Zighidà

Dopo aver affrontato il palco del Teatro Ariston con l’ironica Abbiamo vinto il Festival di Sanremo, gli Statuto pubblicano il primo album per un major, registrato con la collaborazione di Gianni Maroccolo, già bassista dei Litfiba. La loro proposta non cambia: uno ska venato di pop che invita a ballare senza smettere del tutto di pensare.

Zeit

Manca la costruzione musicale tipica dell’elettronica moderna, ci sono però le premesse per quanto riguarda creatività e innovazione. Rispetto ai due lavori precedenti manca però quel vento di novità che rende i Tangerine Dream icone del sound definito dai critici space music.

Zero

Comincia a lavorare alla nuova immagine. Meno colori e provocazioni, e più sagacia, come nella profetica Il telecomando (“Da chi ti lascerai sedurre: Berlusconi, oppure Rai? Le immagini si sovrappongono, luoghi e persone si confondono. Orgasmi offerti in esclusiva — viva, viva, viva!”).

Zerofobia

Sfonda grazie alla ironica disco di Mi vendo e alla solenne (e presumibilmente antiabortista) Il cielo. I suoi show fanno il tutto esaurito ovunque, per quella parte di Italia (ed è tanta) che lo elegge a profeta eccentrico ma nazionalpopolare. Nei testi abbondano i toni cabarettistici (Tragico samba). Memorabile l’inebriante schifezza della sua cover di Dreamer dei Supertramp, grossolanamente tradotta in Sgualdrina.

Zero

Elettronica, melodia e testi che sfiorano il nonsense. La formula non cambia e nemmeno il risultato finale. David Bowie, uno degli evidenti punti di riferimento del gruppo, viene omaggiato con una cover di Always Crashing In The Same Car.

Zaireeka

I 4 CD contengono parti diverse delle stesse otto canzoni, imparentate per stile con quelle di The Soft Bulletin. I dischi si dovrebbero ascoltare contemporaneamente con quattro apparecchi in sincronia perfetta per avere il quadro completo, e allo stesso tempo ciascuno è mixato per suonare in modo autosufficiente. Siccome la prima ipotesi è improbabile, le sfasature tra i dischi e la riproduzione parziale moltiplicano le possibilità di ascolto e cognizione dell’opera da parte di chi ne fruisce (un album interattivo, da questo punto di vista).

Zenyatta Mondatta

Il disco della maturità dei Police e del perfetto affiatamento raggiunto tra i tre musicisti: Sting soprattutto dimostra una vena più matura ed evoluta rispetto al reggae-punk dei primi tempi. Un po’ come facevano i Creedence, anche i Police riescono a scrivere grandi canzoni a 45 giri, abbastanza per farne un album: qui ci sono Don’t Stand So Close To Me e De Do DoDo ma anche il resto del disco è di eccellente livello.

Zero Hour

Guidati dal cantante, autore, chitarrista ed ex Nerves Peter Case, i californiani Plimsouls — Eddie Munoz (chitarra), Lou Ramirez (batteria), Dave Pahoa (basso) — esordiscono con un folgorante mini con cinque brani. Influenzato da Elvis Costello e Graham Parker, Case scrive micidiali brani power pop come Great Big World o Zero Hour e rende omaggio a Otis Redding con una caotica e divertente cover di I Can’t Turn You Loose di Otis Redding.

Zerolandia

Mentre in metà del paese fanno danni le pallottole e i cantautori, lui si tiene stretta l’altra metà, e la intrattiene con maestria. Riesce ad essere trasgressore in Il triangolo e Sbattiamoci e moralista in Sesso o esse, ma giura di essere coerente. In fondo non è così importante: quando non si prende troppo sul serio — come in buona parte di questo disco — è quasi irresistibile.