George And James — American Composers Series: Volume 1

La lente deformante dei Residents si ferma a scrutare la musica di George Gershwin e James Brown. Del primo, vengono riprese Rhapsody In Blue, I Got Rhythm e Summertime, trasformate in strani deliri tra l’horror e l’infantile. Il Godfather of soul viene invece omaggiato/oltraggiato con una spaventosa manipolazione del celebre Live At The Apollo Vol. 1.

God In Three Persons

Un album concept (in origine su doppio LP), con la musica che funge da colonna sonora a una voce narrante. La vicenda si sviluppa intorno a una coppia di gemelli siamesi, che simboleggiano il piacere e il dolore, divisi dall’intervento di una terza forza, un uomo. La storia è pretenziosa, ma viene compensata da parti musicali interessanti, che mescolano cori, strane parti di fiati e altrettanto strani arrangiamenti orchestrali.

The King And Eye

I Residents pagano finalmente tributo ad Elvis Presley con versioni da incubo di successi come Hound Dog, All Shook Up e Return To Sender. Suona come una colonna sonora dello spaventoso declino di Elvis, scandita dalle cinque parti di The Baby King, in cui un narratore racconta la storia di Elvis come una favola grottesca. In tema di cover efferate, i Residents hanno comunque fatto di meglio.

Fingerprince

La prima indicazione che i Residents non si accontentano di accoltellare il pop. Buona parte dell’album è occupata dal balletto in sei parti Six Things To A Cycle, costruito su una storia che vede l’uomo soccombere a una nuova specie, imperfetta e rozza quanto la razza umana.

The Residents Commercial Album

Il gruppo torna a tormentare il pop con 40 brani da un minuto. Il concetto di base è quello di condensare l’essenza della canzone, eliminando le ripetizioni di strofe e ritornelli che allungano la durata ai tre minuti canonici. Il risultato è una Top 40 assurda, con motivetti orecchiabili e storpiature eccentriche. Si può considerare come la porta d’entrata più facile al’universo parallelo dei Residents.

The Third Reich ‘n’ Roll

Nuovo attacco al pop, con un lavoro composto da Swastikas On Parade e Hitler Was A Vegetarian, due lunghi (e inquietanti) assemblaggi di motivi celebri sovrapposti e ridotti a caricature grottesche. Altrettanto disturbante la grafica della copertina, tra svastiche e l’immagine del presentatore televisivo Dick Clark vestito con l’uniforme di Adolf Hitler.

Demons Dance Alone

I Residents festeggiano trent’anni di attività con una raccolta di pezzi scritti dopo l’11 settembre dell’attentato alle torri di New York, presentata come un documento del lato più riflessivo del gruppo. Meno stranezze e atmosfere più tranquille, almeno in parte. La tipica eccentricità emerge comunque in pezzi come Life Would Be Wonderful o Mickey Macaroni.

The Tunes Of Two Cities

Seconda parte della trilogia. Meno legata alla trama, presenta le musiche delle due civiltà che si scontrano. Pezzi indefinibili come Song Of The Wild dimostrano che il gruppo è ancora capace di scrivere brani che sfuggono a qualsiasi logica musicale corrente.

Duck Stab/Buster & Glen

I Residents tornano a smontare il pop in due EP, poi raccolti in un unico album. Stavolta privilegiano il gusto per l’assurdo e il nonsense, passando da momenti più sinistri come Hello Skinny a citazioni surf e r&b (in The Booker Tease). Sperimentale ed elettronico, senza cercare la provocazione irritante.

Meet The Residents

La copertina originale (Meet The Beatles con le facce dei quattro di Liverpool pesantemente modificate) rende bene l’idea alla base dell’album: come sfigurare il pop e la cultura che lo ha generato utilizzandone i suoi stessi elementi. I Residents piegano alla loro logica These Boots Are Made For Walking, jingle pubblicitari e muzak di varia natura. A decenni di distanza, suona ancora alieno e straniante.