Evol

Importante perché: è il primo album che i Sonic Youth realizzano per la SST; è il primo con Steve Shelley alla batteria dopo un cambio per album (Richard Edson, Jim Sclavunos, Bob Bert); è là dove le sinfonie di chitarre iniziano a farsi sentire dentro vere canzoni (e come anelli gassosi, circondano un saturno che orbita tra punk, psichedelia e arte moderna). Ranaldo è il più rumorista, nelle discese e risalite di Death To Our Friends e nei turbini di alta tensione al cui centro va a posizionarsi Thurston Moore. Kim Gordon è la voce seducente di Shadow Of A Doubt e canta una Star Power galattica. Dove però l’avanguardia suona meglio il rock in modo palindromo è Express Way To Yr. Skull, alias Madonna, in Sean And Me o The Crucifixion Of Sean Penn.

NYC Ghosts And Flowers

Jim O’Rourke interferisce con il consolidato quartetto. Produce, suona il basso in due brani e si occupa dell’elettronica in Side2Side. Il disco è dedicato alla culla della band, New York, e ai suoi cambiamenti. Tutto è riconoscibile come Sonic Youth anche se con un tocco diverso, aereo (Free City Rhymes). È gentile e si lascia ascoltare.

Daydream Nation

È destino che il meglio del rock indie anni ’80 veda la luce su doppio LP. Disco cumulativo come pochi altri, Daydream Nation, come cumulativa è anche la più bella canzone dei Sonic Youth, Teenage Riot, power pop a più strati costruito (come tutto l’album) secondo una triplice prospettiva: dialettica, concettuale, utopica. Tutti gli esperimenti dai Sonic Youth sono ridotti in agglomerati di suspense che vanno nel virtuale con anni di anticipo, da The Sprawl a Cross The Breeze, alla trilogia interna esibita con The Wonder, Hyperstation, Eliminator Jr.. Art rock alternativo che ha declassato il semplice punk rock ma non la sua attitudine: la mescalina di Eric’s Trip, la neurotica Hey Joni e il non allineamento di Total Trash sono serigrafie in controluce di pezzo di ideologia a stelle e strisce, una critica nichilista del sogno reaganiano. Si chiude il più bel periodo dei Sonic Youth. E cala il sipario anche sull’età d’oro del rock indipendente.

SONIC YOUTH/JIM O’ROURKE: Invito al cielo

Quello tra i Sonic Youth e Jim O’Rourke è un rapporto destinato a durare. Per ora l’ex Gastr Del Sol inizia Moore, Ranaldo, Gordon e Shelley al post rock, soprattutto in Invito al cielo e Radio-Amatoroj, composizioni elaborate che superano i venti minuti e si nutrono della nevrosi di New York a fianco delle astrattezze di Chicago.

Sonic Youth

I Sonic Youth si formano nel 1981 a New York in occasione del Noise Festival. Thurston Moore (chitarra, voce) è il leader, Kim Gordon (basso, voce) la sua compagna, Lee Ranaldo (chitarra, voce) il socio più sperimentale. Il gruppo esordisce alla corte del maestro Glenn Branca (compositore di “dissonanze” e “lezioni” per gruppi-orchestra di chitarre elettriche), con alterni rimandi a un habitat no wave condiviso con Lydia Lunch, Arto Lindsay, James Chance (il funk bianco di The Burning Spear).

Confusion Is Sex

I Sonic Youth cavalcano la tigre tra rock e avanguardia. Le chitarre diventano l’oggetto infrangibile di sevizie che ne emancipano i suoni dalla pratica abitudinaria, fino a punte di amorfa cacofonia (Confusion Is Next). Siffatto stile colto (la lezione di Branca e scampoli free jazz in The World Looks Red), dissonante, atonale, concreto, punta sulla ripetizione ossessiva quanto sulla sorpresa: è in tale clima angosciante e in un espressionismo allucinato che, all’improvviso, irrompe I Wanna Be Your Dog degli Stooges cantata da Kim Gordon. La Geffen ha chiamato Confusion Is Next il CD, che comprende anche il mini LP Kill Your Idols (Zensor, 1983 &Stelle=3;), più punk.

Goodbye 20th Century

L’uscita più celebrata del catalogo SYR. Con una formazione allargata a più elementi, i Sonic Youth eseguono una selezione degli ultimi cinquant’anni di musica novecentesca, soprattutto di avanguardia (John Cage, Christian Wollf, Philip Reich, Yoko Ono). Lavoro di concetto: avvicinare punk e accademia.

Murray Street

Siamo forse nella fase “post”. Vent’anni e oltre di carriera con dischi che hanno ancora segni di interesse sono un bel traguardo. Forse i Sonic Youth sono destinati a tirare avanti; lo fanno con un O’Rourke (basso) meglio integrato (e Gordon che passa alla terza chitarra). Rimangono le loro ossessioni di sempre: le canzoni sperimentali, la psichedelia e Karen Carpenter (il pezzo più complesso si chiama Karen e dura undici minuti).

Sister

Odora di capolavoro fin dal tema mezzano di Schizophrenia e dalla transumanza di riff su cui va costituirsi (I Got A) Catholic Block per lasciare poi il posto a un lento ipodermico, Beauty Lies In The Eye. Continua il percorso tra dentro e fuori il rock illustrato, secondo i canoni della “gioventù sonica”, dalla trasmissione di Stereo Sanctity. Si sente in Pipeline che la batteria di Shelley è diversa da tutte le altre precedenti dei Sonic Youth. È forse l’eredità dei Television che viene a prendersi Tuff Gnarl? Il legame con il punk è riaffermato dalla cover di Hot Wire My Heart dei Crime.

Washing Machine

La gioventù è andata, ormai siamo di fronte a signori responsabili e un po’ attempati che hanno messo su famiglia (nelle foto interne Thurston gioca con la piccola Coco Moore, figlia di lui e di Kim). Tutto si specchia in The Diamond Sea, nella sua chitarra parlante e nei suoi venti minuti tra il vecchio e il nuovo stile, che sembra meno rumoroso (o almeno a più basso a volume) e più liquido. La lavatrice gira spesso in intriganti direzioni neo kraut.

Sonic Nurse

In questi casi si dice “disco maturo”. E i Sonic Youth di dischi maturi ne fanno ormai da anni. Oltre a avere titoli intriganti come Dripping Dream e Kim Gordon And The Arthur Doyle Hand Cream, Sonic Nurse assesta l’equilibrio di tutto lo stile Sonic Youth con i molti riferimenti al proprio passato (tutta una serie di vecchie canzoni nella filigrana dei nuovi pezzi) da parte degli ottimi eredi di Velvet Underground e Television.

CICCONE YOUTH: The Whitey Album

C’è anche questo nella discografia dei sonici. Oltre a rifare i pezzi di Madonna (Into The Groove) e Robert Palmer (Addicted To Love), i Ciccone Youth (i quattro Sonic Youth più Mike Watt) si cimentano nel parodiare, parodiando se stessi, hip hop e dub.

Experimental Jet Set, Trash And No Star

Per una volta un disco di Moore e compagni segna il passo. È il grosso problema di Experimental Jet Set, Trash And No Star al di là dei bagliori individuali di Winner’s Blues e Sweet Shine. Moore, la Gordon e Ranaldo evadono in dischi solisti e gruppi paralleli (gli effimeri Dim Stars e Free Kitten).

Goo

Che un’era sia finita lo dimostrano i Sonic Youth su una major, la Geffen, alla quale si prendono la briga di introdurre gli emergenti Nirvana. Goo è transitorio, ci mettono in più d’uno le mani (Nick Sansano, Ron Saint Germain, quindi J Mascis e Don Fleming) e qualcosa di strambo salta fuori quando Kool Thing ospita il rap di Chuck D a confronto con la voce distaccata di Kim Gordon. Lei invece impera in Tunic, dedicata a Karen Carpenter.

Bad Moon Rising

La luna cattiva è quella giusta per imbottigliare non vino ma una nuova estetica della chitarra al cento per cento metropolitana e al cento per cento newyorchese. Quel che più conta è che sia al cento per cento Sonic Youth: concomitanza di accordature aperte, feedback e fischi di ogni foggia, improvvisazione e calcolo, collazione (Brave Men Run), reificazione (Society Is Hole), stratificazione, reiterazione, ritorsione si inseguono lungo tutti il disco, concentrandosi negli otto minuti di I Love Her All The Time e, più gasante fiera delle atrocità chitarristiche, in una Death Valley ’69 dalla vertigine gore (i Velvet Underground mescolati agli Steppenwolf e a Lydia Lunch, di persona sul luogo del misfatto). Già uguali a nessun altro.

A Thousand Leaves

Lasciate per la propria etichetta le velleità sperimentali, i Sonic Youth sono più “tranquilli” nei dischi su major. La loro natura di sovvertitori è alla perenne ricerca di un compromesso con quella più lineare: partire da una canzone, come può essere Karen Coltrane, per arrivare alla più libera progressione strumentale, o puntare sulle sfumature in brani trasformisti (Contre Le Sexisme), è qualcosa che hanno sempre fatto, anche se in modi e tempi via via diversi.