Family Tree

Una deliziosa miniatura, una scatolina di plastica e cartoncino che racconta 20 anni di musica: cinque mini dischi e un CD regolare, un quadernetto di testi e un foglio piegato di note e crediti, piccole foto, disegni da un mondo strano e buffo.

I dischi sono a tema. "Roots" racconta gli anni islandesi, da sola e con i Sugarcubes ("le cose antiche che mi porto dentro e il mio patriottismo"), "Beats" gli esperimenti d’inizio ’90 con Graham Massey e Mark Bell ("il desiderio di affrontare il nuovo, l’altro, il tabù"), "Strings" la collaborazione dal vivo e in studio con il Brodsky Quartet.

Il CD normale è un greatest hits, con brani democraticamente scelti da lei e dal pubblico.

Debut

La storia ricomincia molti anni dopo; in mezzo ci sono state le avventure con Kukl e Sugarcubes e anche un disco di pop jazz con il trio di Gudmundur Ingolfsson, Gling-Glò (Bad Taste, 1990).

Bjork è ora una giovane compositrice affermata, sicura dei propri mezzi ed eccitata dal nuovo mondo sonoro oltre il rock. Il disco parla quella lingua: lampi di etno-jazz, morbidi passaggi orchestrali, molta electro dance, con la guida di una voce penetrante come un raggio laser. Prodotto da Nellee Hooper, l’album arriva al numero 3 in GB grazie a canzoni belle e fortunate come Venus As A Boy, Play Dead, Like Someone In Love.

Homogenic

Ai fan piace, al grande pubblico anche (vende bene per la prima volta pure negli USA) ma qualcuno storce il naso per la densità di certe parti, per il "troppo" che pesa sugli arrangiamenti. Eccitata e bulimica, Bjork nelle sue nuove canzoni vuole tutto: e questo nel momento in cui dichiara di voler tornare alla base, a "ritmi semplici, quasi naif, però naturali ed esplosivi, come se fossero ancora in fase di formazione.

Qualcosa di molto simile a ciò che per me è l’Islanda". Ancora Howie B. a darle una mano, e Eumir Deodato, che aveva già collaborato agli arrangiamenti di Post; ma la collaborazione più importante è quella di Mark Bell degli LFO, che co-produce il disco.

Fra i brani, Bachelorette, Hunter e Joga, dedicata al suo più caro amico islandese come ulteriore segno di riscoperta delle radici.

Selmasongs

Colonna sonora del film Dancer In The Dark di Lars Von Trier, di cui Bjork è protagonista, è un EP di mezz’ora e 7 brani molto bello e ispirato, anche se la musica soffre il distacco dalle immagini a cui è strettamente connessa.

Canzoni misurate, delicate, nel mondo fiabesco, patetico, mostruoso che Von Trier racconta così bene. Il regista ha messo la sua firma in diversi brani, fra cui I’ve Seen It All (un duetto con Thom Yorke dei Radiohead) e Cvalda (con Catherine Deneuve).

Medulla

"Medulla" vuol dire "midollo", termine biologico ma anche metafora per "quello che c’è dentro", e l’album onora il titolo; intenso, profondo, e d’altro canto chiuso, duro.

Bjork lo ha costruito come uno strano rampicante sul muro della voce, la sua e quella dei suoi collaboratori — Dokaka, Tanya Tagaq, Leila Arab, Mike Patton, perfino Robert Wyatt, che si fa riconoscere in Submarine. Non è un album "a cappella" nel senso tradizionale del termine.

È un’opera in cui la voce comunque prevale, invadendo non solo lo spazio melodico ma anche quello ritmico, con stranianti effetti; lamentosi soliloqui che esplodono e si rifrangono in un coro di schegge sonore, inni celesti tra la preghiera e il jingle, con angeli hollywoodiani che annunciano un radioso Paradiso con trombe di plastica.

Un atto di coraggio e di orgoglio che è giusto elogiare; anche se per simmetrica onestà va detto che Bjork intrigava assai più con i Sugarcubes e ai giorni verdi di Debut.

Vespertine

"L’immagine fondamentale che suggerisce quest’album è qualcuno tutto solo a casa sua, in uno stato d’animo di quieta introversione, che bisbiglia qualcosa come improvvisando. Musica tra me e me".

Bjork definisce bene così il suo nuovo album, "un Paradiso di fantasia, un bozzolo in cui mi sono rifugiata", ma dimentica di dire altro; che è un disco anche barocco, verboso, mélo, che finisce con l’opprimere con i suoi troppi zuccheri & cori angelici & metalli sonanti & arpe celestiali, e lo sfibrante intarsio elettronico di sottofondo.

Tra i collaboratori, nomi di culto della scena avant-electronica come Zeena Parkins, i Matmos, David Toop.

Telegram

In anni di revisioni e manipolazioni elettroniche, non stupisce che Bjork pubblichi un disco di remix, guardando da un altro punto di vista il suo album più recente. Quello che stupisce è il taglio originale dell’operazione, la varietà degli interventi, la fantasia: da giovani dj in calore elettronico agli LFO fino al prediletto Brodskij Quartet (terranno anche suggestivi concerti insieme), che rilegge in spettrale chiave romantica Hyper Ballad.

The Live Box

Un altro box, in attesa del disco nuovo. Questa volta è una gigantesca antologia live, una retrospettiva lunga dieci anni: sono tutti i singoli brani dei suoi album "solo" riproposti dal vivo, con orgoglio e puntiglio. Debut è un "MTV Unplugged" del 1991, Post un concerto londinese del febbraio 1997, il resto una selezione d’archivio da vari spettacoli. Con un bonus DVD di 5 brani.

Post

Bjork è ormai una star, "miglior artista femminile della scena internazionale", secondo i "Brit Awards", e nome di riferimento nel campo del rock di culto.

Qui continua la sua ricerca nel mondo delle musiche contemporanee, senza la freschezza dell’esordio ma con piglio personale e originalità.

Decisivo l’apporto di Tricky e Howie B., che affiancano Hooper nella produzione e danno al disco i giusti colori magici e inquietanti. Un viaggio fra luce e tenebre, divertimento e tormento, con brani memorabili come Hyper Ballad, Army Of Me e It’s All Oh So Quiet, cover di un vecchio standard di Betty Hutton.