Just One Night

Una serata da favola al Budokan di Tokyo, dicembre 1979, in quintetto con Henry Spinetti, Chris Stainton, Dave Markee e un ottimo Albert Lee, che fa da seconda chitarra e occasionalmente canta.

Il primo disco illustra il Clapton più ammiccante e pop, da After Midnight a Wonderful Tonight, il secondo è un’emozionante immersione nei fondali blues della sua giovinezza — Robert Johnson e Otis Rush, Ramblin On My Mind e Double Trouble.

Money And Cigarettes

E.C. passa alla Warner e per l’occasione torna ad affidarsi al vecchio e saggio Tom Dowd. Ne viene un divertente album di blues rockabilly moderno, con un mix di brani originali e vecchi standard (Everybody Oughta Make A Change è di Sleepy John Estes, Crazy Country Hop di Johnny Otis).

A fianco di Clapton una grande band radunata per l’occasione, con Albert Lee, Donald Dunn e Ry Cooder.

Spirits Having Flown

Un disco da divi: lezioso il giusto (Tragedy, Too Much Heaven) e capace di confermare lo status planetario ottenuto grazie al film con John Travolta. Non ottenne mirabili recensioni, ma nel frangente i fratelli Gibb erano decisamente al di là di qualsiasi considerazione critica: non c’era radio che non li trasmettesse, non c’era nazione in cui non vendessero milioni di copie.

Rainbow Concert

Non è solo una questione di incerta identità musicale, ci sono anche gravi problemi di vita. Clapton è tossicodipendente e perde un anno almeno di carriera nella sua lotta contro la droga.

Questa è la testimonianza del suo ritorno sul scene, con un acclamato concerto londinese che lo vede al fianco di illustri amici (fra gli altri Townshend, Ron Wood, Stevie Winwood). In repertorio un classico Cream come Badge e cose più nuove (Presence Of The Lord, Little Wing, anche Pearly Queen dei Traffic).

Slowhand

Clapton ha ormai cambiato pelle ed è l’idolo dei giovani adulti benestanti, non più dei cercatori di forti emozioni super blues. Qui indovina il repertorio, con alcuni brani che saranno fissi nella sua scaletta per anni: da Mean Old Frisco a Lay Down Sally, da Cocaine (J.J. Cale) alla ballatona melodica di Wonderful Tonight.

Mr.Natural

Dopo uno dei tanti periodi grami della loro carriera, una delle tante resurrezioni, con un cambio di stile: su consiglio dell’amico Eric Clapton, il trio lascia perdere le armonie beatlesiane e introduce un po’ di funky e di philadelphia sound nel suo stile. È l’inizio di un processo che li porterà ad essere i re della pista da ballo — ma nella prima metà degli anni ’70, questo è ancora imprevedibile.

Backless

Stessa formula, stesso produttore (Glyn Johns), un team di musicisti praticamente identico (Carl Radle, Dick Sims, Jamie Oldaker — manca solo Mal Collins al sax). Il repertorio non riscuote lo stesso successo, anche se ci sono brani come Tulsa Time, Promises, e un paio di rarità di Bob Dylan scritte con Helena Springs.

Saturday Night Fever

La fondamentale musica del film di John Badham che segna un’epoca: i Bee Gees (recalcitranti) sono convinti da Robert Stigwood a occuparsi della colonna sonora, e il manager fa cacciare il primo regista (John Avildsen) quando questi dice che non gli piacciono Night Fever, How Deep Is Your Love, If I Can’t Have You (interpretata da Yvonne Elliman) e More Than a Woman.

Bel colpo, Mr. Stigwood: 25 milioni di copie vendute solo in America, l’apoteosi della disco music ma anche, a distanza di anni, brani eleganti e non privi di genio, che resistono all’usura del tempo.

461 Ocean Boulevard

Per guarire dal suo mal di droga, Clapton vola in Florida e si cura combinando il blues delle sue radici con il soul e il reggae. Ne viene un disco pigro e sensuale che incontra il favore del pubblico anche grazie all’attenta produzione di Tom Dowd.

I Shot The Sheriff, dal repertorio di Bob Marley, è il brano più celebre, ma spiccano anche le cover di Get Ready di Curtis Mayfield e di Willie And The Hand Jive. I Cream sono ormai lontanissimi.

Another Ticket

Clapton ha sciolto la sua formazione classica dei ’70 e, vuoi per quello, vuoi per nuovi problemi di alcol, non si ritrova più. L’album è sbiadito, anche se trova ancora buon successo e negli USA finisce nei Top 10.

È l’ultima collaborazione con Robert Stigwood, il discografico che lo aveva scoperto fin dai primi giorni Cream.

Main Course

I fan dell’epoca di Massachussets non capiscono, ma i ragazzi della crescente "febbre del sabato sera" sì: non è più solo philadelphia sound, ma è aperto flirt con la disco music. Jive Talkin’ e Nights On Broadway attraggono milioni di nuovi ascoltatori per un gruppo che veniva dato per finito, e la black music entra — con lunghi capelli e bionde barbe da hippy — nelle case di ascoltatori bianchi.

Debuttano la voce in falsetto di Barry, decisivo marchio di fabbrica degli anni a venire, e il tastierista Blue Weaver, che col batterista Dennis Byron e il già citato Kendall sarà per molti anni la parte musicale, nascosta dei Bee Gees.

Living Eyes

Nel giro di pochi mesi, dalle stelle alle stalle. Stesse sciarpone di seta, stessa formula, stesso falsetto, eppure la ditta collassa a causa della sovraesposizione, degli anni ’80 che si rivoltano ai ’70, della fine della disco music, del fiasco del film Sgt. Pepper voluto da Stigwood, e soprattutto del singolo He’s A Liar, davvero scarso.

Curiosamente, nel fiasco commerciale non sono coinvolti perché momentaneamente accantonati i tre musicisti che hanno accompagnato la famiglia per anni: Kendall, Byron e Weaver.

Staying Alive

Il cerchio è completo: con il seguito di Saturday Night Fever girato da un Sylvester Stallone deciso a "rambizzare" il personaggio di Tony Manero, la carriera dei Bee Gees (e anche quella di John Travolta) raggiungono l’usura.

Il trio fa causa a Robert Stigwood accusandolo di pessimo management (poi il rapporto verrà ricomposto) e per un po’ starà lontano dalle scene e vicino ad alcool e droga.