mette a segno un altro centro. Il suono fa perno sul dialogo costante tra pianoforte, organo Hammond (Al Kooper) e chitarra elettrica (Mike Bloomfield) e riecheggia quello inventato dai grandi bluesmen di Chicago. Magro, nervoso e febbricitante, Dylan aggiunge a queste innovazioni la sua visione poetica.

Like A Rolling Stone, dopo aver infranto il tabù della durata tre minuti tre di un 45 giri, scala le classifiche americane e trascina con sé l’album, che peraltro contiene canzoni come Ballad Of A Thin Man, Queen Jane Approximately, Highway 61 Revisited e Desolation Row.

Planet Waves

Dopo quasi dieci anni di collaborazione è il primo album realizzato da cima a fondo con la Band, anche se il mercato segnala la presenza di bootleg con il materiale dei Basement Tapes e registrazioni dal tour del ’65/’66. Vibrante ed energico, è senz’altro il miglior album da John Wesley Harding.

Destinata ad essere spesso ripresa nei concerti e qui presente in due versioni differenti, Forever Young è dedicata al figlio appena nato Jakob.

The Freewheelin’ Bob Dylan

Facendo propria la lezione di Woody Guthrie, Dylan canta dei temi che inquietano i giovani di tutto il mondo: la guerra, il razzismo, la violenza, i diritti civili. Utilizza immagini tratte dalla Bibbia, da Shakespeare, da Rimbaud e musiche della tradizione anglosassone e afroamericana per creare un nuovo linguaggio. Nelle sue parole si riconoscono subito i democratici, i pacifisti e gli antimilitaristi.

Dopo questo disco e dopo capolavori come Blowin’ In The Wind, Masters Of War e A Hard Rain’s A-Gonna Fall, molti giovani folksinger prendono a modello il suo modo di scrivere e di cantare.

Nashville Skyline

Un Dylan sorprendente, che in un bel ritratto di Elliott Landy si affaccia sulla copertina come un tranquillo signore di campagna. Seguendo i Byrds di Sweetheart Of The Rodeo, Dylan realizza il suo "album country" per eccellenza e mette a segno un successo su 45 giri con Lay Lady Lay.

Molto bello anche il duetto con Johnny Cash per la ripresa di Girl From The North Country, una delle poche canzoni d’amore di The Freewheelin’ Bob Dylan.

Greatest Hits Vol. II

Sei inediti soltanto: Tomorrow Is A Long Time (tratta da un concerto alla Town Hall del ’63), When I Paint My Masterpiece e Watching The River Flow (differente da quella pubblicata su singolo qualche mese prima) sono prodotti da Leon Russell; You Ain’t Goin’ Nowhere, Down In The Flood e I Shall Be Released. sono tratte da una session con l’amico ed eccellente chitarrista Happy Traum dell’ottobre ’71 e solo quest’ultima è successivamente riemersa in Biograph.

Ai primi d’agosto dello stesso anno Dylan partecipa al concerto organizzato da George Harrison al Madison Square Garden di New Yotk per raccogliere fondi a favore delle popolazioni alluvionate del Bangladesh, come documenta una facciata del triplo album The Concert For Bangla Desh (Apple, 1971).

Dylan canta cinque canzoni accompagnato da George Harrison (chitarra), Leon Russell (basso) e Ringo Starr (tamburello).

The Classic Interview Volume 2 The Weberman Tapes

Registrati nel 1971 durante due conversazioni telefoniche tra Alan Jules Weberman (il tipo noto ai dylaniani più fedeli per aver frugato nei bidoni della spazzatura du Dylan) e il cantautore americano, questi nastri fanno parte del mito di Bob Dylan e come tali vanno considerati. Il CD è stato ovviamente autorizzato da Weberman, che ha scritto anche la presentazione.

Live 1966 — The Bootleg Series Vol. 4

Il disco pirata conosciuto come Live At The Royal Albert Hall trova finalmente una sua collocazione ufficiale nella discografia dylaniana. Il concerto si tenne in realtà a Manchester ed è fondamentale per tanti motivi, non ultimo l’episodio entrato di diritto nella mitologia dylaniana. "Giuda!", gli grida a un certo punto una persona, accusandolo di aver tradito la causa del folk.

Dylan gli risponde, "Non ti credo, sei un bugiardo", poi si gira verso il gruppo, "Suonate maledettamente forte!" e attacca Like A Rolling Stone.

Neppure un abile sceneggiatore avrebbe saputo fare di meglio. Ma questo live, diviso tra un set acustico di una bellezza inarrivabile e uno elettrico micidiale, è l’indispensabile risvolto di Highway 61 Revisited e Blonde On Blonde.

Biograph

Gli archivi della Columbia celano tesori di cui i dylaniano favoleggiano, scambiandosi registrazioni di provenienza misteriosa. Biograph è il primo passo verso la pubblicazione di alcuni di questi brani ed è imperdibile per chi voglia avere un’idea dell’importanza di questo inquieto musicista e poeta.

Tra gli inediti segnaliamo almeno I’ll Keep It With Mine, Percy’s Song e Lay Down Your Weary Tune, conosciute grazie alle interpretazioni di altri cantanti.

Live 1964 — The Bootleg Series Vol. 6

Il concerto della notte di Halloween del 1964 alla Philarmonic Hall di New York fotografa Dylan in un momento cruciale: non c’è soltanto il passaggio dal pubblico al privato di Another Side, ma anche una prima avvisaglia del Dylan elettrico e psichedelico che di lì a qualche mese cambierà la faccia della popular music.

Questo Dylan quasi adolescente è perfettamente in grado di tenere il palco di un teatro importante, scherza e gioca con un sense of humour che di rado si è sentito nei suoi dischi (specialmente dagli anni ’70 in poi). Un altro album imperdibile.

Slow Train Coming

È l’album della conversione al cristianesimo, propiziata dalla vicinanza con musicisti "born again christian" come T Bone Burnett e Steven Soles. La produzione è affidata al grande Jerry Wexler e al pianista/organista Barry Beckett. Di rado Dylan è stato così irritante nel proporre una soluzione ai problemi che affliggono l’umanità.

Riprendendo la metafora del treno come veicolo di salvezza — durante il tour della Rolling Thunder cantava People Get Ready di Curtis Mayfield — Dylan dimostra comunque di conoscere a perfezione la black music. Notevole la prestazione della band guidata da Beckett e formata da Tim Drummond (basso), Pick Withers (batteria) e Mark Knopfler (chitarra) con un trio di coriste e la sezione fiati dei Muscle Shoals Studios. L’apporto di ben due Dire Straits caratterizza in modo inequivocabile il suono dell’album.

New Morning

Registrato in gran fretta per mettere riparo al disastro di Self-Portrait. La presenza di Al Kooper (tastiere, chitarra) e di una nutrita schiera di amici musicisti — David Bromberg, Harvey Brooks, Billy Mundy, Charlie Daniels — riporta il suono all’epoca di Blonde On Blonde e dimostra che lo sbandamento è temporaneo.

E quasi a voler a rivendicare la sua onestà intellettuale, Dylan mette sul retro una sua foto con la blues singer Victoria Spivey, per cui aveva suonato l’armonica da ragazzo.

Masterpieces

Un’antologia priva di note pubblicata in Australia e divenuta preda ambita da dylaniani per una manciata di brani editi in precedenza soltanto su 45 giri, alcuni dei quali (non tutti) sono poi stati inclusi in altre raccolte. Si tratta di Rita May, Spanish Is The Loving Tongue e George Jackson (Big Band Version).

Oh Mercy

Sempre restio a farsi davvero guidare da un produttore, Dylan si affida a Daniel Lanois e questi riesce con la forza della persuasione a farlo cantare in tonalità più basse del solito. Come Lou Reed e Neil Young, Dylan emerge con prepotenza dal caos degli anni ’80.

Chi lo dava per finito dopo le ultime prove è costretto a ricredersi di fronte alla qualità di questo disco. Difficile, se non impossibile, indicare titoli che spicchino sugli altri: forse Ring Them Bells, Man In The Long Black Coat, Most Of The Time e What Good A I, ma la scelta è assolutamente opinabile.

Good As I Been To You

Un viaggio alle radici della propria musica con il solo aiuto di una chitarra acustica e di un’armonica. Non indicando le fonti dei brani scelti e spingendosi talvolta verso le coste dell’Irlanda e dell’Inghilterra (Canadee-i-o, Arthur McBride, imparate quasi sicuramente da Nic Jones e da Paul Brady), Dylan costringe la critica a "ripassare" le proprie nozioni sul folk e sul blues.