Guitar Town

Texano di adozione (è nato in Virginia), Steve Earle è uno degli artisti più sinceri e radicali della recente scena americana. Il suo primo LP è classico e ottimo country rock, uno stile fresco e brillante nel quale la tradizione americana viene rivisitata con lo spirito rock di colleghi come Bruce Springsteen o John Mellencamp, con i quali Earle manterrà nel tempo molti punti in comune.

Transcendental Blues

Via dalla tradizione stretta di The Mountain, è un ottimo album di graffiante folk rock che piace anche per la sua varietà. Folk essenziale, rock Springsteeniano, Texas music, country, fino all’Irlanda rivisitata di Galway Girl. Suonano i Dukes in formazione rinnovata, più il fratello, la sorella e amici vari.

Train A Comin’

Il brutto periodo (anche un arresto per droga e un periodo di disintossicazione) si conclude di fatto con un disco che fa segnare un nuovo inizio di carriera, e forse anche di vita: un album acustico, forse il più personale fino a ora, in cui figurano ospiti come Norman Blake, Peter Rowan, Emmylou Harris (e anche una curiosa cover di I’m Looking Through You, dei Beatles).

The Revolution Starts… Now

Lo sdegno e l’inquietudine per i tempi che viviamo spingono Earle a un disco violento e squilibrato, che si cura poco della musica per strillare forte il proprio dissenso contro George Bush e la brutta America dei nostri tempi. L’album più “militante” dell’artista, con brani fortemente politicizzati come F The FCC e Condi Condi (velenosa serenata d’amore a Condoleeza Rice). Co-prodotto con Ray Kennedy, un cameo di Emmylou Harris in Comin’ Around.

STEVE EARLE/TOWNES VAN ZANDT/GUY CLARK: Together At The Bluebird

Registrazioni da un concerto del settembre, 1995. Via dalla tradizione stretta di The Mountain, è un ottimo album di graffiante folk rock che piace anche per la sua varietà: folk essenziale, rock springsteeniano, texas music, country, fino all’Irlanda rivisitata di Galway Girl e all’ombra lunghissima di Bob Dylan (When I Fall, I Can Wait). Nuova formazione dei Dukes più il fratello, la sorella e amici vari.

Jerusalem

Un disco controverso, molto criticato dal pubblico americano, accolto con grande entusiasmo da quello europeo. Non è solo la presenza della famosa John Walker’s Blues, una cruda ballata dedicata al “talebano americano” arrestato in Afghanistan, ma è il tono generale dell’album, zeppo di accuse al sistema americano e dei suoi modelli di vita, che gli procurano da più parti l’accusa di comportamento anticamericano e il boicottaggio di molti media: è una piccola e ridicola riedizione della famigerata caccia alle streghe del periodo maccartista.

Side Tracks

Una bella raccolta di brani sparsi dell’ultima parte di carriera che funziona egregiamente anche come lavoro a sè: alcune canzoni provengono da colonne sonore (Dead Man Walking, per esempio), altre sono rimaste fuori dagli album.

The Hard Way

Earle sta vivendo un periodo di buona notorietà ma di pessime condizioni psicofisiche, per via di seri problemi di droga e alcol. Nonostante la precarietà del momento riesce a produrre un disco forse meno incisivo di quanto ci si aspettasse ma ugualmente forte sui temi rock di The Other Kind e Justice In Ontario e su quelli della lunga ballata acustica Billy Austin. Accompagnato come sempre dai Dukes, compare anche la sorella minore Stacey e il coro di una chiesa di Memphis.

I Feel Alright

La nuova fase artistica, facilitata anche da un nuovo contratto con una grande etichetta, rivela un artista che ha superato i problemi personali e che mostra lucidità artistica, eccellente vena compositiva, e soprattutto una forte carica interpretativa e introspettiva, capace di produrre per esempio una forte canzone autobiografica come Cocaine Cannot Kill My Pain. Belle anche Hard-Core Troubadour, More Than I Can Do, e il duetto con Lucinda Williams di You’re Still Standing There.

Early Tracks

Alcune canzoni di un album del 1983, rimasto inedito, più brani da 45 giri e dall’EP Pink And Black. Molto rock e poche tracce di classe ma compare la prima stesura della classica The Devil’s Right Hand.

BBC Radio 1 In Concert

Registrazione di un bel concerto del 1988, al Town & Country di Londra, con tutti i pezzi migliori del primo periodo, da Copperhead Road a The Devil’s Right Hand a My Old Friend The Blues, più la When Will We Be Married dei Waterboys, la Dead Flowers degli Stones.

The Mountain

Un altro disco forse marginale rispetto alla discografia principale ma indicativo della imprevedibilità del personaggio: è un tributo alla scena bluegrass americana, registrato con il gruppo tradizionale Del McCoury Band più ospiti (Gillian Welch, Emmylou Harris, John Hartford, Mary Stuart, Peter Rowan), con brani tutti firmati da Earle.

El Corazòn

Un disco che alterna ballate acustiche (Christmas In Washington, Fort Worth Blues), pezzi più elettrici (Taneytown), e anche divagazioni country (I Still Carry You Around), che vuole recuperare certe sonorità del passato e che ribadisce la bella forma del texano, artista carismatico e dai messaggi forti e chiari. Affiorano sonorità country e bluegrass, rock elettrico e acustico, e tutto il campionario di cui dispone l’artista. Un pezzo è ancora con i Supersucker, un brano è dedicato a Woody Guthrie, un altro a Townes Van Zandt.

Exit O

Alla guida dei Dukes, una band (con il chitarrista Bucky Baxter) che lo accompagnerà per tutto il primo periodo, Earle ribadisce un robusto suound chitarristico che va sempre più speditamente verso il rock. Nowhere Road e I Ain’t Ever Satisfied i brani migliori.