God & The FBI

Un disco politico fin dal titolo, in cui l’autrice ricorda i suoi surreali trascorsi con l’agenzia investigativa federale e sbeffeggia il famigerato Edgar Hoover tentando nel contempo di aggiornare il suo linguaggio musicale. Di qui l’hip hop funk del pezzo omonimo, le atmosfere “urban” di On The Other Side e i sample di Murdering Stravinsky. Molto meglio il resto, però: il jazz acustico alla Rickie Lee Jones di Jolene, la ballata pianistica Days Like These, la presa per i fondelli di Boots Like Emmylou’s, in cui il bersaglio sono la Harris e certo establishment nashvilliano. Un’icona del genere, Willie Nelson, è invece gradito ospite in Memphis, ballata country con tutti i crismi. 

 

Hunger

Searching For America, uno dei pezzi chiave, è prodotto da Ani DiFranco, e tutti lo interpretano come un ideale gemellaggio intergenerazionale. In realtà non è, questo, uno dei dischi migliori della Ian, dignitoso ma attraversato da pochi brividi. I suoi accordi stoppati di chitarra acustica dettano un ritmo lieve alle canzoni (in On The Dark Side Of Town sembra quasi di ascoltare Bruce Cockburn) appena più accentuato in altri episodi (Black & White, Might As Well Be Monday); il jazz (Hunger, il cui testo prende a prestito un salmo biblico) e il blues (Welcome To Acousticville) sono colori sempre presenti sulla tavolozza di Janis, capace di toni teneri e commossi in Honor Them All