Trust

Affiora un pizzico di routine, nel songwriting del leader e nel suono degli Attractions. Ma Clubland e New Lace Sleeves, infiocchettate dagli ornamenti jazz-classicheggianti dell’impareggiabile Nieve, sono due dei brani migliori in repertorio, Different Finger anticipa l’imminente parentesi country&western e Shot With His Own Gun prelude, con molto anticipo, al classico schema voce-pianoforte che diventerà un modulo classico della maturità costelliana.

Punch The Clock

Due produttori di grido, Clive Langer e Alan Winstanley (Madness, Dexy’s, ecc.), cercano di riportare il maturo Elvis in cima alle classifiche.

Everyday I Write The Book rimane ad oggi uno dei pezzi più accessibili del suo catalogo, ma in una sequenza di vivaci, scattanti r&b e pub rock farciti da sezioni fiati e voci di contorno la vera anima di Costello affiora nelle canzoni "politiche" e più ombrose: la minacciosa sci-fiction per pianoforte e voce di Pills And Soap e la stupenda ballata Shipbuilding, dolente commento d’attualità sulla guerra da operetta delle Falklands incorniciato dall’inarrivabile "spleen" della tromba di Chet Baker.

Goodbye Cruel World

"Congratulazioni, avete appena comprato il nostro album peggiore!", scriverà onestamente l’autore nelle note di copertina di una ristampa successiva. Anche Costello cade, inopinatamente, vittima degli anni ’80 e cede alle lusinghe di arrangiamenti sintetici, oggi irrimediabilmente datati. T

he Only Flame In Town è un soul patinato che ben si adatta alla voce dell’ospite Daryl Hall, I Wanna Be Loved una morbida torch song elettronica accompagnata dai vocalizzi femminei di Green Garthside degli Scritti Politti.

King Of America

La reazione all’artificiosità del disco precedente non si fa attendere: Costello licenzia (temporaneamente) gli Attractions, recupera la sua vera identità (firmandosi Declan MacManus) e affida a T-Bone Burnett, esperto di "roots music", il compito di guidarlo nel disco più nudo e sincero della sua carriera.

Il titolo non mente: la fanno da padrone chitarre acustiche, ballate di sapore rurale, blues e country &western. Il protagonista, che raggruppa una bella accolita di leggendari session men americani (tra cui James Burton, Jerry Scheff e Ron Tutt, accompagnatori di Presley) sotto la sigla "Costello Show", sforna alcune delle sue canzoni migliori (Indoor Fireworks, I’ll Wear It Proudly, American Without Tears) e rivernicia in convincente chiave folk-rock anche la celebre Don’t Let Me Be Misunderstood.

Almost Blue

Elvis sconcerta tutti con la prima di una sequenza di mosse spiazzanti: va a Nashville, cuore della tradizione musicale bianca d’America, e si affida alle mani esperte del produttore Billy Sherrill, inventore del genere "countrypolitan".

Tra i due volano scintille: ma nel suo esotico viaggio tra Hank Williams, Patsy Cline, Merle Haggard e Gram Parsons, l’inglese si sforza di aderire al ruolo, per lui inedito, di "interprete", lavorando con impegno per superare i suoi limiti vocali.

Get Happy!!

Desideroso di lasciarsi alle spalle lo stile new wave del disco precedente, Costello confeziona il suo primo "concept" musicale, cucendo per le sue canzoni abiti soul, di marca Stax, Hi e Motown.

Venti pezzi in scaletta (un’enormità, in epoca di vinile), due cover (Sam & Dave e Merseybeats), citazioni sfacciate (Temptation ricalca la Time Is Tight di Booker T & The MG’s), il disco fila liscio e compatto con una sequenza di pop/r&b succinti e senza fronzoli intervallati da ballate di gran classe (King Horse, Possession, Riot Act).

Ten Bloody Marys & Ten How’s Your Fathers

Da cultore e collezionista di dischi, Costello adora 45 giri, lati b e "alternate version". E la sua prima "compilation" di hit e rarità (che in Inghilterra esce inizialmente solo su musicassetta) permette di fare ordine in una discografia già frastagliata, con scalette degli album modificate da nazione a nazione.

Imprescindibili almeno tre pezzi non pubblicati sugli LP di stampa inglese: l’aguzzo reggae-rock di Watching The Detectives, il beat rabbioso di Radio Radio (dove Elvis se la prende col conformismo dell’etere) e l’arrembante (What’s So Funny ‘Bout) Peace, Love & Understanding, firmata da Lowe.

Tutte assenti dalla versione americana del disco (Taking Liberties, Columbia, 1980, &Stelle=3;), che le sostituisce con altrettanti brani tagliati dalle edizioni USA degli album.

Imperial Bedroom

Costello è pronto ad abbandonare il rock tutto nervi e scatti dei primi dischi per abbracciare il pop d’autore. Per confezionare il suo Sgt. Pepper’s arruola l’ingegnere del suono Geoff Emerick, già assistente di George Martin in Abbey Road, e dà sfogo ad una versatilità compositiva finora inimmaginabile.

Le chitarre e l’asprezza degli esordi resistono in Beyond Belief e Shabby Doll: ma il resto sono tanghi notturni (The Long Honeymoon) e jazz afterhours (Almost Blue), sezioni d’archi soffici come nuvole di zucchero filato (Town Cryer) e canzoni pianistiche alla Elton John (Human Hands), ballate ad ampio respiro (Man Out Of Time) e lamenti da "crooner" del ventesimo secolo (Kid About It).

Voci sovraincise, corni francesi, partiture scritte (da Steve Nieve, nel ruolo ufficiale di arrangiatore) segnalano il glorioso passaggio dell’autore alla piena maturità artistica.