Eat To The Beat

Sempre la stessa zuppa, ma al massimo dei livelli: Dreaming, Atomic, Union City Blue sono il punto di incontro tra rock, pop, disco, su cui la sapiente, disincantata vocalità della Harry esercita il proprio non indifferente potenziale seduttivo. Il momento d’oro si prolunga qualche mese dopo con Call Me, dal film American Gigolò.

Charmed Life

Altra lunghissima pausa: al buon Billy fare l’artista interessa meno che godersi la vita. Il disco comunque è meglio di quanto si poteva sperare, sicuramente il più ragionato della sua carriera. Tuttavia poco dopo la pubblicazione il cantante ha un drammatico incidente motociclistico e rischia l’amputazione di una gamba. Deve girare con un bastone, e nel video di Cradle Of Love è inquadrato dalla vita in su.

Generation X

Cresciuti nel giro dei Sex Pistols, il bassista Tony James e il chitarrista-cantante Billy Idol militano nei Chelsea (come Mick Jones dei Clash e Brian James dei Damned), poi formano una band col batterista John Towe e il chitarrista Bob Andrews. Il debutto esce nel momento in cui il punk è già sulla via del tramonto, perciò la band punta non poco su strofe e ritornelli cantabili: spicca Ready Steady Go.

Plastic Letters

Valentine lascia, ma arrivano Frank Infante (chitarra) e Nigel Harrison (basso). Il singolo Denis Denis diventa il primo hit del sestetto — in Gran Bretagna, paese che li ama e li adotta per primo. Il disco tuttavia sembra inciso in fretta, per la paura di non capitalizzare in un momento così favorevole per le nuove band di New York.

Billy Idol

Questo album per molti è il definitivo incontro tra commercio e punk. Di questo l’aitante Idol, ha lo stile, i capelli, i vestiti, il ghigno – ma canzoni come White Wedding o Hot In The City sono onesto pop-rock da classifica, prodotto con mano sapiente da Keith Forsey e suonato con l’ausilio del chitarrista Steve Stevens, prezioso braccio destro.

Autoamerican

La formula mostra la corda, i tentativi di crescere non funzionano, e qualcuno guarda al proprio orticello: nel 1980 Debbie pubblica Koo Koo, album solista prodotto dagli Chic; sorprendentemente, non è un successo — ma ottiene il risultato di portare alla luce le tensioni nella band, dove l’importanza della cantante e il suo legame privilegiato col compagno Chris Stein innervosiscono gli altri componenti.