Live Jam

Un fratello maggiore (per quantità di pezzi) del precedente Dig The New Breed, di cui riprende il concetto della compilazione cronologica. Si parte dal Rainbow di Londra (1979), tra le urla dei fan e i lampi mod punk di The Modern World e Thick As Thieves per approdare alla “soul revue” di A Town Called Malice, Precious e Heatwave. In mezzo, Eton Rifles, Down At The Tube Station At Midnight, Strange Town e When You’re Young, sempre incendiarie dal vivo, e la spettrale, intimista The Butterfly Collector.

Goodbye

Nonostante l’enorme successo i Cream decidono di concludere anzitempo la brevissima ma trionfale carriera con un farewell album, di nuovo vendutissimo, che riunisce ancora una volta brani dal vivo (I’m So Glad, Politician, Sitting On Top Of The World) e in studio (quattro, tra cui Badge, scritta da Clapton con "L’Angelo Misterioso", alias George Harrison).

45 rpm: The Singles, 1980-82

Dedicato ai nostalgici del vinile: tutti singoli dei Jam, lati A e lati B, in ordine cronologico e suddivisi in due cofanetti. Il box quintuplo uscito quattro anni prima lo renderebbe un acquisto quasi superfluo, non fosse che i box sono molto ben confezionati, contengono anche b-side dal vivo e, soprattutto, i videoclip di numerosi brani nella porzione “enhanced” dei CD.

Confusa e felice

Ancora a Sanremo, ma con ben altra carica. Confusa e felice è quanto di più simile a ciò che in America va cantando Alanis Morissette: il graffio di una giovane donna cui il mondo va piuttosto stretto.

Colpiscono la voce (un curioso cantilenare forse imparentato con Dolores O’Riordan dei Cranberries), la convivenza tra passione rock ed eleganza, i testi personalissimi. Nel complesso, un disco di rock italiano come non se ne sentivano da tempo.

Bee Gees 1st

Una raffica di singoli di successo (New York Mining Disaster 1941, To Love Somebody, Holiday, e esclusa dalla versione originale dell’album) fanno del quintetto angloaustraliano uno dei nomi più in vista del momento: il titolo dell’album sottolinea il taglio col passato adolescenziale e l’intenzione di confrontarsi con un pop più complicato, quasi progressive.

All Mod Cons

La crisi di crescita fa bene al giovane Weller, che dopo aver meditato un precoce ritiro dalle scene diventa a vent’anni il portavoce di una generazione (in patria, perché all’estero i Jam non riusciranno a sfondare): narratore acuto e impietoso della “English way of life” sulle orme del primo Pete Townshend e di Ray Davies dei Kinks (di cui riprende l’ironica e tambureggiante David Watts), interprete delle aspirazioni, frustrazioni e disorientamenti del giovane proletariato urbano (al di là di certe presunte simpatie giovanili per i “tories” al governo). Classici a ripetizione, nel disco della sua esplosione creativa: ‘A Bomb’ In Wardour Street e Down In The Tube Station At Midnight raccontano la violenza metropolitana tra rullate militaresche e accordi sciabolanti; il riff serpentino di Mr. Clean mette alla berlina le sicurezze della “middle class”; To Be Someone riflette sulle trappole del successo, e Billy Hunt sui sogni infranti della gioventù; In The Crowd, elettrica ed esuberante, è un inno alla musica come riscatto dalla spersonalizzazione; e la delicata, inattesa ballata acustica English Rose è il gioiello nella corona di un disco praticamente perfetto.

Wheels Of Fire

L’epico tour de force del trio inglese, che sulla lunghezza delle quattro facciate (due registrate in studio, due dal vivo a San Francisco) dispiega tutto il potenziale di cui dispone. Lunghe e travolgenti versioni di Crossroads e Spoonful, con molte improvvisazioni strumentali. Tra i brani di studio la bella White Room, Sitting On Top Of The World, Politician, e la cover di Born Under A Bad Sign ne fanno il disco più famoso del trio inglese.

Idea

I Started A Joke e I Gotta Get A Message To You svolgono egregiamente il loro lavoro di singoli, ma nonostante il chiaro intento di togliersi dalla dimensione dei 45 giri per entrare in quella dei 33, lo sforzo non convince completamente. In qualche modo, gli hit danneggiano la coesione degli album, che pure sta molto a cuore al trio.

This Is Where I Came In

Il passo d’addio: un disco ignorato da tutti, perché il trio deve ancora scontare l’immane successo di qualche decennio fa. Eppure, mai come in questo album i fratelli Gibb sono tre musicisti e autori di livello, capaci di muoversi con talento e leggerezza tra i vari stili. Poco dopo la realizzazione del disco, Maurice Gibb muore di infarto, e Barry e Robin decidono di mettere la parola fine alla storia del gruppo.