Beatles For Sale

Il successo è in progressione inarrestabile, la vena subisce qualche inevitabile contraccolpo, minimi inciampi verso l’Olimpo del Rock. Sono Beatles stanchi, che accusano i primi segni di stress da successo, prigionieri dello show business, "in vendita" come suggerisce il titolo.

Ne consegue un repertorio non brillantissimo, di nuovo infarcito di covers ma con qualche segnale di novità, tutte attribuibili a Lennon (I’m A Loser, No Reply). No Reply, Baby’s In Black, Eight Days A Week, Every Little Thing i brani famosi.

A Hard Day’s Night

Colonna sonora di uno dei celebri film del beat, vicende scioccherelle e autobiografiche al ritmo di alcune tra le più famose canzoni dei primi anni, tutte firmate da John e Paul: A Hard Day’s Night, I Should Have Known Better, If I Fell, And I Love Her, Tell Me Why, Can’t Buy Me Love, Any Time At All.

Già si intravedono i tipici elementi compositivi dei due autori: introspezione autobiografica per Lennon, pura romantica melodia per McCartney. Iniziano qui cinque anni straordinari, frenetici, creativi, trionfali.

Another Side Of Bob Dylan

L’altro lato del titolo è quello dell’introspezione. Anticipando quella che sarà la svolta più importante della sua vicenda artistica — il passaggio al rock — Dylan abbandona i temi sociali per affrontare il privato.

Le canzoni più esplicite in questo senso sono la prima e l’ultima, All I Really Want To Do e It Ain’t Me Babe, che molti interpretano come una sorta di dichiarazione di intenti, ma altrettanto efficaci sono To Ramona e Ballad In Plain D, senza dimenticare Chimes Of Freedom e Motorpsycho Nitemare.

The Times They Are A-Changin’

Nell’America ferita dall’assassinio del Presidente John Kennedy, Dylan dice che "i tempi stanno cambiando". Questo è il suo secondo disco "politico" e contiene un capolavoro assoluto come The Lonesome Death Of Hattie Carroll, sferzante e durissima nei confronti dei razzisti.

Tra gli altri brani citiamo almeno With God On Our Side, When The Ship Comes In e Boots Of Spanish Leather.

The Animals

È probabilmente Graham Bond a segnalare gli Animals al produttore, discografico e manager Giorgio Gomelsky, che porta il grande bluesman Sonny Boy Williamson a Newcastle e gli fa registrare due dischi con i cinque giovani musicisti.

Gli Animals fanno il loro debutto londinese al Crawdaddy di Gomelsky e si esibiscono in seguito allo Scene e al Flamingo. Il loro manager, Mike Jeffries utilizza l’EP come demo e alla fine spunta un contratto con Mickie Most, un ex cantante diventato produttore indipendente. Ed è Most a portare gli Animals alla Columbia.

Nella seconda session vengono registrati i primi due singoli. Baby Let Me Take You Home, adattamento di un tradizionale inciso anche da Bob Dylan col titolo Baby Let Me Follow You Down (ma Chas Chandler ha sempre sostenuto che gli Animals la presero di un disco di Josh White), esce nel marzo 1964 e arriva a un rispettabile 21mo posto in classifica. The House Of The Rising Sun, ancora una volta ripresa da Josh White (e registrata da Dylan), viene giudicata "troppo lunga" e "noiosa" dalla casa discografica, ma su insistenza di Mickie Most è alla fine pubblicata e vola subito al primo posto delle charts britanniche, gettando solide basi per la carriera della band di Newcastle.

Pubblicato a novembre dello stesso anno e trainato da The House Of The Rising Sun, l’album raggiunge il sesto posto in classifica in Inghilterra. Fra i brani in repertorio, The Story Of Bo Diddley, un divertente bigino di storia rock che rivela le doti di "giornalista musicale" di Eric Burdon, come poi documentato da Monterey e San Franciscan Nights all’epoca dei New Animals.