Orange

Dal soul a uno stomp forsennato: è Bellbottoms; Orange è un baccanale di primitivismo postmoderno, con una produzione più accattivante; come in Extra Width, si tratta di disseccare le armonie del blues nero, del soul, del garage, del rock and roll, dello psychobilly orgiastico dei Cramps (Dang), dei Rolling Stones (Brenda), e dissezionarle nella solita febbre decostruttiva, Flavor, con Beck, è una rivelazione: l’ascendente del linguaggio scarnificato dell’hip hop nella sintassi anarchica di Spencer. Il trio si avvale anche di uno strumento prediletto e particolare: è il theremin, scatola di onde musicali usata nel brano che intitola l’album (è quello che si vede nel disegno della copertina).

Crypt Style

Lo si può chiamare il secondo esordio, con una registrazione e una scaletta in parte differente rispetto all’omonimo per la Caroline. Attorno a quel primo repertorio si aggirava già A Reverse Willie Horton (Public Pop Can, 1992 &Stelle=2;), un bootleg, ricavato per dolo, sembra, da delle cassette personali che Jon Spencer aveva fatto girare tra conoscenti.

BLUES EXPLOSION: Damage

Cambio di sigla, sparisce il nome del leader e si accentua l’idea del collettivo. Un album molto distorto e lavorato, con la batteria in evidenza, il canto ferocemente sincopato e violenti sbordi di suono — “con le radici”, come dice il leader, “nel profondo del grasso d’America”. Rivals è un buon esempio ma ancora meglio Fed Up And Low Down, con il sax di uno zio putativo di Spencer, il vecchio disperato James Chance. Produce ancora Jordan, con una serie di altri collaboratori fra cui DJ Shadow e Dan The Automator.

Xtra Acme USA

Outtake da Acme con una serie di remix. L’edizione europea della Mute si chiama Acme Plus. Per continuare il discorso, esce un album accreditato a Jon Spencer Blues Explosion & Dub Narcotic Sound System, l’interessante Sideways Soul (K, 2000 &Stelle=3;).

Now I Got Worry

L’inizio è l’urlo pazzoide con cui Spencer azzanna Skunk, una gazzarra divertentissima proseguita nell’hardcore di Identity. Piacciono il rockabilly di Wail e il r&b al vetriolo di 2Kindsa Love, scampoli più diretti in un insieme dai forti contrasti. Spencer è attratto in misura crescente dall’hip hop (Fuck Shit Up, con il Dub Narcotic Sound System di Calvin Johnson) e gioca sia con il tastierista Money Mark (Beastie Boys) che con la leggenda della Stax Rufus Thomas (ospite in Chicken Dog).

Plastic Fang

Per la prima volta il trio ha un produttore esterno, Steve Jordan, ex collaboratore dei Rolling Stones e anche di &tBB King che lo aiuta a trovare un pieno e rotondo suono rock and roll (Sweet And Sour) e rock blues (Down With The Beast). Spencer ha il pallino degli Stones sin da quando coi Pussy Galore rifece per intero Exile On Main Street. Lui l’erede moderno di Jagger e Richards? O piuttosto di Dr John, che compare in Hold On? Interrogativi che rimangono aperti.

The Jon Spencer Blues Explosion

Jon Spencer (chitarra, voce), ex leader dei Pussy Galore, Russel Simins (batteria) e Judahz Bauer (chitarra), hanno una loro idea di blues non ortodossa, una metafora dello stesso più il punk, un tot di noise e quindi garage, r&b, funk. Write A Song e Eliza Jane sono in orbita Sonic Youth; per Rachel e ’78 Style siamo al rockabilly dei Cramps. Il trio è urbano come i primi e ha il gusto da sotterraneo polveroso dei secondi.

Acme

“I Don’t Play No Blues, I Play Rock And Roll”. Parola di Spencer, da Talk About The Blues, groove profondo mixato da Dan The Automator. Non è voltafaccia, anche per “Rock And Roll” è necessario allargare e astrarre il significato. Acme per Jon è il disco dei mille cambi in uno, un collage fatto di altri collages. Esplosione di melodie temperate e di colori magici, Magical Colors: soul, hip hop, gospel. Bianco, nero, rosso, giallo, arancione. Il carisma di Spencer si sente dietro a tutte queste soluzioni, cui mettono le mani a turno almeno tre diversi produttori: Steve Albini, Calvin Johnson, Suz Dyer.

Extra Width

Un trio senza il basso come quello di Hound Dog Taylor, un frontman ululante e famelico, una decostruzione semiotica delle dodici battute in una virtuosa bassa fedeltà. Cos’è, revisionismo o autopsia? Non è puro blues, se blues si possono chiamare le combinazioni contorte e fuori dai gangli armonici di Bauer e Spencer e le rullate di Simins. Non resta che tracannare via via la spinta funky di Afro, il moto soul di Soul Typecast, un legnoso Rockabilly (Pant Leg), fino alla scostumata orazione/jam di The World Of Sex; e i legami con la musica del Delta ci sono tutti (History Of Lies). Il miglior lavoro del trio di Jon Spencer? Difficile dirlo. In Extra Width l’esplosione blues è già completa.