Live At Sin-é

È giusto che un artista delicato come Jeff Buckley abbia un inizio morbido, e dunque ecco questo live in un piccolo club di New York nell’estate 1993, quattro brani e neanche mezz’ora di musica, però con straordinaria personalità. Canta con la stessa voce del padre Tim, vola verso cieli stellati ma si smarrisce anche negli abissi dell’anima, usando due brani suoi, il Van Morrison di The Way Young Lovers Do e l’Edith Piaf di Non, je ‘en connais pas la fin. Uscito come timido mini, l’album viene ristampato nel 2004 in una lussuosa “Legacy Edition” in doppio CD + DVD, con 18 brani aggiunti per un totale di quasi 3 ore di musica. Interessanti anche i monologhi (“Nusrat Fateh Ali Khan è il mio Elvis”), con un repertorio che va da Strange Fruit a tre puntigliose cover dylaniane.

Mystery White Boy — Live ’95-’96

Il primo di una programmata serie di materiali d’archivio curata da Michael Tighe e dalla madre di Jeff, Mary Guibert. Un’antologia di concerti vari del 1995/96 con brani classici e qualche rarità che ha il pregio di catturare Buckley nel momento più fulgido della sua storia ma ha il limite della frammentarietà. Meglio il DVD pubblicato nello stesso periodo, che documenta il solo concerto di Chicago del 1995.

The Grace EPs

Un box a tiratura limitata di 5 CD (oltre due ore di musica) che raccoglie gli EP dal vivo fioriti intorno a Grace — il Live At The Bataclan edito in Francia, il Grace EP australiano, un mini CD giapponese e due promo, uno sempre giapponese (Last Goodbye) e l’altro olandese (So Real). Anche una bonus track aggiunta al Grace EP. Per completisti.

Live à l’Olympia

Un ritratto del giovane Buckley in Francia, dov’era un idolo e dove ottenne i primi significativi riconoscimenti. Dieci brani da un concerto nel tempio della canzone d’autore parigina, 6 luglio 1995, con le canzoni del primo disco e qualche rara cover (come Kick Out The Jams degli MC5); in più, come bonus una What Will You See a un festival di musica sacra a Saint Florent Le Vieil, in duo con il cantante dell’Azerbaijan, Alim Qazimov.

Grace

Appena ha l’occasione di disegnare un album intero, Buckley trova subito il capolavoro, aiutato da una stringata band con Mick Grondahl, Michael Johnson e Michael Tighe. Un rock turbinoso e struggente ma anche fragile, sensibile, come il mercuriale carattere dell’artista. I brani forse più belli sono quelli scritti in gioventù con Gary Lucas (Mojo Pin, Grace) oltre alla cover difficile di Hallelujah, da Leonard Cohen.

JEFF BUCKLEY/GARY LUCAS: Songs To No One 1991-1992

La preistoria di Buckley prima ancora del Live At Sin-é, con il suo scopritore, il chitarrista Gary Lucas, con cui intratterrà una breve collaborazione nel gruppo dei Gods And Monsters. Buona musica, ingenua e senza misura, con un Lucas troppo presente e petulante. In repertorio prime versioni di L’Hymne à l’amour, Grace, Mojo Pin, omaggi al folk rock (Satisfied Mind) ed echi di Led Zeppelin (Harem Man). Purtroppo, anche, infelici sovraincisioni di Bill Frisell e Sex Mob. Prodotto da Hal Willner.

Sketches For My Sweetheart The Drunk

Buckley muore nel 1997 senza aver completato il secondo album, a lungo discusso e diventato quasi un’ossessione. La madre Mary decide di pubblicare comunque i nastri e, con l’aiuto di Chris Cornell e altri amici, appronta questa altalenante raccolta con pezzi finiti, idee incompiute e i notevoli nastri preparati con Tom Verlaine (il primo produttore, poi sostituito) che pure a Jeff non erano piaciuti. Affascinante e disordinato, specie nel secondo CD che raccoglie demo da varie fonti ed epoche, fra cui una cover di Back In NYC dei Genesis. Alcuni brani sanno comunque riflettere la magia di Grace: come The Sky Is A Landfill, New Year’s Prayer o You & I, con un testo che sembra quasi profetizzare la morte in acqua di Jeff.

Grace — DeLuxe Edition

Restauro rimasterizzato del primo album, più un disco di rarità e inediti da quelle sessions e dintorni e un documentario sull’album e quel che ne resta, nel ricordo di amici e protagonisti. Nel secondo disco spicca Forget Her, una canzone di Buckley su un suo grande amore finito che avrebbe dovuto essere il brano di punta di Grace e invece, per dubbi e pudore, venne esclusa dalla scaletta finale per fare posto a So Real.