On Every Street

Ultimo disco in studio per la band inglese, che a questo punto band non è più ma soltanto un redditizio passatempo per Mark Knopfler, sempre più interessato ad altre cose.

Il risultato è un disco molle, vendutissimo solo per inerzia, che passa in rassegna più stili con molto mestiere e pochissimo entusiasmo. Calling Elvis non sarebbe stato così famoso se l’avesse suonato J.J. Cale, magari anche meglio.

Gentle Giant

Con la famosa immagine del “gigante buono” in copertina, il primo LP dei Gentle Giant è uno dei grandi classici del progressive inglese. Suono pirotecnico, ricchissimo di funambolismi strumentali e vertiginosi intrecci vocali, troppo elaborato per avere successo. Funny Ways, Alucard e soprattutto Nothing At All sono tra le cose migliori del sestetto inglese e anche di tutto il periodo.

Communique

Il successo, enorme, trionfale, inatteso, porta a una replica frettolosa ma ben confezionata, senza variare di una virgola, forte di altre lunghe ballate dall’incedere tranquillo, dagli ammalianti giri strumentali, tra blues e rock. Once Upon A Time In The West e Portobello Belle sono i brani più ispirati, Lady Writer l’hit single, che tuttavia non riescono ad avvicinare il primo album.

Daughter Of Time

Formazione rinnovata, con la chitarra di Clem Clempson e la voce di Chris Farlowe. Così sistemata la band perde in fantasia e acquista in impatto sonoro, lasciando indietro le innovazioni jazz e prog per avvicinarsi a una musica ai confini con l’hard.

Theme From An Imaginary Western (scritta da Jack Bruce e Pete Brown per i Mountain) vale però il disco.

Valentyne Suite

Il capolavoro del gruppo, e anche uno dei dischi più importanti della musica inglese, che segna il passaggio tra il rock dei ’60 e il progressive dei ’70. Memorabile la suite in tre parti che dà il titolo al disco, innovative le interazioni tra tastiere e fiati, straordinari i tessuti ritmici di derivazione jazz.

Vol. 4

Ancora riff. Ancora urla strazianti. E ancora canzoni sulla droga (Snowblind), un po’ per continuare a scandalizzare i benpensanti, un po’ perché l’ispirazione latita e bisogna scrivere di ciò che si conosce. Cominciano a intravedersi netti limiti compositivi — Iommi cerca di mascherarli con incursioni nel blues.

Brothers In Arms

Il disco della consacrazione commerciale, primo nelle classifiche di mezzo mondo rock (con oltre 20 milioni di copie vendute), grazie a una spruzzata di pop un po’ dovunque.

Aiutano non poco i quattro Hit Singles (So Far Away, Money For Nothing, Brother In Arms, Walk Of Life) e un’imponente campagna promozionale. Non è il disco più bello del gruppo ma è il più impeccabile.

Making Movies

Rimasti in tre per l’abbandono di David Knopfler, i Dire Straits mettono a posto tutti gli elementi del loro stile in un disco meno famoso ma quasi perfetto, che manda a maturazione lo stile verso forme più evolute di folk, country e blues.

Al pari del suono, anche la vena di Knopfler mostra un bel passo avanti: almeno due grandi canzoni, Tunnel Of Love e Romeo & Juliet.

Master Of Reality

Dopo i primi due terremoti sonori, che scuotono anche la band impreparata a tanto favore, il disco che consolida il suono dei Sabbath, ovvero l’area buia e inesplorata tra i riff di Iommi e le urla di Osbourne. Più brutalità ma anche, stranamente, più pulizia. Un disco molto amato dagli storici del metal, specie per il "vangelo" Children Of the Grave.

Black Sabbath

Le radici sono blues, e si sente: brani come The Wizard e Black Sabbath sono elaborazioni "a effetto" di giri più ortodossi. Quel che è certo è che nessuno prima d’ora, nemmeno Who e Led Zeppelin, aveva aggredito in tal modo gli ascoltatori. Il disco è registrato in dodici ore, per una spesa di novecento dollari — bastano per entrare nella Top ten inglese.

Octopus

Atto finale di un irripetibile poker progressivo: è il disco della maturità per i Gentle Giant, che da qui in avanti non riusciranno più a evolversi, preferendo rielaborare vecchie idee, peraltro abbastanza complesse e cospicue da costituire un abbondante serbatoio. Primo album di canzoni, anche se molto atipiche, con un solo brano strumentale, e miglior successo nelle classifiche inglesi.

Dire Straits

Il disco d’esordio coglie di sorpresa un po’ tutti, per i toni pacati di un roots rock ante litteram, ballate monocordi ma fascinose, esattamente come lo stile del maestro dei Knopfler, J.J.Cale.

Il cavallo di battaglia è Sultans Of Swing, spumeggiante ballata boogie impreziosita da un celebre assolo di chitarra elettrica suonata come un acustica.

Seventh Star

Se ne sono andati tutti: Iommi fa per incidere un disco solista, ma la casa discografica astutamente gli appiccica il più solido nome della band. Per un decennio i Black Sabbath saranno un andirivieni di musicisti di discreta fama attorno al chitarrista, con ritorni a sorpresa come quello di R.J.Dio, o Butler e Ward negli anni ’90.

Paranoid

È il Sgt. Pepper del metal. Ci sono l’incredibile, stravolta War Pigs, l’allucinata Paranoid, la fantascientifica Planet Caravan, la brutale Iron Man, l’apocalittica Electric Funeral, l’ironica Fairies Wear Boots. Manca solo una tonnellata di sciovinismo (che resta specialità dei primi Led Zeppelin) e il manuale per il perfetto disco HM è completo.