Third/Sister Lovers

Assistito dal produttore Jim Dickinson, Chilton realizza un disco di impronta ancora più personale, cupo, allucinato e nevrotico come il clima che circonda il gruppo in disfacimento: farà una breve comparsa nei negozi quattro anni dopo il concepimento, prima che la Rykodisc lo recuperi dall’oblio nel 1992. Holocaust (che sembra aver insegnato non poco ai Radiohead) è lo specchio più fedele dell’umor nero di Chilton, che si rifugia nel conforto delle cover (Kinks, Velvet e Jerry Lee Lewis) ma sfodera anche pop rock nervosi e di sapore antico come Thank You Friends e O Dana.

Boys Don’t Cry

Three Imaginary Boys viene rivisto radicalmente per l’uscita americana, a cui viene dato un altro titolo. Tre quarti del debutto vengono mantenuti, come i balzelli di Grinding Halt e il mini thriller di Subway, mentre i lati A di tre 45 giri sostituiscono i pezzi scartati: Boys Don’t Cry, dotato di uno scattante giro di accordi, Killing An Arab (primo in ordine di pubblicazione) che colpisce per la sua mediterraneità e l’esistenzialismo naïf ispirato a Lo Straniero di Albert Camus, e Jumping Someone Else’s Train, dai motivi incrociati di basso e chitarra. La migliore scaletta non evita il flop commerciale.

In Inghilterra il siffatto Boys Don’t Cry è distribuito nel 1983.