Forbidden Fruit

Scelta di brani decisamente forte, in particolare rivolgendosi alle composizioni del grande Oscar Brown Jr., tra cui quella che dà il titolo all’album e la più nota Work Song. Altro tema di rilievo è Gin House Blues.

Live At Ronnie Scott’s

Appuntamento classico per molti artisti in tour in Inghilterra, quello al Ronnie Scott’s trova una Simone in buona serata (accompagnata solo da un batterista), con un repertorio che include Mississippi Goddam, See-Line Woman, Be My Husband, The Other Woman e Moon Over Alabama (Weill-Brecht).

It Is Finished

Più articolato del precedente, passa da The Pusher (Steppenwolf), a Let It Be Me (Becaud), allo spiritual Com’ By H’Yere–Good Lord, a temi afro (Westwind, dedicato a Miriam Makeba), all’insinuante blues I Want A Little Sugar In My Bowl.

Black Gold

Decisamente una delle migliori performance della grande artista che lascia segni indelebili con temi quali Black Is The Color Of My True Love’s Hair, To Be Young Gifted And Black e l’incalzante The Assignment Sequence.

Four Women: The Nina Simone Philips Recordings

Il box raccoglie i sette album pubblicati fra il ’64 e il ’67 (ristampati a coppie nei ’90), periodo in cui la Simone si impegna anche nelle testimonianze e proteste antirazziste, fino ad assumere posizioni politiche estreme. Nell’ordine, In Concert &Stelle=4;, Broadway-Blues-Ballads &Stelle=3;, I Put A Spell On You &Stelle=3;, Pastel Blues &Stelle=5;. Let It All Out &Stelle=3;, Wild Is The Wind &Stelle=4;, High Priestess Of Soul &Stelle=4;. Scorrono piccoli e grandi capolavori: Don’t Smoke In Bed, Don’t Let Me Be Misunderstood (poi degli Animals), See-Line Woman, I Put A Spell On You, Ne Me Quitte Pas, Be My Husband, Strange Fruit, Mood Indigo, Don’t Explain, Lilac Wine (ripresa da Jeff Buckley), e le sue impegnate scritture Mississippi Goddam e Four Women.

Nina With Strings

Come da titolo, il disco è caratterizzato dall’uso degli archi, anche se l’artista riesce ad evitare di esserne sovrastata. La scelta di autori e dei brani è prevalentemente orientata al pop (Spring Is Here, Falling In Love Again).

Nina’s Back

Ritornata negli USA, registra questo album con una formazione che comprende ottoni, percussioni, chitarra, e tastiere, avvicinandosi a un sound più adatto ai tempi e rivisitando la vecchia I Loves You, Porgy e la più recente Fodder In Her Wings.

Let It Be Me

In trio al Vine St. Bar & Grill di Hollywood, l’artista afroamericana è in discreta forma, e sostanzialmente se la cava grazie al mestiere, passando dall’hit di ritorno My Baby Just Cares For Me, a Sugar In My Bowl e Just Like A Woman, per finire con Baltimore.

Nina Simone And Piano!

Splendido esempio della sua arte per solo voce e piano, il disco ha momenti di rara intensità (Nobody’s Fault But Mine, Everyone’s Gone To The Moon). Nelle ristampe del 1999 (viene accoppiato a Silk And Soul) e del 2002 sono aggiunti bonus differenti.

Sugar In My Bowl: The Very Best Of Nina Simone, 1967-1972

Passata alla RCA, si mantiene ad alto il livello, incidendo brani di ogni genere (anche cover di Dylan, Leonard Cohen, Randy Newman, George Harrison, Bee Gees, modellate in modo personalissimo). Consolida l’impegno socio-razziale, con sue composizioni quali To Be Young, Gifted And Black, Blues For Mama (scritta con Abbey Lincoln), e con l’adattamento di poemi quali Backlash Blues (Langston Hughes) e molto altro.

Silk & Soul

Come suggerisce il titolo, l’album ha un carattere più sofisticato del precedente, ma con”tiene alcune pregevoli incisioni, tra cui una significativa I Wish I Knew How It Would Feel To Be Free e la sua classicheggiante Consummation.

Nina Simone At The Village Gate

Ancora qualità di registrazione discreta e varietà di temi, l’album contiene House Of The Rising Sun, l’afro Zungo, lo spiritual Children Go Where I Send You. Ristampato insieme al precedente live, col titolo Nina Simone At Newport, At The Village Gate — and Elsewhere… (Westside, 1998), in doppio CD con sette inediti.

Nina Simone Anthology: The Colpix Years

Per pagarsi le lezioni di piano classico, Eunice Kathleen Waymon (1933-2003), suona e canta in locali notturni e cambia il nome in Nina Simone. Ottiene un contratto con la Bethlehem per la quale registra Little Girl Blue (1958) e Nina Simone And Her Friends (1960) ricavandone il primo hit con la gershwiniana I Loves You Porgy (’59). Poco dopo passa alla Colpix per la quale ottiene alcuni successi minori, Nobody Knows You When You’re Down And Out (Bessie Smith) e Trouble In Mind, ma l’attività discografica e concertistica è intensa e produce diversi album che contengono incisioni di rilievo, di vario stile. Tra queste Fine And Mellow (Billie Holiday), Porgy (non quella di Gershwin), il tradizionale Little Liza Jane, Work Song (del grande autore e interprete Oscar Brown Jr.) e la sua If I Knew.

To Love Somebody

Oltre alla bella versione della ballad dei Bee Gees e alla sua Revolution, la Simone pesca nel repertorio di Cohen (una bellissima Suzanne) e Dylan (grande ripresa di Just Like Tom Thumb’s Blues).

A Single Woman

Album che sostanzialmente chiude la sua carriera in studio. Di taglio intimista (col pensiero rivolto alle mai risolte conflittualità con il padre, al quale si rivolge con Papa, Can You Her Me?), riesce però solo in parte ad essere incisiva quanto si propone.

Suzanne

Registrato in Francia nel ’68 rivela una Simone in grande spolvero con una bellissima versione del classico di Leonard Cohen, cui si aggiungono To Love Somebody, Black Is The Color e lo spiritual Take My Hand, Precious Lord.