Grateful Dead

Noto anche come “Skull And Roses” (“Scheletro e rose”, dal disegno in copertina, ma il gruppo avrebbe voluto provocatoriamente intitolarlo “Skullfuck”), il secondo doppio dal vivo della band californiana documenta, a due anni di distanza, la crescita strumentale del quintetto (orfano per qualche anno di Mickey Hart), proseguendo le esplorazioni country/folk dei due album in studio precedenti (rivelatrice la scelta delle cover: Me And My Uncle, Mama Tried di Merle Haggard, la celebre Me & Bobby McGee di Kris Kristofferson). Chiuso il ciclo più propriamente “psichedelico”, i Dead non rinunciano all’acido (tra i ritmi convulsi di The Other One e i rintocchi ipnotici di Wharf Rat) ma sono ormai un’enciclopedia vivente di American Music (il rock and roll di Johnny B. Goode e Not Fade Away). Garcia firma uno dei suoi pezzi migliori (e mai inciso in studio) con Bertha; Playing In The Band, nuova sigla musicale della band, diventerà l’anno seguente uno dei pezzi forti dell’eccellente debutto solista di Bob Weir (Ace, WB, 1972, &Stelle=4;), con i Dead al gran completo.