American Beauty

È il momento magico del gruppo, che infila il terzo capolavoro in successione. Clima e premesse sono analoghi al disco precedente, ma il “follow up” non è da meno, grazie anche all’emergere delle qualità autorali di Weir (sua la solare, countryeggiante Sugar Magnolia), mentre Lesh firma forse il suo pezzo migliore con Box Of Rain. Hunter, autore di tutti i testi, rinnova con Garcia un sodalizio magico: i due sfornano le delizie old style di Friend Of The Devil (al mandolino c’è David Grisman), le armonie scritte in cielo di Ripple e Brokedown Palace, una Candyman dal passo felpato e avvolgente. Il ritmo accelera nel finale con Truckin’, sforzo collettivo che racconta a suon di rotolante boogie-rock glorie e miserie della vita on the road. In studio, per la prima volta, diversi ospiti, con i New Riders Of The Purple Sage al completo. Il titolo del disco si riferisce ad un tipo di rosa, raffigurata nella bella copertina di Alton Kelley e Stanley Mouse.