JOE JACKSON BAND: Afterlife

Il viaggio a ritroso nel tempo si completa con una convincente serie di esibizioni dal vivo di cui questo album rappresenta un buon compendio (un po’ magro, però: 13 pezzi in scaletta). Si parte con una Steppin’ Out per voce e pianoforte, poi il quartetto rianima i ritmi in levare di Beat Crazy, Look Sharp e Sunday Papers e le rasoiate new wave di One More Time, Don’t Wanna Be Like That e Got The Time, condendo il piatto con qualche bella guarnizione dall’ultimo album in studio. Un bell’esercizio di rivisitazione del tempo che fu, giocato con le giuste dosi di energia e di ironia (a partire dal titolo).

 

JOE JACKSON BAND: Beat Crazy

Incoraggiato da una riuscita cover di The Harder They Come di Jimmy Cliff (disponibile solo su EP e su alcune antologie), il musicista inglese si tuffa a capofitto negli abissi del reggae, del dub e dello ska giamaicano. Ci perde qualcosa in immediatezza: ma la title track, percussiva e tribale, è uno dei pezzi più divertenti e graffianti in repertorio, Mad At You un interessante esercizio di new wave psichedelica, One To One e Biology ulteriori esempi di uno sguardo acuto e ironico sui rapporti tra i sessi.

 

JOE JACKSON BAND: Volume 4

L’inattesa reunion (temporanea) della Joe Jackson Band originale si rivela essere un tuffo nostalgico e rigenerante nel passato. Esecuzioni scintillanti e belle canzoni (Chrome, Love At First Light) come ai vecchi tempi: ma per la prima volta Jackson si guarda indietro, e non è quel che ci si aspetterebbe da uno come lui.