View From The Vault III

I Dead giocano in casa, a Mountain View (California), in questo concerto del 16 giugno 1990. La piccola sorpresa arriva in apertura, con una cover di Sam Cooke (erroneamente accreditata come Let The Good Times Roll invece che con il titolo corretto di Good Times). Immancabili le parentesi “space” e “drums” e la ripresa del classico dylaniano di turno (It’s All Over Now Baby Blue).

Ladies And Gentlemen…The Grateful Dead: Fillmore East New York April 1971

Il meglio da cinque leggendari concerti nel tempio newyorkese di Bill Graham viene finalmente pubblicato in forma ufficiale. Nella marea di dischi dal vivo pubblicati dalla band californiana, è uno dei top assoluti: una di quelle occasioni speciali in cui i membri della band viaggiano spesso e volentieri sulla stessa lunghezza d’onda, con effetti inebrianti per i patiti del genere (e magari irritanti per chi non riesce ad entrare in sintonia). Nel nutritissimo programma, Garcia e compagni non mancano di rendere omaggio al soul di Smokey Robinson e Wilson Pickett (Second That Emotion, In The Midnight Hour) e al blues, vecchio amore della band (Next Time You See Me, I’m A King Bee); non mancano una versione “intimista” di Dark Star e le lunghe jam improvvisate che scaraventano band e ascoltatori in universi sensoriali paralleli. Sbalorditiva (per l’epoca) anche la qualità della registrazione.

Steppin’ Out With The Grateful Dead – England 72

Altra opera mastodontica che setaccia, ancora una volta, il tour europeo del ’72 concentrandosi, stavolta, sulle date inglesi. E il risultato è nuovamente entusiasmante (per gli adepti, sottinteso): Weir e Garcia si spartiscono come sempre le luci della ribalta, svettando anche in selezioni meno scontate come Black Throated Wind e l’eccellente Deal, ma Pigpen ruba la scena con una straziata performance soul nella sua The Stranger. Tra i tour de force, versioni da venti minuti (o quasi) di Good Lovin’, The Other One e di Caution (Do Not Stop On Tracks), già nel primissimo repertorio della band.

Nightfall Of Diamonds

Uno dei migliori concerti dei Dead ultimo periodo (1989, alla Meadowlands Arena del New Jersey) si accende soprattutto nella seconda parte, con un flusso circolare di musica che parte da Dark Star per tornare al punto di partenza dopo un viaggio di oltre tre quarti d’ora, passando per i classici Playing In The Band e Uncle John’s Band. Nel primo set spicca invece una lunga e incalzante versione della dylaniana Stuck Inside A Mobile With The Memphis Blues Again.

Beyond Description (1973-1989)

La seconda, mastodontica opera di revisione storica del vecchio catalogo a opera della Rhino setaccia la produzione successiva al divorzio dalla Warner, su etichette Grateful Dead Records e Arista. Otto dischi di studio e due doppi dal vivo (volontariamente dimenticato, invece, l’altro live del periodo, Steal Your Face, molto poco amato dal gruppo), il cui valore è potenziato ancora una volta dalla splendida rimasterizzazione, dalla ricchezza delle note informative, da un packaging raffinato e dall’abbondanza di inediti e alternate take (ben 65): tra questi una differente edizione di studio della Weather Report Suite e una versione di Good Lovin’ incisa con Lowell George.

The Closing Of Winterland: December 31, 1978

Un flash nostalgico sulla fine di un’epoca (la chiusura del celebre club di San Francisco, già palazzo del ghiaccio, gestito dall’impresario Bill Graham) con i Dead chiamati a fare per l’ultima volta gli onori di casa: performance torrenziale (oltre quattro ore, suddivise in tre set) e “vibrazioni” speciali, grazie anche ai tanti ospiti sul palco (John Cipollina, Matthew Kelly, Lee Oskar dei War). Molte cose da ricordare: la fluidità della scaletta, l’incredibile “macchina da tuono” azionata da Ken Kesey, i bis a base di sanguigno rock and roll, una Rhythm Devils a tre set di percussioni (ospite Greg Errico del gruppo di Sly Stone) e una Dark Star che non veniva eseguita in concerto da 1.535 giorni. Ma il vero “must”, questa volta, è il doppio DVD, con filmati d’epoca, interviste ai protagonisti, stralci dalle esibizioni di Blues Brothers e New Riders Of The Purple Sage; più, in edizione limitata, un altro CD in omaggio con selezioni da precedenti esibizioni dei Dead al Winterland.

Grateful Dead Go To Nassau

Il 1980 coincide con uno dei punti più bassi nella carriera discografica del gruppo, ma dal vivo come sempre è un’altra storia. Il meglio di queste due esibizioni del 15 e 16 maggio è persino sorprendente, e sostenuto da una superba qualità di registrazione. La setlist include il vecchio e malizioso New Minglewood Blues e nuovi funk/jazz a firma di Weir (Feel Like A Stranger e Lazy Lightnin’/Supplication, medley in 7/4). Garcia rispolvera con grazia High Time e l’antica ballata folk Peggy-O.

View From The Vault Volume IV

I due più “antichi” concerti della serie (in California, nel luglio 1987) propongono una scaletta un po’ diversa dal solito, aperta da Funiculì Funiculà (in realtà un frammento, che Garcia usava tradizionalmente come esercizio di riscaldamento) e con qualche selezione meno consueta (My Brother Esau, When Push Comes To Shove, lo standard di New Orleans Iko Iko).

Postcards Of The Hanging

Sul palcoscenico, Garcia e compagni hanno reso frequentissimi omaggi a Bob Dylan: interessante, dunque, l’idea di raccogliere su un unico CD versioni live di sue canzoni, pescate soprattutto negli anni ’80 (ma con un salto indietro al ’73 per una strascicata versione blues di It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry). Protagonista principale Weir, il cui timbro roco ben si adatta a vigorose riletture di When I Paint My Masterpiece e Ballad Of A Thin Man. La prima tiratura ha un CD in omaggio con due brani in più.

Grateful Dead

Noto anche come “Skull And Roses” (“Scheletro e rose”, dal disegno in copertina, ma il gruppo avrebbe voluto provocatoriamente intitolarlo “Skullfuck”), il secondo doppio dal vivo della band californiana documenta, a due anni di distanza, la crescita strumentale del quintetto (orfano per qualche anno di Mickey Hart), proseguendo le esplorazioni country/folk dei due album in studio precedenti (rivelatrice la scelta delle cover: Me And My Uncle, Mama Tried di Merle Haggard, la celebre Me & Bobby McGee di Kris Kristofferson). Chiuso il ciclo più propriamente “psichedelico”, i Dead non rinunciano all’acido (tra i ritmi convulsi di The Other One e i rintocchi ipnotici di Wharf Rat) ma sono ormai un’enciclopedia vivente di American Music (il rock and roll di Johnny B. Goode e Not Fade Away). Garcia firma uno dei suoi pezzi migliori (e mai inciso in studio) con Bertha; Playing In The Band, nuova sigla musicale della band, diventerà l’anno seguente uno dei pezzi forti dell’eccellente debutto solista di Bob Weir (Ace, WB, 1972, &Stelle=4;), con i Dead al gran completo.

Rockin’ The Rhein With The Grateful Dead (Rheinhalle, Düsseldorf, West Germany April 24, 1972)

Uno show completo (con due aggiunte da un concerto londinese del mese successivo) dal celebre tour europeo del ’72, uno dei punti più alti della carriera della band. Il triplo CD in oggetto lo conferma, grazie anche all’eccellente qualità sonora: nessuna sorpresa in scaletta, ma il primo disco brilla per compattezza, il secondo piazza i riflettori su Pigpen e il terzo sulla chitarra di Garcia, con una Dark Star quasi da record (40 minuti!) e a tratti davvero ultraterrena, spezzata in due dalla melodia western di Me And My Uncle.