Art Official Intelligence: Bionix

Quando la routine sembra aver soppiantato la proverbiale freschezza degli esordi, i De La Soul calano l’asso: Bionix non vale 3 Feet High And Rising, ma conquista nella loro discografia la piazza d’onore.

Ritratti in copertina nei panni di astronauti, i tre si fanno anticipare dalla voce di Hope Wilson che li annuncia "migliori, più forti, più rapidi". Tutto vero, con menzioni d’onore per Baby Phat, Bionix, Simply e Held Down. Tra i prelievi, spiccano Wonderful Christmas Time dei Wings e Ah! Melody di Serge Gainsbourg.

AFRIKA BAMBAATAA&THE FAMILY: Beware (The Funky Is Everywhere)

Un disco sovraccarico di soluzioni kitsch, ma ancora ascrivibile al periodo migliore del signor Kevin Donovan, classe 1960. Storica la cover di Kick Out The Jams degli MC5, che con Rock America segna una marcata attenzione verso il mondo delle chitarre. Bambaataa’s Theme si basa sul tema del film Distretto 13 — Le brigate della morte.

De La Remix

La raccolta si propone di promuovere il potenziale del trio in ambito dance nel periodo in cui nei club si impone il crossover rap — rock — house. Ring Ring Ring (Party Line Mix), Say No Go (Say No Dope Mix) e Keepin’ The Faith (Just A Touch Mix) sono rappresentativi della tendenza, ma un intero album dedicato a "questo aspetto del mondo De La Soul è pretestuoso.

3 Feet High And Rising

I De La Soul conquistano straordinaria visibilità con il successo radiofonico del singolo Plug Tunin’, per salire al vertice della classifica di vendita dei 33 giri con le 24 tracce dell’album di debutto.

È il battesimo della "Daisy Age", l’era del rap dei fiori e dell’ironia, capace di far leva in The Magic Number su un vecchio pezzo country di Bob Dorough, di giocare con l’ego a fumetti di Me, Myself And I e di realizzare con i gruppi amici A Tribe Called Quest e Jungle Brothers il manifesto afro — hippy Buddy. Regista dell’operazione è Prince Paul, anima degli Stetsasonic e fondatore della Tommy Boy Records.

Stakes Is High

Copertina in bianco e nero, immersione totale nella strada e nell’hip hop dei pionieri: la vaga aria di rilancio che si respirava in Buhloone Mindstate si concretizza nel disco più convincente dai tempi del debutto.

Sotto il ritrovato buonumore dei rapper circola molto jazz, che anima i titoli più incisivi: Supa Emcees, The Bizness, 4 More e Stakes Is High. Se tra gli artisti campionati compaiono i jazzisti Lou Donaldson e Chico Hamilton, non mancano le citazioni di Jackson Five, James Brown e Slick Rick, mentre Sunshine è esplicitamente legata alla High On Sunshine dei Commodores.

De La Soul Is Dead

Un vaso di fiori in frantumi simboleggia in copertina il momento difficile del gruppo, su cui l’esigenza di bissare il trionfo del disco precedente pesa come un macigno. Benché il sovraccarico di inserti televisivi e citazioni in libertà suoni alla lunga dispersivo, alcuni episodi sono eccellenti: il singolo Ring Ring Ring (Ha Ha Hey) è spigliato e orecchiabile, Millie Pulled A Pistol On Santa affronta l’insolito tema dell’abuso sessuale, la verve di una A Roller Skating Jam Named "Saturdays" costruita sul suono degli Chic è quella dei tempi migliori.

Art Official Intelligence: Mosaic Thump

Sempre molto seguiti dal vivo, i De La Soul sono ora un gruppo di trentenni cui le nuove leve guardano con rispetto. Dall’alto di questa autorità, il trio si impegna in un colossal a puntate, Art Of Intelligence, diviso in tre volumi separati da pubblicare in sequenza.

Il primo forza in direzione elettro digitale, ma non entusiasma, benché Oooh., con ospite Redman, e Foolin’ si avvalgano di un certo appeal radiofonico.

Buhloone Mindstate

Sulla falsariga di De La Soul Is Dead, con un’ancora più marcata vocazione al pessimismo e ai temi aspri. La sensazione è però che il trio si stia liberando dall’ansia da sovraesposizione, per immergersi con una certa tranquillità nell’hip hop più ortodosso.

Eye Patch cita il Morricone dei western di Leone, En Focus i Grand Funk di Nothing Is The Same, Stone Age il reggae d’amore di Gregory Isaacs; in generale, la voglia è tornata.

Looking For The Perfect Beat

Dopo aver partecipato all’unico album, omonimo, del combo Hydraulic Funk (Strictly Hype, 2000), Bambaataa trova finalmente giustizia discografica in una raccolta che ne immortala il periodo migliore. Oltre a Jazzy Sensation, Planet Rock e Looking For The Perfect Beat, brilla l’incontro con James Brown di Unity Pt.1, che su singolo ebbe nel 1984 grande successo.

Unica grave pecca, l’assenza della World Destruction realizzata con Lydon nel 1984.