Who Really Cares

Al banco di regia c’è stavolta Charlie Calello, l’uomo che in Eli and The Thirteenth Confession ha saputo tramutare in realtà le più inconfessabili fantasie di Laura Nyro. Qui la sua bacchetta magica non sortisce gli stessi effetti ma sono piacevoli le sue movimentate scenografie da musical rock (Love You More Than Yesterday, Do You Remember?), il blues macchiato latte di Time On My Hands, gli omaggi a Jimmy Webb (Galveston) e le atmosfere da luci basse di Orphan Of the Wind

 

Janis Ian

Quando si dice un talento precoce. La Shirley Temple del pop folk newyorchese ha sedici anni appena quando debutta sfoderando un colpo da ko: Society’s Child, ballata che sotto l’abitino elegante di un’orchestrazione alla Brill Building nasconde un tema serio e per l’epoca urticante, l’amore interrazziale impedito dalle convenzioni sociali. Diventerà il suo passepartout (e una specie di inno per il movimento dei diritti civili) ma anche la sua maledizione (attacchi dei censori, pressioni eccessive della casa discografica). Le altre canzoni, a cominciare dalla prima incisione in assoluto, Hair Of Spun Gold, confermano un talento acerbo ma autentico, con ritratti di delicato intimismo (The Tangles Of My Mind) ed echi della canzone di protesta che in quel periodo ancora arrivano dal Greenwich Village (New Christ Cardiac Hero, I’ll Give You A Stone If You Throw It). 

The Secret Life Of J. Eddie Fink

L’impronta autobiografica del nuovo album è suggerita dal titolo, in cui Janis si presenta con la sua vera identità (Ian è il secondo nome del fratello), la sua versatilità dal numero di canzoni, cinque, che finiscono sulla colonna sonora di un film del momento (Sunday Father, con Dustin Hoffman). La Ian respira l’aria dei tempi facendosi più onirica, più aggressiva in titoli come Everybody Knows e 42nd Street Psycho Blues, nell’uptempo r&b di Sweet Misery. Sperimenta con un modello primitivo di sinterizzatore, l’ondeoleon, e si fa accompagnare, alle percussioni, da Richie Havens non ancora santificato da Woodstock, guarda a Simon & Garfunkel (Friends Again) ma anche alla ballata jazz sofisticata (Mistaken Identity).