Angeli della strada

Desideroso di cambiare e appagato dal successo, Sorrenti cerca nuove strade e scivola: pubblico e critica gliela fanno pagare carissima. Nel 1981 il singolo La strada brucia aveva sconcertato anche i fan, e il cantante, entrato in una fase di deriva personale, aveva pensato di prendersi una vacanza dalla musica. Quando torna, con un disco di elettro-pop né carne né pesce, è chiaro per tutti che nell’era dei Duran Duran non c’è spazio per un idolo delle teenagers di ieri.

L.A. & N.Y.

Contemporaneamente il vertice della fama e il punto più inspiegabile del suo percorso artistico, ovvero Tu sei l’unica donna per me (grazie a uno spot tv, popolare anche tra i giovani del 2000 col nome Dammi il tuo amore… d’altra parte la pubblicità, che regna e comanda sul Paese, non include il ritornello). Una canzonetta fine a se stessa, stucchevole per linguaggio, arrangiamento e giro armonico. A suscitare il livore della critica è anche il fatto che in un momento di PCI ai massimi storici e indiani metropolitani, controcultura e scontrocultura, la canzonetta stucchevole sbaraglia la concorrenza e per 4 mesi domina la classifica. Davvero un affronto…

Sott’acqua

Come niente fosse, o quasi. Come se gli ultimi quindici anni di tentativi frustrati non avessero fatto alcun male: Alan Sorrenti torna con un disco di pop inaspettatamente dinamico e accattivante, persino sofisticato, anche se sempre all’insegna di quella voglia di leggerezza che evidentemente è un suo tratto irrinunciabile. Tanti anni fa gli ha preso la mano, ma ora sembra controllarla. Meglio tardi che mai.

Bonno Soku Bodai

Dopo anni di oblio Alan Sorrenti torna a sorpresa presentando nel giro di pochi mesi un brano a Sanremo (Come per miracolo, che giunge ultimissima) e un LP di ispirazione buddista. Il disco ha una sua trasognata generosità, ma Alan è ancora al bando dal salotto buono della musica italiana (dove pure sta parecchia gentaglia). Lui stesso non lo promuove con troppa convinzione, e il disco naufraga in silenzio

Figli delle stelle

Con un sound incredibilmente leggero e americano, Sorrenti sfonda grazie alla title-track, uno dei brani più disprezzati dalla critica italiana, ma a tutti gli effetti una gemma: l’unico brano di disco-music italiana degno di stare alla pari della produzione di Chic e Donna Summer. Il resto del disco purtroppo è contorno, pericolosamente vacuo, una ricerca della leggerezza (Donna luna) con pochi guizzi di livello.

Di notte

Squadra che vince non si cambia: Non so che darei è un’altra canzonetta stucchevole, a velocità lievemente inferiore. E anche in questo caso, il cantante anglo-partenopeo è re dell’estate. E non è tutto: i fratelli Vanzina girano un tremendo film musicale che lo vede protagonista: Il figlio delle stelle, roba che al confronto i film con Gianni Morandi e Rita Pavone sembravano sceneggiati da Kubrick.