If You Want Blood, You’ve Got It

È un vano tentativo di fotografare la forza dei loro concerti, che diventa una raccolta dei loro brani migliori, sporcati dall’attitudine selvaggia del gruppo, che sul palco getta tutta la forza della tradizione del rock solare e rovente della sua terra.

Stiff Upper Lip

Ennesima dimostrazione di vitalità del gruppo, che recupera un suono hard blues (grazie alla produzione ruvida di George, il maggiore dei fratelli Young) e firma un lavoro accattivante con un paio di canzoni già elette a nuovi classici., come la title track, House Of Jazz e l’incalzante Can’t Stop Rock’n’Roll.

For Those About To Rock (We Salute You)

Un altro esempio di granitico rock a base di riff e ritornelli, funzionale come sempre, ma leggermente inferiore rispetto ai due capolavori che lo hanno preceduto. I cannoni di For Those About To Rock (We Salute You) diventano per anni il commiato dai loro fan, al termine dei concerti.

Back In Black

Rintocchi di campana a morto introducono l’album e salutano il cantante Bon Scott, vittima di una vita fatta di eccessi. Il suo sostituto è Brian Johnson, un rude vocalist con un passato nei Geordie. Lo stile resta immutato, le canzoni diventano quasi tutte dei classici e gli Ac/Dc sono la nuova sensazione dell’hard rock, adorati ed imitati in tutto il mondo. Impossibile amare il rock e non conoscere Hells Bells, You Shook Me All Night Long e la title track.

Highway To Hell

Per la prima volta la produzione del disco non è affidata al duo Vanda & Young, ma al noto Robert John Lange e, complice una raggiunta maturità compositiva, la band sforna l’atteso capolavoro, che la proietta nelle classifiche di mezzo mondo e nei più importanti festival rock. Determinanti canzoni quintessenziali come la title track, Walk All Over You, Shot Down In Flames, ma aiuta anche l’immagine da eterno discolo del chitarrista Angus Young, assunto al ruolo di indiscutibile leader.

Blow Up Your Video

Dopo tre dischi poveri di idee e ricchi di mestiere, il gruppo ritrova stimoli con questo lavoro, che non ha la freschezza degli anni "migliori, ma propone un lotto di brani efficienti, che ne mantiene intatta la fama. Meanstreak, Heatseeker e That’s The Way I Wanna Rock’n’Roll i pezzi per i posteri.

High Voltage

Dopo due dischi destinati al mercato locale australiano (High Voltage, 1974 e T.N.T., 1975), viene pubblicato in America un album che assembla il meglio della loro produzione, dove spicca l’inno It’s A Long Way To The Top. Hard rock torrido che esaspera il blues. Su tutto la voce alcolica di Bon Scott.

Nonostanto l’accoglienza tiepida riservatagli inizialmente da critici e addetti ai lavori, l’album venderà, solamente Stati Uniti, una cifra di tre milioni di copie inaugurando la popolarità internazionale degli Ac/Dc.

The Razor’s Edge

Dati per morti dalla critica, gli Ac/Dc risorgono con un album degno dei loro classici. Angus Young torna a firmare brani semplici e coinvolgenti, sorretti dal suono squadrato del nuovo batterista Chris Slade e dal ruggito di Brian Johnson. Thundestruck e Moneytalks i nuovi inni per i loro sempre affollatissimi concerti.