Club Dogo

DA SACRE SCUOLE A CLUB DOGO

I Club Dogo, inizialmente Sacre Scuole, è un gruppo nato dall’amicizia tra Gué Pequeno e Dargen D’Amico, compagni di scuola, a cui poi si unisce Jake La Furia. Il frontman, per il suo carisma, è Dargen D’Amico. Il gruppo inizia a collaborare con artisti affermati nel panorama underground rap italiano.

Nel 1999 il gruppo pubblica 3 MC’s al cubo. Nello stesso anno il produttore Don Joe nota il trio e decide di produrre una traccia del loro album. Sacre Scuole si scioglie nel 2001, a causa di contrasti tra Dargen D’Amico e Jake La Furia. Così Jake e Gué si uniscono a Don Joe, formando un nuovo gruppo denominato Club Dogo.

L’esordio indipendente è costituito da Mi fist, LP pubblicato nel 2003 in pieno regime di autoproduzione. La produzione musicale è affidata a Don Joe.

Il successo di Mi fist è tale che viene ristampato nel 2004 dall’etichetta Vibrarecords. Successivamente il disco e il gruppo vengono premiati all’MC Giaime 2004 dove ricevono il premio come Miglior Album e Miglior Artista/Gruppo. Sempre nel 2004, in collaborazione con la Porzione Massiccia Crew, il gruppo pubblica PMC VS Club Dogo – The Official Mixtape. Nel marzo 2006, dopo numerosi live set nel biennio 2004-2005, esce il secondo album Penna capitale. La produzione è sempre affidata a Don Joe, coadiuvato in alcune tracce dalle collaborazioni dell’italo argentino Shablo, del cantante caraibico Ricardo Phillips, DJ Shocca, Deda (membro dei Sangue Misto), MC Mars, Marracash e Liv L’Raynge.

LA DOGOGRAZIA

Il 18 maggio 2007 esce l’album Vile denaro anticipato dal singolo Mi hanno detto che…. Il disco viene inciso in studi di registrazione qualitativamente migliori rispetto al passato ed è stato masterizzato allo Sterling Sound Studio di New York. Questo disco dà alla band una nuova e maggiore visibilità, ottenendo posti di rilievo in giornali prettamente hip hop come Groove Magazine, ma anche su Rolling Stone e Rumore. Poco dopo firmano un contratto con la Virgin Records. La firma per una major discografica ha di fatto scatenato per l’ennesima volta la polemica sulla “svendita” dell’hip hop italiano alle case discografiche.

Il secondo singolo estratto da Vile denaro è Tornerò da re. Nel video della canzone appare Elena Grimaldi, nota pornostar italiana, in due versioni: una versione censurata del video e una non censurata con atteggiamenti espliciti. Lo stesso anno esce il film pornografico Mucchio selvaggio, diretto da Matteo Swaitz e a cui prendono parte anche i Club Dogo. A fine 2007 il trio pubblica il videoclip di Puro bogotà, autoprodotto tra Milano e Budapest e si piazzano al primo posto delle classifiche dei video musicali italiani più visti sul web; iniziano a essere una della band italiane più cliccate di YouTube. Ad inizio 2008 il gruppo collabora alla compilation Benvenuti nella giungla, a cui partecipano tutti i componenti della Dogo Gang, con le produzioni di Don Joe e Deleterio.

Il 5 giugno 2009 esce Dogocrazia per l’etichetta Universal Records. L’album conta quindici brani e diverse collaborazioni, sia con artisti italiani come J-Ax e Terron Fabio dei Sud Sound System, che rapper d’oltreoceano come Kool G Rap. Il primo singolo ad essere estratto è  Sgrilla, che ha scatenato varie polemiche, in cui la band rappa ancora una volta molto esplicitamente. Successivamente è stato pubblicato il videoclip del brano Brucia ancora, realizzato con il rapper J-Ax, e infine il secondo singolo Boing. Nell’album in questione sono presenti due remix: uno di Amore infame, cantata con Daniele Vit, e uno di Sgrilla, con Vacca, Noyz Narcos, Ntò e Nex Cassel, non presenti nel disco originale, bensì disponibili solo su iTunes. Con la pubblicazione di questo album, i Club Dogo si confermano come una delle rap band italiane più seguite.

Appaiono nell’edizione italiana del mensile Playboy di ottobre 2009. Nel stesso anno inoltre compaiono in uno spot pubblicitario per la Nike insieme al calciatore Mario Balotelli. L’8 giugno 2010 esce La legge del cane, libro scritto da Pequeno e La Furia, per Add editore. Il 10 giugno 2010 il trio partecipa ai Wind Music Awards cantando insieme a Biagio Antonacci il singolo Ubbidirò. Il 5 luglio 2010 il trio ha preso parte all’Heineken Jammin’ Festival insieme a The Black Eyed Peas, Cypress Hill, N.E.R.D e Massive Attack.

IL CULMINE DEL SUCCESSO

Il 29 giugno 2010 esce sul loro sito ufficiale il singolo Per la gente, che ha anticipato l’uscita dell’album Che bello essere noi, pubblicato qualche mee dopo. Anticipato anche dal singolo Spacco tutto e dal videoclip del brano Voi non siete come noi, l’album debutta alla seconda posizione della classifica italiana degli album. Nell’album in questione ci sono due remix come bonus track: Spacchiamo tutto remix, remix di Spacco tutto, con Entics, Ensi, Vacca ed Emis Killa. Nel 2010 il Corriere della Sera dedica all’album una pagina intera sull’edizione nazionale. Il 15 ottobre, La Furia e Pequeno sono ospiti nel programma Le invasioni barbariche in diretta su LA7. Successivamente partecipano alla trasmissione radiofonica Deejay chiama Italia su Radio Deejay e in televisione ai programmi Colorado e  Chiambretti Night su Mediaset. Nel novembre 2010 scrivono e cantano la sigla per Deejay TV sulla base della canzone D.D.D. Nel gennaio 2011 sono ancora nell’edizione italiana del mensile PlayboyDa marzo 2011 sono protagonisti del programma televisivo Un giorno da cani, su Deejay TV. Dal lavoro svolto per il programma nasce l’EP Un giorno da cani.

LA CARRIERA DA SOLISTI

Nel  2011, i membri del gruppo si cimentano in una serie di progetti solisti: Jake La Furia collabora con Ensi e 2nd Roof Music producendo il singolo 100K, mentre Gué Pequeno pubblica il suo primo album da solista, intitolato Il ragazzo d’oro e che ha visto collaborazioni di artisti hip hop italiani quali Caprice, Caneda, Duellz, Vincenzo da Via Anfossi, Vacca, Baby K ed Emis Killa. Lo stesso anno Don Joe e Shablo pubblicano Thori & Rocce, disco che vede la partecipazione di un gruppo di artisti rappresentanti tutta la scena italiana tra i quali, oltre i Club Dogo e alcuni artisti della Dogo Gang, anche Duellz, Fabri Fibra, DJ Shocca, Bassi Maestro e altri. Il primo singolo è Le leggende non muoiono mai con Noyz Narcos, i Club Dogo, J-Ax, Marracash e Fabri Fibra. Nel 2012 è stato pubblicato il mixtape Fastlife Mixtape Vol. 3 di Gué Pequeno. Il mixtape vanta alcune collaborazioni all’interno della Dogo Gang e al di fuori del collettivo, come ad esempio Ensi, Zuli, Ntò, Fedez, Emis Killa.

Ma oltre ai progetti solisti il gruppo porta avanti anche il lavoro collettivo, così nel giugno 2012 esce il sesto album, intitolato Noi siamo il club ed anticipato da tre singoli: Cattivi esempi, Chissenefrega (in discoteca) e l’omonimo Noi siamo il club. Il gruppo partecipa successivamente all’album Hanno ucciso l’Uomo Ragno 2012 di Max Pezzali cantando con lui Con un deca. Pochi giorni dopo vengono pubblicati sul canale YouTube dei Club Dogo altri videoclip estratti da Noi siamo il club: Erba del diavolo, P.E.S., Collassato, Tutto ciò che ho e Se tu fossi me.

Noi siamo il club è stato certificato disco d’oro per le oltre 30.000 copie vendute, mentre il singolo P.E.S. è stato certificato disco di platino. Nello stesso periodo sono ospiti al talent show Amici di Maria De Filippi insieme a Fabri Fibra, Nesli e Emis Killa. Il 3 aprile 2013 il loro canale YouTube viene chiuso  a causa di continue violazione alle norme del sito. Il canale viene riaperto qualche tempo dopo.

Poco dopo viene pubblicato su iTunes Business il primo singolo estratto del secondo album solista di Gué Pequeno, intitolato Bravo ragazzo. In occasione degli MTV Italia Awards 2013 vengono nominati nella categoria Best Band. Nello stesso anno viene pubblicato il videoclip di un altro brano estratto da Noi siamo il club, ovvero Sangue blu, realizzato con J-Ax. Ad ottobre esce Musica commerciale, primo album solista di Jake La Furia.

Nel 2014 i Club Dogo pubblicano sul proprio canale YouTube un trailer relativo al seguito di Noi siamo il club. Nello stesso periodo viene annunciato il singolo Weekend.  Prodotto da Don Joe, quest’ultimo anticipa la pubblicazione del settimo album del gruppo,  Non siamo più quelli di Mi fist. Il secondo singolo Fragili è in collaborazione con la cantante italiana Arisa.  Il videoclip del brano Sayonara è realizzato insieme a Lele Spedicato dei Negramaro.

Nel 2015 esce Ora o mai più di Don Joe, nel quale è presente il brano Status Symbol, realizzato con gli altri componenti dei Club Dogo. Dopo due anni di silenzio nel 2017 esce Vile denaro 10th Anniversary, versione speciale che celebra il decimo anniversario dell’album del 2007 Vile denarocon tracce rimasterizzate e remix. Il 27 giugno, durante la promozione del proprio album solista Gentleman, Gué Pequeno dichiara in un’intervista alla testata svizzera Ticinonline che una reunion dei Club Dogo allo stato attuale è improbabile, in quanto tutti gli artisti sono soddisfatti dal proprio percorso solista.

 

Giovann Allevi

BIOGRAFIA D’AUTORE

Giovanni Allevi nasce ad Ascoli Piceno il 9 aprile 1969. Si diploma al conservatorio Francesco Morlacchi di Perugia nel 1990 con il massimo dei voti in pianoforte. Nel 1998 si laurea in Filosofia con lode cozn la tesi “Il vuoto nella Fisica contemporanea”. Nel 2001 consegue il diploma in composizione al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e frequenta l’Accademia Internazionale di Alto Perfezionamento di Arezzo, sotto la guida del maestro Carlo Alberto Neri. 

Giovanni Allevi si fa notare quando presta nel 1991 il servizio militare nella Banda Nazionale dell’Esercito Italiano: il suo talento non passa inosservato. Il maestro della banda decide di includere il pianoforte solista nel suo repertorio. Così in queste vesti, Giovanni effettua la Rapsodia di blu di George Gershwin e il Concerto di Varsavia di Richard Addinsell, portandolo in tour in molti teatri italiani. Congedatosi dal servizio militare, presenta in concerto un repertorio che annovera unicamente le proprie composizioni per pianoforte. Contemporaneamente frequenta i corsi di Bio musica e musicoterapia del professore Mario Corradini, in cui analizza l’argomento del potere della musica di rendere liberi, di rievocare ricordi, immagini ed emozioni.

Nel 1996 Allevi compone la musica per la tragedia Le Troiane di Euridipe che è rappresentata al Festival Internazionale del Dramma Antico di Siracusa. Con queste vince il premio speciale per le migliori musiche di scena. Nel 1997 viene le selezioni internazionali per giovani concertisti al Teatro San Filippo di Torino. Si trasferisce a Milano e raccoglie in un cd la propria produzione pianistica e il suo lavoro piace particolarmente a Lorenzo Cherubini, che lo edita con la sua etichetta Soleluna assieme alla Universal Italia. Con quest’ultima pubblica i suoi primi due album per pianoforte  13 dita,  prodotto nel 1997 da Saturnino, e Composizioni, prodotto nel 2003, con i quali Allevi mostra la freschezza della sua invenzione musicale e l’attualità della sua produzione compositiva. La collaborazione con Saturnino e Jovanotti gli apre un mercato con il pubblico delle grandi platee dei concerti pop. Così inizia ad aprire i concerti del cantante Lorenzo Jovanotti Cherubini,  durante il tour L’Albero.

 LA FAMA INTERNAZIONALE

Nel 1998 sempre con la produzione di Saturnino realizza la colonna sonora del cortometraggio Venceremos presentato al Sundance Film Festival negli Stati Uniti. Nel 1999 la musicista giapponese Nanae Mimura, solista di marimba, propone alcuni brani 13 dita trascritti per il suo strumento al Teatro DI Tokyo ed in un concerto alla Carnegie Hall di New York.

Nel 2002 Jovanotti invita nuovamente il compositore a partecipare in qualità di pianista al tour Il quinto mondo, per il quale cura anche gli arrangiamenti della band composta da sedici musicisti. All’interno dello spettacolo, Allevi regala al pubblico, in anteprima, in una sua performance solistica, Piano Karate, uno dei suoi brani contenuti nel nuovo album. Finita l’esperienza del tour Allevi si concentra su un nuovo progetto musicale completamente suo, un’opera live dal titolo La favola che vuoi, che lo porta nel 2003 la pubblicazione del suo secondo album Composizioni.

Con l’attività dipanata Giovanni Allevi su conferma musicista eclettico, esibendosi in prestigiose rassegne concertistiche di musica classica, in importanti teatri italiani, e nei festival di musica rock e jazz. Dal 2004 inizia un tour internazionale dal palco dell’HKAPA Concert Hall di Hong Kong. È il punto di partenza per una crescita artistica inarrestabile. Il 6 marzo 2005 si esibisce sul palco del tempio mondiale del jazz: il Blue Note di New York, dove registra due strepitosi sold-out.

A conferma dell’impegno intellettuale e della valenza culturale della sua figura artistica, viene inviato a tenere un seminario su La Musica dei nostri giorni all’Università di Pedagogia di Stoccarda, e sul rapporto tra musica e filosofia alla School of Philosophy di New York. Nel 2004 è anche professore di Educazione Musicale in una scuola media statale di Milano. L’affermazione in ambito internazionale musicale arriva dal Baltimora Opera House, per la rielaborazione dei recitativi della Carmen di Bizet. Nel 2005 Allevi si esibisce al Teatro Politeama di Palermo, in una première della sua opera  per pianoforte e orchestra Foglie di Beslan, con i 92 elementi dell’Orchestra Sinfonica Siciliana che gli ha commissionato la composizione. Nello stesso anno riceve due importanti riconoscimenti: a Vienna è insegnato dell’onoreficenza di Bosendorfer Artist, per la valenza internazionale della sua espressione artistica, e dalla sua terra di origine, il Premio Recanati Forever per la Musica per l’eccellenza e la magia con cui accarezza i tasti del suo pianoforte. A maggio 2005 esce il suo terzo album No concept, presentato anche in Cina e a New York. Il brano Come sei veramente, tratto da questo album, è stato scelto dal grande regista statunitense Spike Lee come colonna sonora per lo spot della BMW.

Il 18 settembre 2006 all’Arena Flegrea di Napoli riceve il Premio Casorone come miglio pianista dell’anno. Qualche giorno dopo esce Joy, quarto album che nel 2007 riceve il Disco d’Oro per aver venduto 50.000 copie. Nello stesso anno affianca Luciano Ligabue in molte date del suo tour acustico nei teatri italiani. Il brano Back to life viene utilizzato per lo spot della nuova Fiat 500. 

Giovanni Allevi accoglie la proposta di scrivere l’inno della Regione Marche, presentata nel settembre 2007 in occasione della visita di Papa Benedetto XVI a Loreto, in occasione dell’Incontro nazionale dei giovani. Ad ottobre pubblica Allevilive, raccolta composta da un doppio cd in cui sono presenti 26 brani tratti dai quattro dischi precedenti, oltre al brano inedito Aria. A novembre esce Joy tour 2007, il suo primo DVD, presentata in anteprima all’università IULM di Milano.

Nel 2008 esce il suo quinto lavoro per pianoforte ed orchestra, Evolution, primo album in cui l’autore è accompagnato da un’orchestra sinfonica. Il 21 dicembre 2008 suona al consueto concerto di Natale presso l’aula del Senato della Repubblica Italiana, presente anche il capo del Senato, Giorgio Napolitano. Allevi dirige l’orchestra sinfonica de I virtuosi italiani, eseguendo musiche del maestro Puccini, in ricordo del 150° anniversario della nascita, oltre alle proprie composizioni. L’evento è trasmesso in diretta su Rai Uno.

Nel 2009 suona il pianoforte nell’ultimo disco di Claudio Baglioni, Q.P.G.A., nella canzone Fiumicino. Il 28 settembre 2010, è uscito il suo sesto album, per pianoforte solo, dal titolo Alien a cui è seguito da novembre 2010 l’Alien Tour 2011. Il 30 ottobre 2012 viene pubblicato Sunrise. Dopo le composizioni per pianoforte solo del precedente album Alien, Allevi ritorna alle composizioni per orchestra, eseguite dall’Orchestra sinfonica del teatro Carlo Felice di Genova. Nel concerto per violino e orchestra la parte solistica è affidata al virtuoso polacco Mariusz Patyra.

Il 13 febbraio 2015 è ospite durante la quarta serata del Festival di Sanremo condotto da Carlo Conti, esibendosi con Loving You. Nello stesso anno compone il nuovo Inno della Serie A: si tratta del brano O generosa che viene diffuso negli stadi  all’inizio di ogni partita.

LE CRITICHE

Allevi si autodefinisce compositore di musica classica contemporanea. Nonostante il successo mediatico e commerciale, Allevi ha ricevuto giudizi negativi, soprattutto da esponenti della musica classica, tra cui Uto Ughi. In particolare, ha suscitato polemiche la decisione del Senato di far dirigere ad Allevi il concerto di Natale. Molti degli addetti ai lavori infatti sostengono che il successo di Allevi sia il prodotto di un’abile operazione di promozione commerciale e non di una reale capacità di innovazione musicale che lo stesso compositore rivendica. Il pianista, dal canto suo, considera le critiche a lui rivolte come delle offese personali, astratte e non contestualizzate.

Di sicuro Allevi è tra i pianisti italiani più conosciuti al mondo, per estro creativo, bravura e tecnica. Al di là che la sua produzione musicale possa piacere o essere compresa, è cristallina la capacità di questo genio della tastiera di rielaborare la tradizione classica europea aprendola alle nuove tendenze pop e contemporanee, trovandosi di fatto a suo agio sia nei teatri che di fronte alle platee dei concerti rock.

 

Arisa

ARISA, LE ORIGINI E GLI ESORDI

Arisa è l’acronimo dei nomi dei componenti del nucleo famigliare di Rosalba Pippa. La A deriva dal nome del padre Antonio, la R dal suo stesso nome, la I e la S dai nomi delle sorelle Isabella e Sabrina, la A finale dal nome della madre Assunta.

Rosalba nasce a Genova il 20 agosto 1982 e cresce a Pignola, paese d’origini della famiglia a pochi chilometri da Potenza. Le sue prime influenze musicali sono Mariah Carey e Céline Dion, ripetendo le loro canzoni impara ad usare il diaframma e gli automatismi per l’emissione del fiato. Arisa nasce come cantante autodidatta. Diplomata al liceo pedagogico, svolge diversi lavori come cameriera, cantante da piano bar, baby sitter, parrucchiera, donna delle pulizie ed estetista fino a poche settimane prima del suo esordio a Sanremo. I suoi primi concerti sono nel ristorante dove lavorava il fidanzato Tano. Ma i suoi primi passi nel mondo della musica risalgono al 1998, al concorso “Pino d’Oro” di Pignola organizzato dall’Associazione Culturale “Il focolare”, dove sarà vincitrice. L’anno seguente vince a Taggiano (SA) il Premio Cantacavallo.

Nel 2007 vince una borsa di studio come interprete presso il centro Europeo Toscolano (CET)  di Mogol. Nel 2008 Arisa partecipa e vince a SanremoLab, che le permetterà nel 2009 di raggiungere il successo partecipando al 59° Festival di Sanremo con la canzone Sincerità, che vince la categoria Nuove Proposte. Oltre al Premio della Critica Mia Martini. Contemporaneamente esce il suo album d’esordio, anch’esso intitolato Sincerità, sotto l’etichetta Warner Music Italy. Nel giugno dello stesso anno partecipa ai Wind Music Awards e ad Amiche per l’Abruzzo.

CANTANTE, SCRITTRICE, ATTRICE, DOPPIATRICE

Nel 2010 torna al Festival nella categoria Artisti con la canzone Malamorenò, che accompagna l’uscita dell’omonimo album.  Nello stesso anno la cantante entra a far parte del cast di Victor Victoria- Niente è come sembra. Nel 2011 Arisa diventa giudice del talent show X Factor e fa il suo debutto al cinema nel film Tutta colpa della musica. Nel 2011 realizza il brano L’amor sei tu, in collaborazione con Naif Hèrin, come colonna sonora del film La peggior settimana della mia vita, in cui ha anche una parte come attrice. Nel dicembre 201 esce l’EP Arisa per Natale. Nel 2012 è ancora sul palco dell’Ariston, con il brano La notte che arriva al secondo posto. Esce il terzo album Amami.

Sempre nel 2012 pubblica il suo primo libro Il paradiso non è un granché (storia di un motivato orecchiabile) e viene riconfermata come giudice di X Factor. Ad ottobre esce il singolo Meraviglioso amore mio che diventa poi colonna sonora del film Pazza di me. È anche l’anno del suo debutto al cinema come doppiatrice nella pellicola di animazione Un mostro a Parigi. Recita nel film Colpi di fulmine di Neri Parenti. Nel 2013 è ancora interprete per il film d’animazione Cattivissimo me 2, esce anche il suo secondo libro Tu eri tutto per me

Nel 2014 la cantante partecipa al 64° edizione del Festival di Sanremo e vince con il brano Controvento. Nello stesso anno esce il suo quarto album, Se vedo te. La voce di Arisa anima uno dei personaggi del film di animazione Barry, Gloria e i Disco Worms. Nel 2014 collabora con i Club Dogo al brano Fragili. Nel 2015 è una delle co-conduttrici del Festival all’Ariston. A marzo dello stesso anno realizza la colonna sonora del film Cenerentola. Nel novembre 2015 Arisa partecipa al reality show Monte Bianco – Sfida verticale. Nel febbraio 2016 è di nuovo una partecipante del Festival di Sanremo con il brano  Guardando il cielo, che anticipa l’uscita del suo quinto album, dal medesimo titolo. È un anno ricco di collaborazioni, tra cui Ron e Tricarico.

Nel maggio 2016 è ancora giudice per la decima edizione di X Factor. Nel gennaio 2017 Arisa lascia l’etichetta Warner Music Italy. Nello stesso periodo collabora all’album di J-Ax e Fedez, Comunisti col Rolex. Nel marzo 2017 pubblica la canzone Ho perso l’amore che diventa colonna sonora del film La verità, vi spiego, sull’amore. Nel 2017 esce il singolo L’esercito del selfie, in collaborazione con Lorenzo Fragola. Nell’ottobre 2017 la cantante passa sotto la Sugar Music e pubblica il brano Ho cambiato i piani, che diventa la colonna sonora del film Nove lune e mezza. Nello stesso periodo lavora anche alle musiche del film Malarazza, cantando per la prima volta in portoghese. Nel novembre 2017 realizza il brano Vasame per il film Napoli Velata. Nello stesso anno è di nuovo voce di Cattissimo Me 3.

Il 9 febbraio 2018 Arisa è ospite del 68° Festival di Sanremo per affiancare Giovanni Caccamo nel brano Eterno, in occasione della serata dedicata ai duetti. In seguito, il 5 e il 12 maggio ha rivestito provvisoriamente il ruolo di giudice della commissione esterna per la quinta e sesta puntata della diciassettesima edizione del talent show Amici di Maria De Filippi, in sostituzione dell’attore Marco Bocci.

GLI AMORI DI ARISA

Arisa ha avuto uno storico fidanzato, Giuseppe Anastasi, musicista e paroliere che è anche l’autore della maggior parte dei testi che l’hanno resa famosa. La loro è stata una storia molto lunga, che durava da prima che la cantante arrivasse a Sanremo per la prima volta. Il rapporto professionale tra i due non si è concluso ma la storia d’amore si. Nel 2014 infatti ha iniziato una storia con Lorenzo Zambelli, il suo manager, per il quale si dice che si sia trasferita a Milano. La storia va avanti con diversi tira e molla. Nel marzo 2018 Arisa vola in India in cerca di cura per il suo mal d’amore dopo l’ennesima rottura. Arisa non ha mai escluso la possibilità di innamorarsi di una donna.

 

Woodstock

WOODSTOCK, IL CONCERTO ROCK DELLA STORIA

 

Festival di Woodstock, 1969

È il 18 agosto 1969, decine di migliaia di persone hanno appena vissuto tre giorni che sono simbolo di un’intera generazione, sono scritti, fotografati, segnati nella storia, nelle pagine dei libri e nelle menti di tutti quelli che li hanno vissuti. Quattro giorni di gioia, trasgressione, sesso, droghe, umanità, stravaganza, vestiti colorati, urla, pianti, mani nelle mani, quattro giorni di pioggia, fango, coperte, condivisione, quattro giorni di musica rock. Oggi, quei quattro giorni li ricordiamo come il più grande festival della storia, il Festival di Woodstock.

Quattro giorni importanti per una generazione che voleva sentirsi libera di emanciparsi, cuberà da catene ideologiche e da logiche ottocentesche. Siamo a Bethel, stato di New York, 500mila persone, identificati in hippie, si perdono nella musica che va avanti fino alle 9 del mattino. Pace, amore e musica. Nessun episodio di violenza né di criminalità. Si contano due decessi, una per overdose di eroina e una per un trattore che non vide un ragazzo nel suo sacco a pelo. Ma anche due nascite.

Sotto effetto di marijuana e LSD una marea di giovani provenienti da tutto il mondo si trovano a cantare a squarcia gola, un’energia potentissima. L’evento si delinea tra difficoltà, colpi di fortuna, gli artisti e il pubblico. Nel frattempo a Berkeley gli studenti sono in rivolta; la guerra del Vietnam s’ingigantisce e Nixon chiede il servizio militare per i diciannovenni.

186.000 biglietti venduti, ma venerdì 15 agosto 1969 le barriere vengono abbattute e gli organizzatori annunciano che l’evento è aperto a tutti, gratuitamente. Si sogna una società fatta di pace e amore, certamente un sogno utopistico. Il programma prevedeva tre giornate: 15, 16 e 17, ma in realtà i giorni di musica furono quattro, la data del 18 agosto non era stata prevista, ma è stato il vero boom del concerto, il momento culminante, il massimo del divertimento.

Roseman, Artie Kornfeld, John Roberts e Mike Lang pubblicano un annuncio sul New York Times: “Giovani con capitale illimitato sono alla ricerca di interessanti opportunità di investimento e business, legali.” John Roberts ha appena ereditato un po’ di soldi ed è intenzionato ad investirli nella musica, con l’aiuto dei suoi tre amici. Il progetto originario è un po’ differente da quello che è stato poi Woodstock. John voleva creare uno studio di registrazione, nel quale tutti gli artisti rock dello stato di NY potessero incidere i loro brani. Lang e Kornfel, però suggeriscono un concerto, prima di aprire lo studio, programmato nella cittadina di Wallkill, tre giorni di seguito, i cui biglietti avevano il costo di 7, 13 e 18 dollari, a seconda delle giornate. Gli abitanti della zona però non accolgono bene l’idea del concerto. Arriva il divieto legale di organizzare concerti a Wallkill e zone limitrofe. Ad un mese dall’evento i quattro sono costretti a trovare un’altra location. Entra in scena Max Yasgur, proprietario del caseificio di 600 acri vicino allo stagno, nel quale migliaia di hippy fecero il bagno nudi, immortalano così uno dei momenti chiave di Woodstock. In questo enorme parco il 13 agosto erano già presenti 50.000 persone. C’è chi dice che si arrivò ad un milione di persone presenti. Un concerto del genere, gratis, riesce a smuovere tutto il Paese, e gli artisti, per arrivare sul palcoscenico dovettero muoversi con gli elicotteri e con le navette.

È il 15 agosto, sono le ore 17, sale sul palco Richie Heavens con “High Flyin’ bird”, seguita da “Freedom”, canzone che diviene la colonna sonora di un evento che aveva la pretesa di cambiare il mondo. A seguire sul palco, Country Joe, gli Sweetwater, Tim Hardin, Melanie, The Incredibile String Band, Bert Sommer, Ravi Shankar, Arlo Guthrie e Joan Baez. La prima giornata è dedicata alla musica Folk. Sabato 16 agosto 1969, la musica inizia a mezzogiorno. Apre Carlos Santana che canta tra le tante canzoni “Soul Sacrifice”. Seguono Janis Joplin, i Grateful Dead, gli Who, che iniziano a cantare alle 4 del mattino. È il giorno di canzoni quali “White Rabbit” e “Someboody to love” dei Jefferson Airplain. Domenica molti dei partecipanti se ne vanno, inconsapevoli che il lunedì sarebbe arrivato sul palco il dio del rock, Jimi Hendrix, che suona per più di due ore, portando la sua interpretazione dell’inno americano “The Star – Spangled Banner”. Questa canzone di protesta si eleva da quel palco, contro l’esercito americano che combatteva la disastrosa guerra in Vietnam. Hendrix riesce a riprodurre il suono delle bombe, con la sua chitarra, aiutandosi con il suo anello, creando un vero e proprio scenario di guerra. Questo momento è rimasto nella storia come la vera essenza di Woodstock e di ciò che ne rimane. Accanto ad Hendrix, quel giorno salirono sul palco The Grease Band, Johnny Winter e un giovane, destinato a diventare un’altra leggenda del rock: Joe Cocker.

Pete Townshend, chitarrista The Who
Jimi Hendrix a Woodstock

L’insieme ha creato il mito. I bagni collettivi nel lago completamente nudi, i balli notturni intorno al fuoco, i tuffi nel fango che si creò dopo il temporale di domenica pomeriggio, le migliaia di persone bloccate nel traffico che sirilassano aspettando di muoversi fumando e suonando, il muro di folla pacifico. Tutto questo ha fatto di Woodstock un festival irripetibile perché è stata la prima volta di tutto. E le prima volte, si sa, non si dimenticano mai.

LA SCALETTA DEL FESTIVAL

Scaletta 15 agosto: 

Richie Havens

  • High Flyin’ Bird
  • I Can’t Make It Any More
  • With a Little Help from My Friends
  • Strawberry Fields Forever
  • Hey Jude
  • I Had a Woman
  • Handsome Johnny
  • Freedom

Swami Satchidananda

  • Invocazione per il festival

Sweetwater

  • Motherless Child
  • Look Out
  • For Pete’s Sake
  • What’s Wrong
  • Crystal Spider
  • Two Worlds
  • Why Oh Why
  • Let the Sunshine In
  • Oh Happy Day
  • Day Song

Country Joe McDonald

  • Janis
  • Rockin’ All Around the World
  • Flyin’ High All Over the World
  • Seen a Rocket Flyin’
  • The “Fish” Cheer/I-Feel-Like-I’m-Fixin’-to-Die Rag

John Sebastian

  • How Have You Been
  • Rainbows all Over Your Blues
  • I Had a Dream
  • Darlin’ Be Home Soon
  • Younger Generation

Sweetwater

  • What’s Wrong
  • Motherless Child
  • Look Out
  • For Pete’s sake
  • Day Song
  • My Crystal Spider
  • Two Worlds
  • Why Oh Why

The Incredible String Band

  • Invocation
  • The Letter
  • This Moment
  • When You Find Out Who You Are

Bert Sommer

  • Jennifer
  • The Road to Travel
  • I Wondered Where You Be
  • She’s Gone
  • Things Are Going My Way
  • And When It’s Over
  • Jeanette
  • America
  • A Note That Read
  • Smile

Tim Hardin

  • If I Were a Carpenter
  • Misty Roses

Ravi Shankar

  • Raga puriya-dhanashri/Gat in sawarital
  • Tabla solo in jhaptal
  • Raga manj khamaj
  • Iap jor
  • Dhun in kaharwa tal

Melanie Safka

  • Beautiful People
  • Birthday of the Sun

Arlo Guthrie

  • Coming into Los Angeles
  • Walking Down the Line
  • Amazing Grace

Joan Baez

  • Oh Happy Day
  • The Last Thing on My Mind
  • I Shall Be Released
  • Joe Hill
  • Sweet Sir Galahad
  • Hickory Wind
  • Drugstore Truck Driving Man
  • I Live One Day at a Time
  • Sweet Sunny South
  • Warm and Tender Love
  • Swing Low, Sweet Chariot
  • We Shall Overcome

Scaletta 16 agosto: 

Quill

  • They Live the Life
  • BBY
  • Waitin’ for You
  • Jam

Keef Hartley Band

  • Spanish Fly
  • Believe in You
  • Rock Me Baby
  • Medley
  • Leavin’ Trunk
  • Halfbreed
  • Just to Cry
  • Sinnin’ for You

Santana

  • Waiting
  • You Just Don’t Care
  • Savior
  • Jingo
  • Persuasion
  • Evil Ways
  • Soul Sacrifice
  • Fried Neckbones

Canned Heat

  • A Change Is Gonna Come/Leaving This Town
  • Going Up the Country
  • Let’s Work Together
  • Woodstock Boogie

Mountain

  • Blood of the Sun
  • Stormy Monday
  • Long Red
  • Who am I But You and the Sun
  • Beside the Sea
  • For Yasgur’s Farm
  • You and Me
  • Theme For an Imaginary Western
  • Waiting to Take You Away
  • Dreams of Milk and Honey
  • Blind Man
  • Blue Suede Shoes
  • Southbound Train

Janis Joplin & The Kozmic Blues Band

  • Raise Your Hand
  • As Good as You’ve Been to This World
  • To Love Somebody
  • Summertime
  • Try (Just a Little Bit Harder)
  • Kozmic Blues
  • Can’t Turn You Loose
  • Work Me Lord
  • Piece of My Heart (con bis)
  • Ball and Chain (con bis)

Sly & the Family Stone

  • Chip Monck intro/M’lady
  • Sing a Simple Song
  • You Can Make It if You Try
  • Everyday People
  • Dance to the Music
  • I Want to Take you Higher
  • Love City
  • Stand!

Grateful Dead

  • St. Stephen
  • Mama Tried
  • Dark Star/High Time
  • Turn on Your Love Light

Creedence Clearwater Revival

  • Born on the Bayou
  • Green River
  • Ninety-nine and a Half (Won’t do)
  • Commotion
  • Bootleg
  • Bad Moon Rising
  • Proud Mary
  • I Put a Spell on You
  • Night Time is the Right Time
  • Keep on Choogin’
  • Suzy Q

The Who

  • Heaven and Hell
  • I Can’t Explain
  • It’s a Boy
  • 1921
  • Amazing Journey
  • Sparks
  • Eyesight to the Blind
  • Christmas
  • Tommy Can You Hear Me?
  • Acid Queen
  • Pinball Wizard
  • Do You Think It’s Alright?
  • Fiddle About
  • There’s a Doctor
  • Go to the Mirror
  • Smash the Mirror
  • I’m Free
  • Tommy’s Holiday Camp
  • We’re Not Gonna Take It
  • See Me, Feel Me
  • Summertime Blues
  • Shakin’ all Over
  • My Generation
  • Naked Eye

Jefferson Airplane

  • Introduction
  • The Other Side of This Life
  • Somebody to Love
  • 3/5 Of a Mile in 10 Seconds
  • Won’t You Try / Saturday Afternoon
  • Eskimo Blue Day
  • Plastic Fantastic Lover
  • Wooden Ships
  • Uncle Sam Blues
  • Volunteers
  • The Ballad of You & Me & Pooneil
  • Come Back Baby
  • White Rabbit
  • The House at Pooneil Corners

Scaletta 17 e 18 agosto 

The Grease Band

  • brani strumentali

Joe Cocker

  • Dear Landlord
  • Something Comin’ On
  • Do I Still Figure in Your Life
  • Feelin’ alright
  • Just Like a Woman
  • Let’s Go Get Stoned
  • I Don’t Need a Doctor
  • I Shall Be Released
  • With a Little Help from My Friends

Country Joe and the Fish

  • Rock and Soul Music
  • Thing Called Love
  • Love Machine
  • The “Fish” Cheer/I-feel-like-I’m-fixin’-to-die rag
  • Not so Sweet Martha Lorraine

Ten Years After

  • Good Morning Little Schoolgirl
  • I Can’t Keep from Crying Sometimes
  • I May Be Wrong, But I Won’t Be Wrong Always
  • Hear Me Calling
  • I’m Going Home

The Band

  • Chest Fever
  • Tears of Rage
  • We Can Talk
  • Don’t You Tell Henry
  • Don’t Do It
  • Ain’t No More Cane
  • Long Black Veil
  • This Wheel’s on Fire
  • I Shall Be Released
  • The Weight
  • Loving You Is Sweeter Than Ever

Blood, Sweat & Tears

  • More and More
  • I Love You More Than You’ll Ever Know
  • Spinning Wheel
  • I Stand Accused
  • Something Comin’ on

Johnny Winter

  • Mama, Talk to Your Daughter
  • To Tell the Truth
  • Johnny B. Goode
  • Six Feet in the Ground
  • Leland Mississippi Blues/Rock Me Baby
  • Mean Mistreater
  • I Can’t Stand It (fu accompagnato dal fratello, Edgar Winter)
  • Tobacco Road (con Edgar Winter)
  • Mean Town Blues

Crosby, Stills, Nash & Young

Esibizione acustica

  • Suite: Judy Blue Eyes
  • Blackbird
  • Helplessly Hoping
  • Guinnevere
  • Marrakesh Express
  • 4 + 20
  • Mr. Soul
  • Wonderin’
  • You Don’t Have to Cry
  • Pre-Road Downs
  • Long Time Gone
  • Bluebird
  • Sea of Madness
  • Wooden Ships
  • Find the Cost of Freedom
  • 49 Bye-Byes

Paul Butterfield Blues Band

  • Everything’s Gonna Be Alright
  • Driftin’
  • Born Under a Bad Sign
  • Morning Sunrise
  • Love March
  • Rumpis Cumpis

Sha-Na-Na

  • Na-Na Theme
  • Jakety Yak
  • Teen Angel
  • Jailhouse Rock
  • Wipe Out
  • Who Wrote the Book of Love
  • Duke of Earl
  • At the Hop
  • Na-Na Theme

Jimi Hendrix

  • Message to Love
  • Hear My Train A Comin’
  • Spanish Castle Magic
  • Red House
  • Mastermind
  • Lover Man
  • Foxy Lady
  • Jam Back at the House
  • Izabella
  • Gypsy Woman / Aware of Love
  • Fire
  • Voodoo Child (Slight Return) / Stepping Stone
  • The Star-Spangled Banner
  • Purple Haze
  • Woodstock Improvisation / Villanova Junction
  • Hey Joe

The Verve

GLI ESORDI DEI THE VERVE

Wigan, Lancashire, estate 1990, durante una festa di 18 anni, avreste potuto vedere gli invitati salutare ed andarsene, lasciandolo il festeggiato da solo, come unico spettatore di una jam che andava avanti a strimpellare ininterrottamente da cinque ore. È il primo concerto dei Verve, divenuti poi The Verve a seguito di una battaglia legale con l’etichetta jazz Verve Records. Non avreste mai detto che quei capelloni sul palco un giorno darebbero arrivati in cima alle classifiche mondiali. L’unico che evidentemente sapeva come stavano le cose era lo sciamano alto e scheletrico che si contorceva con un microfono in mano e che profetizzo: “Ci vorranno tre dischi, ma c’è un posto anche per noi nella storia.” Richard Ashcroft aveva ragione.

Dalla grigia provincia inglese la band si fa notare a fatica con pezzi prevalentemente space-rock e shoegaze, in un’epoca dove ancora il grunge regna. La musica che propongono Ashcroft e il chitarrista Nick McCabe affonda le radici nel krautrock, ha una matrice cosmica e psichedelica e anche il gruppo nella sua estetica sembra ritagliato dagli anni Settanta, pantaloni a zampa, capelli lunghi, magliette attillate.

Appena ventenni, i quattro di Wigan iniziano a far parlare di sé più che altro per la durata dei concerti, lunghissime sessioni allucinogene sotto effetto di LSD ed ecstasy, il pubblico va lì più che altro per sballarsi, nessuno canta le canzoni, nessuno conosce i testi. Nel 1993 A storm in heaven riceve qualche buona critica, ma ottiene pessimi risultati in termini di vendite.

IL TEMPORALE DI DROGA

Negli anni dove la droga domina le diverse scene mondane, anche i The Verve vogliono sperimentare. Durante il tour Richard Ashcroft viene ricoverato d’urgenza per una forte disidratazione causata dall’abuso di alcol e droghe e il batterista Peter Salisburg finisce in manette per aver distrutto la camera d’albergo dove alloggiavano, in preda ad un delirio da mescalina.

A quei tempi ad aprire i concerti dei The Verve c’erano cinque sconosciuti di Manchester, gli Oasis dei fratelli Gallagher, con i quali il già ribattezzato “Mad Richard” stringe un legame indissolubile. È proprio grazie agli Oasis che la band decide di affidare la produzione del nuovo disco a Owen Morris, un genio che aveva appena compiuto un miracolo con Definitely Maybe, conferendogli un’identità sonora e la potenza che fece la fortuna dei Gallagher.

A quei tempi la prerogativa era riuscire a trasferire su disco l’energia che i gruppi proponevano dal vivo, mantenendo un equilibrio dei volumi e una pulizia acustica che divennero poi un marchio di fabbrica del Britpop: il risultato è A northern soul uscito nel 1995.  Le registrazioni si prolungano più del dovuto, Morris distrugge una finestra per la rabbia, promettendo di non lavorare mai più con Ashcroft e McCabe, che discutono tutto il tempo, cambiano idea in continuazione, sono sempre strafatti, quelle rare volte che si presentano in studio, pensando più alle donne che alla musica. Il disco vende più copie del precedente ma non entra comunque nella top ten, riceve buone critiche, ma rimane un fallimento se paragonato a quello che stava esplodendo intorno.

L’ERA DELLA FOLLIA

Al momento sembra che un posto nella storia per i The verve non ci sia, Ashcroft e soci non hanno le idee chiare, sono degli inetti depressi, inconcludenti come i loro brani che superano sempre i cinque o sei minuti. Non sono abbastanza belli, non sono abbastanza cervellotici, non sono abbastanza spirituali. I testi sono crepuscolari, fatalisti, venati di pessimismo che non colpiscono nemmeno gli adolescenti più depressi.

Il 1995 è l’anno dell’assurdo matrimonio di Richard con Kate Radley, ai tempi tastierista degli Spiritualized, nonché fidanzata e musa del frontman Jason Pierce, amico storico di Ashcroft e compagno di tournée. Tra una data e l’altra dei due gruppi, i due convolarono a nozze in gran segreto, riuscendo a tenere la notizia nascosta ai media per anni, ma non a Pierce, che un paio di giorni dopo dovette condividere il palco con entrambi, col cuore distrutto, le vene piene di eroina e forse con in testa già qualche strofa di Ladies and gentleman we are floating in the space, il disco capolavoro degli Spiritualized, ispirato in gran parte a questo dramma e che prende il titolo proprio dalle parole pronunciate da Kate in apertura, narra la leggenda,  estratte dal messaggio in segreteria con cui lasciò per sempre il povero Jason.

Ma è solo l’inizio della follia, troppe tensioni, troppa droga, troppa pressione, l’aria è irrespirabile e non passa giorno senza che le idee discordanti di Ashcroft e McCabe non sfocino in furiosi litigi, in cui si inceppano a vicenda del fallimento che incombe più che altro nelle loro paranoie. La band si scioglie nonostante le cose non stessero andando così male.

Il loro punto debole è sempre stata la fragilità emotiva di tutti i componenti, crollati ad un passo dal traguardo, spaventati dal reale successo, un equilibrio precario che in qualche modo è rintracciabile nelle loro sonorità decadenti.

LA FUGA DI RICHARD E IL RITORNO DI McCABE

Le cronache del tempo citano un Richard Ashcroft scappato a New York, dove tenta di intraprendere una carriera da modello, una carriera breve. Non che il belloccio emaciato non fosse perfetto come icona heroin chic in una campagna di Calvin Klein al fianco di Kate Moss, ma la sua vocazione è centralmente un’altra.

Nella sua unica apparizione pubblica del 1996 suona in apertura agli Oasis, mostrandosi sul palco con una chitarra acustica, caso raro fino ad allora, e presenta qualche bozza di quello che sarebbe stato il suo primo album da solista.

Poco dopo Richard ricompone la band, ma senza McCabe, al suo posto entra Bernard Bulter, che però capendo l’andazzo si defila dopo nemmeno una settimana di prove. È il giorno di Natale, e forse che siamo tutti più buoni è vero, dal momento in cui Richard prende il telefono e chiede a McCabe di tornare e la risposta è affermativa.

URBAN HYMNS: IL CAPOLAVORO 

La band va in ritiro spirituale, si chiude in studio e produce ottimi pezzi scritti a due mani da Ashcroft e McCabe, il risultato è straordinario, brani che sublimano alla perfezione la demonologia dei The Verve. Urban Hymns è un disco completo ed equilibrato, per non dire perfetto. Il singolo Bitter sweet symphony è al secondo posto in classifica, il pubblico è in visibilio, ma loro sono i The Verve, e qualcosa deve per forza andare storto. Arrivano niente meno che  i Rolling Stone a fargli causa, accusando la band di aver plagiato la canzone The Last Time.

Una volta tanto il gruppo sembra non abbattersi, anzi, tirano fuori il singolo The drugs don’t work, il primo e unico nella storia dei The Verve a raggiungere la vetta della classifica UK, stessa sorte tocca a Urban Hymns che guarda tutti dall’alto, sbaragliando la concorrenza.

“The Verve” e “resilienza” sono due termini contrari, ed è proprio questo il bello: la debolezza, l’incostanza, l’instabilità, non sai mai cosa riservano, causano solo arte pura e senza controllo, non è per tutti, perché ha un costo altissimo. Durante il tour del 1998 Jones sviene all’improvviso sul palco, il ritmo della fama è troppo frenetico, la rivalità tra McCabe e Ashcroft si acuisce di nuovo e il chitarrista abbandona ancora una volta, con una mano rotta, all’apice del successo: è la fine dei The Verve.

 

Noemi

GLI STUDI

Veronica Scopelliti, in arte Noemi, nasce a Roma il 25 gennaio 1982. A sette anni inizia a prendere lezioni di pianoforte spinta dal padre, ed entra a far parte del coro scolastico. Compiuti li studi superiori nel 2002 si iscrive all’Università di Roma dove frequenta Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (DAMS), si laurea nel 2005 con 110 e lode, portando una tesi sul cinema dal titolo “Un corpo per Roger Rabbit”. Si specializza in Studi Critici e Storici sul Cinema e la TV.

LA MUSICA E X FACTOR

A partire dal 2003, durante il periodo universitario Noemi incide diversi demo insieme all’arrangiatore e compositore indipendente Diego Calvetti. Partecipa alla composizione di nuovi brani con Francesco Sigheri e Pio Stefanini, già autori di testi per Irene Grandi e Dolcenera.

Nel 2006 partecipa allo spettacolo teatrale “Donna Gabriella e i Suoi Figli” diretto da Gabriele Cirilli. Nello stesso anno fa la sua orma apparizione insieme alla sorella Arianna, nel videoclip di Pier Cortese “Dimmi come passi le notti”.

Nel 2007 partecipa alla selezione di Sanremolab, venendo ammessa tra i dodici finalisti, ma senza rientrare tra i tre vincitori ammessi di diritto al Festival. Entra a far parte come solista del gruppo musicale rock dei “Bagajajo Brothers”, sceglie come nome d’arte “Noemi” perché era il nome che la madre voleva darle alla nascita.

Nell’autunno 2008 supera i provini per la seconda edizione di X Factor ed entra nella categoria +25, capitanata da Morgan. Nel corso del programma interpreta cover di Tina Turner, Diana Ross, Gianna Nannini, Patty Pravo, Vasco Rossi, Ivano Fossati e dello Morgan, ottenendo un riscontro positivo da parte della giuria e del pubblico. Dotata di un’intensa vocalità blues e soul, il suo percorso durante il programma la porta a interpretare brani italiani e internazionali distanti dal suo ambiente musicale

Rimasta l’unica donna in gara, nella dodicesima puntata viene eliminata, classificandosi quinta, senza nemmeno aver presentato il suo inedito. Ma Francesco Facchinetti, al tempo presentatore del talent show, la invita al suo programma radiofonico “Very Normal Password”, in onda su RTL 102,5, dove passa in esclusiva l’inedito di Noemi, quello che avrebbe dovuto presentare alla semifinale, intitolato “Briciole”.

Dal 2008 è legata sentimentalmente al musicista Gabriele Greco, facente parte della band di Noemi in qualità di bassista e contrabbassista. Il 20 luglio 2018 i due si sposano a Roma nella basilica di San Lorenzo in Lucina.

IL SUCCESSO DI NOEMI

Il brano viene pubblicato la sera stessa su Itunes Italia, e dopo due giorni raggiunge la posizione 1 fra i brani più scaricati. In seguito debutta in seconda posizione della classifica stilata dalla FIMI.

Il suo primo EP, intitolato “Noemi”, viene pubblicato il 24 aprile 2009, e contiene quattro brani inediti, tra cui anche “Briciole”. Il disco è subito nella top 10 della classifica italiana e ottiene un disco d’oro per le oltre 50.000 copie vendute.

Il 16 maggio 2009 la cantante sale sul palco del teatro degli Arcimboldi di Milano per aprire il concerto del famoso gruppo dei Simply Red. Ad ottobre dello stesso anno esce il primo album inedito dal titolo “Sulla mia pelle”. Il primo singolo estratto dall’album è “L’amore si odia” ed è un duetto con Fiorella Mannoia. È subito un successo e l’album vende più di 55.000 copie, entrando nelle posizioni più alte delle classifiche italiane. Ottiene il primo disco di platino dopo aver superato le 70.000 copie vendute.

Nello stesso periodo duetta con Claudio Baglioni e Gianluca Grignani nel brano “Quanto ti voglio”, inserito nell’album di Baglioni “Q.P.G.A”.

Alla fine del 2009 viene ufficializzata la sua partecipazione al Festival di Sanremo 2010, con il brano “Per tutta la vita”. Torna sul palco dell’Ariston per Sanremo 2012 con il brano “Sono solo parole”, che si piazza al terzo posto dopo le canzoni di Arisa e Emma Marrone, vincitrice del Festival. Nel 2014 con “Un uomo è un albero” e “Bagnati dal sole” che le hanno fruttato un Telegatto di Sanremo Social, nel 2016 ottenendo una Targa PMI per aver presentato il brano “La borsa di una donna” ed arrivando finalista nella gara delle cover con “Dedicato” e nel Festival del 2018 con il brano “Non smettere mai di cercarmi”.

Nel 2012 è stata scelta dalla Walt Disney per comporre la colonna sonora italiana del film d’animazione Ribelle – The Brave con i brani “Il cielo toccherò” e “Tra vento ed aria”. La sua particolare timbrica vocale è stata anche oggetto di lusinghiere considerazioni da parte di alcuni psicologi di università inglesi e canadesi.

Nel 2013 partecipa come coach alla prima edizione di The Voice of Italy, l’esperienza è stata positiva e Noemi riconferma la sua partecipazione anche per la seconda edizione del programma. Noemi torna a The Voice of Italy 3, che si riconferma il programma più seguito di Rai 2. Il 27 marzo 2015 viene estratto dall’album Pop-hoolista di Fedez, il terzo singolo “L’amore eternit” in collaborazione con Noemi, il quale solo dopo 3 settimane viene certificato disco d’oro.

I RICONOSCIMENTI

Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, inclusi cinque Wind Music Awards ed un Premio TV – Premio regia televisiva oltre a varie nomination ai World Music Awards, ai TRL Awards, all’OGAE e una al Nastro d’argento. Il 21 giugno 2017, nel giorno della Festa della musica, Noemi è entrata nei Guinness dei primati per il maggior numero di concerti eseguiti in 12 ore.

 

Francesca Michielin

Francesca Michielin, giovanissima vincitrice della quinta edizione di X Factor vuole dimostrare che non è la carina timida ragazza di provincia, ma un vulcano in piena di emozioni e talento.

FRANCEsca michieliN: DAL PALCO DI X FACTOR ALLE PRIME CLASSIFICHE NELLE RADIO ITALIANE

Francesca Michielin nasce a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, il 25 febbraio 1995.

Fin da bambina la passione per la musica l’accompagna nella sua quotidianità, a nove anni studia piano forte. A dodici canta in alcuni cori locali e studia il basso elettrico presso la Filarmonica Bassanese. Nel 2011 frequenta l’Istituto Musicale Bassano. Ad appena sedici anni prende parte alla quinta edizione del talent show di Sky X Factor, facendo parte della squadra Donne 16-24 guidata dal giudice Simona Ventura.

Dopo la sua vittoria al programma e la stipula di un contratto con la Sony del valore di 300mila euro, registra Distratto, il suo singolo di  esordio che è un vero successo. Così un successo che viene chiamata sul palco del Festival di Sanremo al fianco di Chiara Civello. E non solo: viene scelta come parte della colonna sonora della commedia “10 regole per fare innamorare”.

Esce il primo disco Riflessi di me, che arriva alla quarta posizione nella classifica degli album più venduti.

LE COLLABORAZIONI & IL TEATRO

Una delle prime collaborazioni della cantante è quello con Fedez, rapper e giudice di X Factor, per il brano Cigno nero, che diventa subito disco di platino. Nell’estate del 2013 Francesca si esibisce aprendo i concerti di Gino Paoli, Franco Battiato, Cristiano de Andrè ed Elio e le Storie Tese.

Nel gennaio 2014 è protagonista per la prima volta di uno spettacolo teatrale nello spettacolo “La ragazza con l’orecchino di perla”, ideato da Marco Goldin, le musiche vengono curate da Franco Battiato. Nello stesso anno, qualche mese dopo, le viene data la possibilità di una collaborazione a cui non può dire di no. Viene scelta per cantare un brano intitolato Amazing, della colonna sonora del filmThe Amazing Spider Man 2- Il potere di Electro”, di cui scrive sia il testo che la musica. È l’unica artista italiana a partecipare alla realizzazione di questo progetto.

Fedez le ripropone un altro duo per la canzone Magnifico, brano presente nell’album del rapper. Ma un altro artista della scena underground si interessa alla voce di Francesca. Infatti Don Joe le chiede la partecipazione alla realizzazione e di Le nostre ali.

UN VULCANO IN ERUZIONE

A giugno è una delle cantanti della terza edizione del Coca Cola Summer Festival, condotto da Alessia Marcuzzi su Canale 5. Partecipa anche ai Wind Music Award, in onda su Raiuno.

Nel 2016 torna a Sanremo, ma questa volta come concorrente del Festival, dove propone il brano Nessun grado di separazione. Lo stesso anno in occasione della 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, viene presentato il film Piuma, il cui tema principale è un brano della Michielin,  Almeno tu.

Nel febbraio 2017 prende parte alla colonna sonora del film d’animazione Ballerina con il brano Tu sei una favola. Dopo la pubblicazione dei suoi nuovi singoli Vulcano e Io non abito il mare e il lancio del nuovo album, nel 2018 viene chiamata con Fabri Fibra a partecipare al singolo di Carl Brave.

 

Jovanotti

Jovanotti, cantautore, poeta e artista che vive nel vortice delle attrazioni e gestisce la sua vita come se fosse un luna park.

JOVA, IL POETA CHE CANTA

Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, nasce a Roma il 27 settembre 1966. La sua famiglia è originaria di Cortona, piccolo borgo toscano in provincia di Arezzo. Qui  incontra la moglie Francesca Valiani, la sua Ragazza Magica. Compagna, amica, complice e fan da cui avrà la figlia Teresa, a cui dedicherà la ninna nanna A te. I suoi brani più romantici ed emozionanti sono dedicate a Francesca: Il più grande spettacolo dopo il Big Bang e Tutto l’amore che ho, per esempio.

La passione per la musica nasce in tenere età e si sviluppa negli anni. In adolescenza si cimenta come dj in varie radio e in alcune discoteche di Roma. Mescolava la musica dance ai nuovi suoni dell’hip hop americano.

Claudio Cecchetto lo prende sotto la sua ala, così Lorenzo debutta su Radio Deejay e si trasforma in Jovanotti. La sua musica diventa la sua vita, è appassionato, desideroso di crescere. Storico rimane il capodanno tra il 1987 e il 1988, durante la quale Jova rimane incollato per otto ore consecutive ai microfoni della radio.

Il suo gusto musicale legato alla dance si trasforma in qualcosa di molto più funky e hip hop, i suoi testi crescono e si evolvono su temi personali, diventa molto più simile ad un vero e proprio cantautore. Dai pezzi più immaturi che incide a soli 19 anni si passa ad album che non sono solo raccolte di canzoni, ma un modo di vedere la vita.

Tantissime collaborazioni con grandi artisti come Gianna Nannini, Pino Daniele, Eros Ramazzotti, Ligabue, Piero Pelù, I Negramaro, Adriano Celentano. Partecipa a tre edizioni del festival di Sanremo e vince svariati premi.

 

UN ARTISTA IN CONTINUA TRASFORMAZIONE

Jovanotti ha scritto canzoni e libri, rappato, inventato tormentoni e melodie, composto musiche per il cinema. Ha scherzato e detto cose serie, ha studiato per migliorare, ha preso coscienza e manifestato impegno. Ha navigato in mezzo ai burrascosi cambiamenti del Paese cercando di mantenere una sua rotta. Quando ha dato il via alla sua carriera, alla fine degli anni 80, ha svecchiato una scena pop un po’ spenta con un’esuberanza travolgente che ha diviso pubblico e critica ma che ha finito col lasciare il segno. Oltre alla musica, esplora altri terreni artistici come la pittura, il cinema e la letteratura.

I suoi quadri vengono esposti al Brescia Music Art; esordisce al cinema come attore nel film di Francesco D’Alatri I giardini dell’Eden; prende parte a due tributi discografici di respiro internazionale come The different you, dedicato a Robert Wyatt, e Red, hot and rhapsody, dedicato a George Gershwin; è parte attiva nel disco Artisti riuniti per gli zapatisti dei Chapas, una compilation realizzata per raccogliere fondi per la costruzione di un ospedale in Messico; pubblica due libri, raccolte della sua vita, come se fosse un diario.

All’evoluzione musicale corrisponde un mutare dei testi dei suoi brani, che, nel corso degli anni, tendono a toccare temi sempre più filosofici, religiosi e politici. Parallelamente aumenta anche il suo impegno sociale e politico. Pacifista attivo, ha frequentemente collaborato con organizzazioni come Emergency, Amnesty International, Lega Anti Vivisezione (LAV), Nigrizia e Data. Ha contribuito alle manifestazioni in favore della cancellazione del debito negli anni novanta, e più recentemente ai movimenti Niente scuse e Make Poverty History, partecipando al Live8.

Creatività e innovazione, stupisce, provoca, colpisce un pubblico di ogni età, le sue canzoni sono connessi a momenti di vita, esperienze e sentimenti che accomunano tutti. Con i suoi brani è capace di far viaggiare l’ascoltatore e lo emoziona da quasi trent’anni.

 

 

Lenny Kravitz

Lenny Kravitz, plurimusicista, cantautore, discografico e attore. Il rocker sex symbol che ha scritto un pezzo della storia della musica.

LENNY KRAVITZ: Dagli esordi al successo

Leonard Albert Kravitz, più noto come Lenny Kravitz, nasce a New York il 26 maggio 1964.  Figlio di Sy Kravitz, produttore discografico di origini ucraine, e di Roxy Rocker, attrice originaria delle Bahamas, famosa per le sue compare ne “I Jefferson”. Da subito si appassiona di musica, data la vasta cultura artistica di casa.

Trasferito in California, impara a suonare il basso, il pianoforte, la chitarra e la batteria, e comincia a cantare per il California Boys Choir e per la Metropolitan Opera. Si diploma alla Beverly Hills High School e inizia una propria produzione di dischi che firma con il nome di Romeo Blue, nel 1983. Le sue ispirazioni maggiori erano sicuramente le tracce di Prince e la musica jazz, il soul dei ’60 e dei ’70, il rock e il funk. , che da sempre sono stati presenti nella sua vita. In seguito influenzeranno la sua musica anche i grandissimi artisti come i Beatles, Jimi Hendrix, i Led Zeppelin, Bob Marley ed Elton Jhon.

Alla fine degli anni ’80 decide di tornare a New York, dove vede più possibilità di crescita per la sua carriera musicale. In effetti la vede lunga, infatti nel 1988 firma un contratto per la Virgin Records. Ma tornare a New York gli regala anche l’incontro con Lisa Bonet, attrice de “I Robinson”, che sposerà e da cui avrà una figlia.

Il talento di Lenny Kravitz come compositore, produttore e multi-strumentista ha già prodotto dieci album per una discografia che passerà alla storia. Ha vinto quattro GRAMMY Awards consecutivi, stabilendo il record per la categoria “Best Male Rock Vocal Performance”.  Con oltre 38 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, il successo di Lenny Kravitz gli ha dato l’occasione di arricchire la sua visione artistica oltre i confini del far musica.

FUORI DALLA MUSICA

Lenny Kravitz non si limita alla musica, ma spazia anche in campo cinematografico e così partecipa come attore o comparsa in diversi film,  come Precious, così come nei blockbuster The Hunger Games e The Hunger Games: La Ragazza di Fuoco. Kravitz è inoltre apparso in The Butler – Un Maggiordomo alla Casa Bianca di Lee Daniels insieme ad attori del calibro di  Forest Whitaker, Oprah Winfrey e Cuba Gooding Jr. Più recentemente ha preso parte anche a Zoolander al fianco di Ben Stiller.

Oltre ai suoi lavori nell’industria musicale e cinematografica, ha lanciato la Kravitz Design Inc., che fornisce servizi di design commerciale e residenziale oltre a product development e branding. Insomma un artista a tutto tondo.

 

Spice Girls

Non Disponibile

SPICE GIRLS: UNA STORIA PAZZESCA

Nel 1993 la rivista London Magazine ha pubblicato il seguente annuncio: «Hai tra i 18 ei 23 anni, attitudini a ballo e canto, ambizione e dedizione? Siamo alla ricerca di ragazze per fare un disco». Risposero più di 400 ragazze. Le audizioni ebbero inizio il 4 marzo 1994 al Trinity Studios di Londra. Lo scopo era formare un gruppo di cinque ragazze chiamate Touch, per creare la replica femminile dei Take That. Le prescelte furono: Victoria Adams (che in futuro sarebbe diventata Victoria Beckham), Melanie Chisholm, Melanie Brown, Michelle Stephenson e Geri Halliwell. Nel giugno dello stesso anno iniziarono a preparare il disco negli stessi studi dove mesi prima avevano fatto il casting. Per far sì che le cinque ragazze si conoscessero meglio, affittarono loro una casa nel Berkshire, dove avrebbero vissuto insieme. Una di loro non resse alla convivenza e decise di abbandonare il progetto: Michelle si ritirò dalla band nel mese di agosto 1994. Al suo posto entrò Emma Bunton e fu subito storia.

GIRL POWER

Fino ad aprile 1995, le ragazze lavorarono molto duramente, soprattutto perché tutte tranne Victoria mancavano di esperienza nel mondo della musica. Oltre all’abbandono di Michelle, altri cambiamenti erano avvenuti. Il nome inizialmente pensato venne sostituito da Spice Girls. L’idea del nuovo nome fu di Geri che pensava fosse il nome ideale per la filosofia del gruppo. Dopo aver registrato l’album, firmarono un contratto con la 19 Management, una società guidata da manager Simon Fuller, e un contratto discografico con la multinazionale Virgin.

I SOPRANNOMI SPICE

Da allora tutto cominciò a cambiare, come i loro nomi: Victoria Adams divenne Posh Spice, Melanie Chisholm Mel C o Sporty Spice, Melanie Brown Mel B o Scary Spice, Ginger Spice fu il nome di Geri Halliwell e Emma Bunton Baby Spice. Il primo singolo della band venne pubblicato nel luglio 1996: Wannabe. Le Spice Girls divennero le più famose ragazze del pianeta e i loro nomi d’arte divennero i soprannomi per ragazze più in voga del momento. La canzone fu prima nelle hit-parade di oltre 30 paesi. La canzone era un’eccellente presentazione dell’album che riuscì a vendere oltre 18 milioni di copie. Un anno dopo lo presentarono in America, dove hanno trionfato in tutto il continente.

SPICE FILM

Nel novembre 1997, hanno presentato il loro secondo album, intitolato Spiceworld. Il primo singolo è stato Spice up your life e volò subito al numero uno delle classifiche. Altro singolo di successo di questo album delle Spice Girls fu Viva Forever. Nel febbraio 1998 iniziarono un tour mondiale che ebbe inizio a Dublino. Inoltre girarono il loro primo film, «Spice: The Movie». Il film non ebbe successo, ma servì a renderle le donne più ricche nel panorama musicale del momento. La pellicola vede le ragazze attraversare l’Europa tra concerti al Royal Albert Hall, Spice Bus e invasioni aliene.

L’ADDIO DI GERI

Durante il tour, uno dei membri più carismatici della band, Geri Halliwell, decise di lasciare il gruppo a causa delle differenze con le altre ragazze. Il 31 maggio del 1998, Geri ufficializzò il suo abbandono. Dopo la partenza di Geri, le voci di scioglimento delle ragazze aumentarono, e ancora di più quando pubblicarono nel dicembre dello stesso anno il singolo Goodbye, il primo del terzo album: Forever. Fu il primo album registrato come un quartetto.

LE HIT DI SUCCESSO E I BRANI MINORI

Spice Up Your Life introduce Spicewolrd con un cocktail di ritmi latini e sfumature pop, scritta dalle Girls in collaborazione con Matt Rowe e Richard Stannard. Due hit seguite dalla frizzante Stop, l’ultimo singolo è Viva Forever, ma il disco era ricco di hit meno note e altrettanto irresistibili, Saturday Night Divas, per esempio, incarna perfettamente l’animo pop delle Spice. Move Over diventa la colonna sonora degli spot Pepsi, oltre a The Lady is a Vamp che rimane una dei brani più rappresentativi.

I VIDEOCLIP

L’ambizioso videoclip di Spice Up Your Life  apre l’era Spicewrols. Diretto da Marcus Nispel e ispirato al look futuristico di Blade Runner, il girato vede le cinque popstar esibirsi su una navicella spaziale tra schermi a neon che riflettono i successi passati.

Wannabe venne girato senza mai interrompere la videocamera in un albergo di Londra, le ragazze erano entusiaste dal risultato nonostante le incertezze della casa di produzione. Ma le Spice avevano ragione ed infatti il video arrivò primo agli MTV Music Awards del 1997.

Stop vede le cinque ragazze dividersi tra buffe coreografie e improbabili concerti in pub inglesi. Viva Forever è una struggente metafora sul sentimento che ci lega a chi non c’è più, un cult che tra cubi di Rubik e Spice Girls in stop motion chiude l’era Spiceworld.

LE SPICE COME SOLISTE

Anche se non ci fu uno smantellamento ufficiale della band, tutti i componenti iniziarono la carriera da solista dal 1999. La prima fu Melanie C che ottenne un grande successo con il suo debutto: Nothern star. I singoli di Melanie Candarono benissimo. Sia Mel B che Victoria Adams non ebbero esito come soliste. Emma Bunton venne lanciata nel 2001 e la sua collaborazione con Tin Tin Out in What I am e il singolo What took you so long la resero un artista credibile e futuribile, come Melanie C. Nel frattempo, Mel B lasciò la Virgin, la società che aveva pubblicato il loro primo album.

OLIMPIADI 2012 DI LONDRA

Le cinque ragazze, dopo anni separate, si ritrovano sul palco delle Olimpiadi di Londra del 2012, per celebrare la cerimonia la chiusura, esibendosi con Wannabe e Spice Up Your Life, l’evento è stato il più twittato della storia.

LE SPICE NON ERANO DESTINATE A DURARE

Le Spice presero in mano il gril power che arieggiava da tempo nelle varie situazioni musicali, lo privarono del senso politico e lo travestirono di leggerezza, lustrini, libertà e perline colorate, portandolo fuori dall’underground e sopra i palchi di tutto il mondo. Era un femminismo presentabile, adorabile e pop, snaturando il senso che aveva avuto fino ad allora. Le cinque popstar cantarono la bellezza dell’amicizia e il suo primato, lo fecero dentro costumi kitsch in corpi ancora non troppo sexy, mischiarono il pop a qualcosa di rock, ma non erano un gruppo maturo.

Era chiaro già allora che non erano destinate a durare, erano figlie di un momento, di un desiderio, di un sogno che hanno vissuto e che poi è terminato

I RUMORS SU UNA POSSIBILE REUNION

Hanno tutte più di 40 anni, ma restano le “girls”. In seguito lo scioglimento nel 2001 dopo il quale intraprendono ciascuna una carriera solista.  Si parla ormai da tempo di una reunion. Secondo i media inglesi sarebbe un ritorno sulle scene milionario, a ciascuna andrebbero 10 milioni di sterline. I fan di tutto il mondo riassaporano già quell’atmosfera Anni 90 con le Spice Girl sul palco. Ma al momento nessuna conferma, Victoria e Melanie C rifiutano la proposta per dedicarsi alle corrispettive carriere. Qualche mese fa viene postata una foto di loro cinque insieme con l’hashtag #friendshioneverends, i fan posso rimanere speranzosi di un possibile reale ritorno.

 

 

David Bowie

Figura emblematica e poliedrica, trasformista e provocatoria, carismatica e dinamica, David Bowie è l’artificio incarnato nel mondo della musica e della moda.

DAVID BOWIE: UNO, NESSUNO, CENTOMILA

David Robert Jones, più conosciuto come David Bowie, nasce a Brixton, Londra, l’8 gennaio 1947. Il fratellastro Terry soffre di schizofrenia e passerà lunghi anni in ospedale psichiatrico dove morirà suicida nel 1985. Questa figura è fondamentale nella crescita di David, influenza la sua vita e la sua formazione. Terry gli fa conoscere autori come J. Kerouac, A. Ginsberg, E. E. Cummings, lo fa avvicinar al jazz e al rock’n’roll americano. La malattia del fratellastro rappresenterà a lungo un’ossessione per David, che vivrà sempre con la paura di impazzire a sua volta; quasi a voler esorcizzare la follia e sublimando il turbamento per la morte di Terry, scriverà nel 1993 il brano Jump (They Say).

Nel 1957 la famiglia Jones si trasferisce nel quartiere periferico di Bromley, dove David frequenta la Bromley Tecnica High School, per diventare grafico pubblicitario. Nel ’59 gli viene regalato il suo primo sassofono e così inizia a studiare musica più seriamente. Un giorno, all’uscita da scuola, ha uno scontro con l’amico George Underwood, che gli sferra un pugno colpendogli l’occhio sinistro, che rimane lesionato e che assume un colore rossastro che gli vale il soprannome di red orb. Ma ne fa anche uno dei suoi segni particolari, infatti un occhio gli rimarrà sempre più azzurro, rispetto all’altro che è del suo colore naturale verde-marrone.

Sono gli anni Sessanta e la Swinging London vanta una scena rock sfavillante con i Beatles, i Rolling Stones, i Pink Floyd, gli Who e gli Animals, per citarne alcuni. Il giovane David ne è profondamente affascinato, canta, suona il sax e prova a sfondare alla guida di gruppi underground come Manish Boys, The Konrads, King Bees e Buzz. Sogna di diventare il nuovo Little Richard, il suo idolo fin dall’infanzia.

LA NASCITA DI DAVID BOWIE

Il manager Kenneth Pitt gli successive di adottare il cognome Bowie per evitare confusione con Davey Jones dei Monkees. Inizia un periodo da solista, sottoscritto dall’indecisione stilistica, non sa decidersi tra il folk britannico, le tentazioni psichedeliche della Summer of Love californiana e il revival del blues. Il suo primo album, David Bowie, del 1967, mostra un cantautore acerbo e zoppicante.

Bowie si sente un pesce fuor d’acqua nella sua generazione, non trova la sua strada e non si conforma alla società, cerca rifugio nella religione buddhista. Trascorre tre mesi in isolamento monastico con quattro lama tibetani in Scozia, insieme alla compagna Hermione Farthingale.

Nel 1969 l’uomo sbarca per la prima volta sulla Luna, David Bowie fa uscire il suo singolo Space Oddity. Il brano è la prima ballata spaziale della storia del rock e la capostipite di quel filone fantascientifico che diverrà il segno distintivo del suo repertorio.

Bowie cresce come cantante ma anche come performer, grazie all’incontro con Lindsay Kemp, nel 1967, un mimo-ballerino, da cui apprende il linguaggio del corpo, il controllo di ogni gesto, la carica intensa e drammatica di ogni movimento. Impara a stare sul palco.

Il 20 marzo 1970 Bowie sposa l’americana Angela Barnett, conosciuta perché frequentavano lo stesso ragazzo. Il matrimonio durerà un decennio e regala a David il figlio Zowie.

Bowie assiste al concerto degli Hype, un quartetto di Londra che tira giù il palco del Roundhouse. La sua attenzione si concentra sull’effemminato cantante dalla chioma riccioluta, vestito con abiti di seta multicolor. È in questo stile che Bowie si identifica, seppellendo il timido menestrello folk degli esordi, imbocca definitivamente la via del rock sensuale e ambiguo.

Esce l’album The Man Who Sold The World, 1970. In copertina un Bowie in abiti femminili, i testi sono grotteschi, in bilico tra futurismo e orrore, il Superuomo di Nietzsche, le perversioni sessuali.

David Bowie matura un’estetica che si basa sull’ambiguità e sul trasformismo. Primadonna altezzosa, l’uso spregiudicato della sua immagine, la sua ostentata artificiosità, il suo voler essere un artista d’avanguardia lo trasformano nel Duca Bianco che tutti oggi conosciamo.

IL GLAM ROCK

Bowie sposa apertamente il glam rock esploso in Inghilterra sull’onda dei T. Rex di Marc Bolan, che diventerà suo grande amico. Hunky Dory è il risultato di questo sottogenere musicale.

Trionfano il disimpegno, il travestitismo e l’ambiguità sessuale, in un profluvio di lustrini e paillettes, boa di piume e rimmel, stivali e tutine spaziali. “Rock’n’roll col rossetto”, lo ribattezzerà John Lennon. Bowie, che già nel precedente album aveva anticipato la tendenza per il suo look, realizza di aver trovato la sua strada. La copertina del nuovo disco lo ritrae in una posa fatale alla Greta Garbo.

Mentre il rock si autocelebrava nelle grandi adunate pacifiste o nelle comuni hippie, il warholiano Bowie si specchiava nel suo camerino alla ricerca della giusta maschera per incantare il pubblico. La risposta verrà dalla combinazione impossibile tra un essere interstellare e un attore del teatro giapponese Kabuki.

A METà TRA SUPERUOMO E ALIENO

Forse nessuno avrebbe scommesso un penny su David Bowie, androgino  in calzamaglia, dalla chioma color carota e dal trucco da drag queen di basso borgo. Un essere sgraziato e dannatamente kitsch, che sembra uscito da un fumetto di fantascienza trash. Eppure, sarà proprio nei suoi panni che Bowie raggiungerà per la prima volta quella fama mondiale a lungo inseguita e mai più mollata.

The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars è un concept album su ascesa e auto-distruzione di un “plastic rocker”. E’ lui “l’uomo che cadde sulla terra”, il messia di una rivoluzione rock che dura una stagione sola, il tempo che passa tra la sua ascesa e la sua caduta.

In questa parabola c’è tutta la rappresentazione dell’arte di Bowie: la messa in scena del warholiano “quarto d’ora di celebrità”, l’edonismo morboso di Dorian Gray, la parodia del divismo e dei miti effimeri della società dei consumi e, non ultimi, i presagi di un cupo futuro orwelliano. “Extraterrestre”, e quindi libero dai tabù sessuali che incatenano l’umanità, Ziggy polveredistelle è la quintessenza dello spirito glam. In lui convivono passato e futuro: figlio dell’aura decadente del cabaret mitteleuropeo anteguerra, è proteso nello slancio avvenirista dell’Arancia Meccanica di Kubrick (1971), le cui note iniziali apriranno gli show dello Ziggy Stardust Tour.

E’ la maschera che incorpora tutti gli stereotipi del rock filtrati attraverso la lente grottesca del glam. Una caricatura del divo, destinato a essere idolatrato dal pubblico e stritolato dallo star-system. Un genio mutante, dunque. Ma il trasformismo è solo la più appariscente tra le arti di questo indecifrabile dandy, incarnazione di tutte le fascinazioni e contraddizioni del rock e, in definitiva, della stessa società occidentale. Nessuno come lui ha saputo mettere a nudo i cliché della stardom, il rapporto morboso, ma anche ipocrita, tra idoli e fan, il falso mito della sincerità del rocker, l’assurdità della pretesa distinzione tra arte e commercio.

Bowie è stato anche uno dei primissimi musicisti a concepire il rock come arte globale, aprendolo alle contaminazioni con il teatro, il music-hall, il mimo, la danza, il cinema, il fumetto, le arti visive.  E’ grazie ai suoi show che il palcoscenico del rock si è vestito di scenografie apocalittiche, di un’estetica decadente e futurista al contempo, retaggio di filosofie letterarie e cinematografiche, ma anche dell’arte di strada dei mimi e dei clown. E in ambito musicale la sua impronta è stata fondamentale nell’evoluzione di generi disparati come glam rock, punk, new wave, synth-pop, darkgothic, neosoul, dance.

LA MORTE DI ZIGGY

E’ inquieto e volubile, cerca nuove sfide, nuovi pianeti da esplorare. Così, alla fine del tour di promozione dell’album, compie un gesto simbolico e plateale: si sbarazza del suo ingombrante alter ego Ziggy Stardust facendolo “morire” sul palco. Di lì a poco anche l’epopea glam si dissolverà, nella polvere di stelle del suo eroe.

Pragmatismo di un artista che, uccidendo il personaggio che gli aveva regalato l’anelata celebrità, sa cogliere l’intima essenza delle dinamiche che governano i comportamenti del pubblico rock, che sotterra artisti con la stessa velocità con cui li osanna. Bowie non ha alcuna intenzione di restare schiacciato da un personaggio che avrebbe ben presto stancato il pubblico; la filosofia dei cambiamenti repentini finalizzati a tenere desta l’attenzione verso di sé, rivelatasi molto di più di una felice intuizione, lo guiderà negli anni a venire, fino a trasformarlo in un accorto businessman.

Per Bowie inizia un momento di transizione, ma anche di crisi, ne è la prova l’album Diamond Dogs, del 1974, in cui si presenta in copertina come un essere mostruoso, metà uomo, metà cane. Ispirato da Ragazzi Selvaggi di William Burroughs e da 1984 di Gorge Orwell, l’album anticipa l’umore della futura generazione della new wave, dove la paura per il futuro tecnologico travolge. Bowie dichiara di aver registrato l’intero album sotto della cocaina.

Dopo Ziggy, anche il Bowie glamorous è ufficialmente morto. Quello che rinasce, novella araba fenice, è un dandy che ha smarrito per strada zatteroni, paillettes e un bel po’ di mascara, ma ha conservato un look ambiguo e inquietante.

IL DUCA BIANCO IN AMERICA

Bowie si stabilisce a Los Angeles, dove inizierà uno dei periodi più cupi e drammatici della sua esistenza.

North Doheny Drive, Bel Air, qui sprofonda in un caos narcotico, preda di pusher e strozzini, e tormentato dai suoi demoni. Il suo matrimonio è al termine, i rapproti con i manager sono burrascosi, è scheletrico ed emaciato come un vampiro. Si ritira nel suo appartamento prigioniero delle sue fobie.

Gli amici che lo vanno a trovare trovano un Bowie circondato da pareti scarabocchiate da enormi pentagrammi, nel frigo la sua urina per proteggersi dai malefici, convinto che due fan volevano impadronirsi del suo sperma per essere fecondate, per portare avanti una stirpe di esseri satanici.

Ma in questo scenario, David, al lume di candele nere che allontanano gli spiriti, partorisce un disco rivoluzionario, Station to Station. È pronto un nuovo personaggio da idolatrare, il “Duca Bianco“: pantaloni neri a pieghe, panciotto e camicia bianca, capelli rosso-biondi impomatati e tirati all’indietro. Un essere algido e aristocratico, alienato dalla paranoia urbana e isolato nel suo mondo di musica robotica. Su di lui Bowie sfogherà tutte le ossessioni del periodo, inclusa la malsana attrazione per la mitologia nazista evocata in alcune farneticanti interviste.

LA TRILOGIA BERLINESE

Bowie si trasferisce con l’assistente Coco Schwab e con Iggy Pop a Berlino, dove è subito attratto dall’atmosfera mitteleuropea della città. La scena musicale elettronica, il cinema espressionista di Lang, Murnau e Pabst, il cabaret brechtiano, la nuova pittura tedesca affascinano il suo animo decadente. In questo scenario, matura la celeberrima trilogia Low-Heroes-Lodger, frutto del sodalizio con Brian Eno.

Dopo un disco, diverse collaborazioni cinematografiche e un anno speso a scrivere, comporre, suonare e dipingere, Bowie lascia Berlino, dopo appena un anno per tornare negli Stati Uniti.

LA DEPRESSIONE ARTISTICA

Registrato a New York, Scary Monsters (And Super Creeps) è l’anello di congiunzione tra la fase “avanguardistica” di Bowie e la sua successiva deriva pop-dance. Anche grazie all’ennesimo cambio d’immagine, l’album raccoglie nuovi proseliti tra i musicisti che confluiranno nel movimento new romantic.

Dieci anni pieni, esaltanti, irripetibili. E infatti non si ripeteranno. Da allora in poi, la carriera di Bowie scivolerà via quasi sempre in discesa, alternando clamorosi flop a sporadici sussulti del genio che fu.

Il primo passo verso il baratro del secondo decennio bowiano viene generalmente fatto coincidere con la svolta di Let’s Dance (1983), ultimo tentativo di Bowie di dire qualcosa, in un susseguirsi di  mille intuizioni senza riuscire ad afferrarne una.

La crisi creativa viene però brillantemente mascherata dal sontuoso Serious Moonlight Tour, che celebra il mito di Bowie con coreografie mozzafiato, con un formidabile ensemble di musicisti e con una scaletta accattivante.

Distratto dagli innumerevoli interessi extramusicali e appagato dal successo planetario raggiunto, Bowie smarrisce la via e imbocca il precipizio con Tonight, nel 1984. Anche la carriera cinematografica di Bowie vira verso film di dubbio gusto. Forse è il miracoloso intento di alimentare la sua leggenda facendo musica scadente. Non sa bene cosa stesse facendo, inebriato dal successo perde l’entusiasmo. Crede di non aver più niente da dire e pensa a guadagnare convito di essere ormai vicino alla fine.

L’incontro con Reeves Gabrels dà una svolta alla sua depressione artistica. Un nuovo progetto lo aspetta. I Tin Machine è il gruppo del chitarrista Reeves, con cui Bowie collabora, con un esito modesto.

IL RITORNO DI DAVID BOWIE

Dopo sei anni torna da solista, con la voglia di suonare e sperimentare. Black Tie White Noise del 1993 risente dell’euforia a seguito del matrimonio  di David con la splendida modella somala Iman Abdulmajid, tenutosi a Firenze un anno prima.

Ormai svincolato dall’ansia di sbancare le classifiche, il dandy di Brixton si dedica alle più svariate attività: collabora come editorialista con il periodico Modern Painters; allestisce con Brian Eno la raccolta di fondi “War Child: Little Pieces From Big Stars”, a Londra, presso la Flowers East Gallery, coinvolgendo numi del rock come Paul McCartney, Bono, Pete Townshend e Charlie Watts; inaugura alla Cork Street Gallery di Londra la prima mostra dei suoi lavori: dipinti, sculture e due disegni per carta da parati realizzati per Laura Ashley; partecipa nei panni di Andy Warhol al film Basquiat.  E che per Bowie sia un momento di risveglio creativo lo confermerà anche il successivo album in studio.

Nel 1995 esce Outside che rievoca il periodo berlinese, ricco di sperimentazioni elettroniche. L’ex Duca Bianco sembra risorto, sia come musicista, sia come cantante, con prove interpretative degne dei suoi anni d’oro.

Nel 1997, Bowie festeggia i suoi 50 anni con un mega-party al Madison Square Garden di New York, che riunisce amici vecchi e nuovi come Lou Reed, Sonic Youth, Robert Smith, Billy Corgan, Foo Fighters e Frank Black, tutti insieme sul palco a cantare con lui. Anche il suo look si adegua ai tempi: capigliatura da porcospino, orecchino e pizzetto mefistofelico nascondono le rughe degli anni. Bowie è riuscito miracolosamente a mantenere giovane il suo mito anche dopo vent’anni di musica, conquistando nuove schiere di fan e di musicisti-ammiratori.

ANIMALE NELLA JUNGLE MUSIC

Anziché cavalcare l’onda nostalgica del ritorno al passato, Bowie risale la corrente e si tuffa in un nuovo universo sonoro, quello dei club underground, scandito dai ritmi frenetici della jungle e del drum’n’bass.

Scritto e prodotto in sole due settimane, il nuovo album Earthling risulta un successo. Uscito dalla crisi, Bowie deve comunque portare avanti la lotta contro il tempo, il Dorian Gray del rock non accetta che gli anni passano.  L’ex glam-boy che viaggiava su Marte quando l’uomo era a malapena arrivato sulla Luna passa ogni notte sveglio, alla ricerca di una nuova sfida, fedele all’imperativo di Oscar Wild della “vita come un’opera d’arte”.

Con Hours, che esce nel 1999, il copione cambia ancora: si torna al passato, alle ballate classiche e un po’ nostalgiche. Nel complesso, però, il disco si rivela di scarso successo, dando l’impressione che la fiammata seguita al periodo Tin Machine si sia nuovamente spenta.

Nel 2002 realizza Heathenun disco piuttosto monotono, che regala qualche raro picco emotivo, soprattutto grazie alle interpretazioni, sempre memorabili, di Bowie, divenuto nel frattempo padre della piccola Alexandria Zahra Jones. Nemmeno Reality del 2003 inverte la rotta.

la STELLA DEL ROCK VOLA NELLO SPAZIO

A 10 anni dall’ultimo lavoro i studio esce The Next Day, è la dimostrazione che il talento di Bowie non si è esaurito, ma che è ancora un artista in grado di stupire ed emozionare. A suggellare l’evento, arriva anche la più grande mostra retrospettiva mai dedicata alla sua carriera, allestita al Victoria And Albert Museum (fino al 18 luglio) e contenente 300 oggetti provenienti direttamente e in esclusiva dal suo archivio privato di New York. Si possono quindi ripercorrere cinquant’anni di carriera di una delle icone del rock attraverso lettere private, disegni, artwork, scatti e fotografie esclusive di Herb Ritts e Helmut Lang, oltre, naturalmente, ai suoi eccentrici abiti.

Forse è vero che Bowie non si potrà mai capire, ma solo seguire nelle sue zigzaganti traiettorie, nella sua sincera artificiosità. Perché i suoi personaggi sono sì il diaframma che continua a frapporre tra sé e il mondo, ma anche le testimonianze più verosimili della sua personalità.

Blackstar, che esce all’inizio del 2016, è la conferma della sua ritrovata creatività. L’esaltazione per il nuovo disco però si spegne velocemente quando il 10 gennaio 2016 David Jones Bowie si spegne dopo 18 mesi di lotta contro il cancro. La sua morte non è stata differente dalla sua vita, un’opera d’arte. Ha fatto Blackstar come un regalo ai suoi fan e ai suoi amici.

 

Beyoncé

Beyoncé o Queen B è una delle più influenti pop star del ventunesimo secolo, conosciuta e amata a livello globale, da più di 20 anni segna le generazione con il suo sound.

BEYONCé E LE figliE del destino

Beyoncé Giselle Knowles-Carter, conosciuta semplicemente come Beyoncé, nasce a Houston, Texas, il 4 settembre 1981.

Muove i primi passi nel mondo della musica a soli sedici anni quando forma, con Kelly Rowland, LaTavia Roberson e LeToya Luckett, la girlsband delle Destiny’s Child. Il gruppo comincia ad aprire i concerti per artisti hip-hop e R&B di grosso calibro, come Dru Hill, SWV e Immature. Il loro primo album, l’omonimo “Destiny’s Child” (1998) sforna la hit “No, No, No”; il secondo LP “The writing’s on the wall” le afferma definitivamente sulle scene internazionali. È il 1999: l’album ottiene sette dischi di platino, 2 nomination ai Grammy e un Image Award; il gruppo contribuisce alle colonne sonore di film come “Men in black”.

Con il successo arrivano anche i problemi. Nel marzo 2000 LeToya e LaTavia lasciano la band. Vengono aggiunte Michelle Williams e Farrah Franklin. In questa nuova formazione, raggiungono la consacrazione internazionale grazie al terzo lavoro in studio, “Survivor” e a “Independent Women Part 1”, il theme-tune del film Charlie’s Angels.

QUEEN B

Beyonce vuole però tentare la strada solista, anche se il progetto Destiny’s continua. I produttori di “Austin Powers 3 – Goldmember” le hanno così offerto, tanto per uscire un po’ dal seminato, la parte di protagonista femminile nel film della fortunata serie. Non contenta, sforna anche il suo primo singolo solista “Work it out”, a cui fa seguito nel giugno del 2003 l’album “Dangerously in love”: tra soul e R&B i risultati sono assolutamente sorprendenti.

Insieme Kelly Rowland e Michelle Williams pubblica l’ultimo lavoro delle “Destiny’s child” dal titolo “Destiny Fulfilled” (2004). Poi Beyoncé nel 2006 partecipa ai film “La Pantera Rosa” e “Dreamgirls”. Ispirata dal suo ruolo nel film “Dreamgirls” dà vita al suo nuovo disco solista “B’Day”. Il disco le fa arrivare il premio per Miglior Album R&B Contemporaneo e la fa entrare nella storia degli American Music Awards come prima donna a vincere il premio di Artista Internazionale. Ma questo è solo l’inizio, infatti nel corso della sua carriera viene nominata per 62 volte ai  Grammy Awards.  In tutto il mondo ha venduto circa 60 milioni di album e singoli con le  Destiny’s Child e 118 da solista.

LA VITA CONDIVISA CON JAY-Z

Beyoncé e Jay-Z si sono incontrati per la prima volta in aereo, mentre andavano a Cancun per l’Mtv Spring Break Festival del 2000. Lei cantava ancora nelle Destiny’s Child ed era fidanzato con un altro. Solo un anno dopo lui si è fatto avanti. È stata proprio la musica, per l’appunto, a portarli a lavorare insieme.

Così nel 2008 l’ape regina della musica pop e il rap-mogul convolano a nozze nell’appartamento di lui a Brooklyn, durante una cerimonia per pochi intimi, le cui immagini sono rimaste top-secret per anni.

Più di 18 anni insieme, svariate collaborazioni, album e tour in duo, oltre ovviamente la piccola Blue Ivy e i due gemelli Rumi e Sir Carter. Non mancano i gossip e gli scandali sulla coppia che però ha sempre dimostrato di aver superato i momenti più difficili e di rimanere l’uno al fianco dell’altra.

SUPERWOMAN

Beyoncé è una cantante, ballerina, stilista, attrice, testimonial e mamma.

Nel 2005 ha creato la sua linea di moda, la House of Deréon e nel 2010 anche una sua linea di profumi. Nel 2016 crea la linea sportiva d’abbigliamento IvyPark, dedicata alla figlia.

La rivista statunitense nel 2007 AskMen classifica Beyoncé al primo posto nella classifica delle donne più desiderate del pianeta. A novembre 2011 secondo la televisione scozzese STV, Beyoncé risulta essere l’artista più pagata al mondo con esibizioni che hanno toccato la cifra di £71.040 al minuto. Nel 2012 la coppia Beyoncé-Jay-Z viene eletta da Forbes come la “Coppia artistica più ricca del mondo”. Un altro record per la cantante arriva a febbraio 2013, quando GQ Magazine la elegge donna più sexy e ricca del ventunesimo secolo, con un patrimonio stimato in 107,5 milioni di dollari e dandole la copertina del mese. Inoltre viene inserita, con il marito, tra le 100 persone più influenti del mondo dalla rivista Time.

La diva si è sempre dedicata anche alla beneficienza, donando alla sua città natale fondi per la costruzione di case per i senza tetto, oltre a diverse donazioni per i paesi in crisi o che hanno subito tragedie naturali, come Haiti.

 

 

Brian May

Biografia e carriera dell’ex chitarrista del gruppo musicale dei Queen, Brian May, oggi una delle rockstar più conosciute del mondo.

Il chitarrista astrofisico-Brian May

Brian Harold May, meglio conosciuto come Brian May, il chitarrista dei Queen, è nato il 19 luglio 1947 nel Middlesex. Dopo aver acquisito una certa cultura musicale suonando il pianoforte, all’ età di quindici anni cambia strumento e inizia con la chitarra.

Supera l’esame di ammissione alla Hampton Grammar School di Hampton, si laurea con lode in Fisica e, dopo aver abbandonato il dottorato di ricerca in Astronomia, è stato per breve tempo professore di matematica. E’ proprio al College che ha coltivato l’idea di formare un gruppo musicale. Ed è proprio qui che ha incontrato Roger Taylor, l’altro componente dei futuri Queen, impegnato in quel momento negli studi di biologia.

la passione per l’astronomia

Dopo più di 30 anni riprende gli studi per terminare la tesi di dottorato: consegue con successo il dottorato in Astrofisica all’età di 60 anni, il 23 agosto 2007, dopo essere diventato uno dei chitarristi più famosi del mondo.                                                                        Una decina di anni fa ha pubblicato la sua tesi “Un’analisi delle velocità radicali della nube zodiacale” e il libro “Bang! Storia completa dell’universo”.   È stato collaboratore della squadra scientifica della Nasa per New Horizons, la sonda spaziale in missione su Plutone. Ha dato il suo nome a un asteroide, il 52665 Brianmay. Per lui musica e astronomia sono connessi spiritualmente e forse proprio le stelle gli hanno donato il suo talento che lo ha reso famoso a livello planetario.

Il 19 novembre 2007 Brian May viene inoltre nominato cancelliere onorario della Liverpool John Moores University.

LA RED SPECIAL

Brian May non proveniva da una famiglia facoltosa e dalle grandi possibilità economiche, così con l’aiuto del padre, un ingegnere appassionato di modellismo, inizia a costruire la sua chitarra personale. Utilizza pezzi ricavati da legno di quercia, per la tastiera utilizza un’architrave di mogano recuperata dal caminetto di casa. Mentre per i segnatasti  furono utilizzati dei bottoni ricavati da una cesta del cucito della madre. Il Tremolo fu elaborato presso l’officina situata all’interno della scuola frequentata da May, mentre le relative molle procurate da una vecchia motocicletta, successivamente la leva del tremolo fu ricavata da un sellino di bicicletta e un’asta di un appendi panni. Solo i pickup furono acquistati in negozio, ed in seguito modificati riavvolgendoli con più spire e immergendoli in resina epossidica.  Il suono della chitarra non lo soddisfaceva così decide di usare come plettro, dopo innumerevoli prove, il lato zigrinato di una monetina da 6 pence.

Brian utilizza la Red Special per tutta la sua carriera, con quella chitarra sono nate le composizioni dei Queen, suonata nei concerti in tutto il mondo e che ancora oggi lo accompagna nelle sue esibizioni. È sicuramente l’oggetto a lui più caro, ma decisamente molto apprezzato anche dai suoi fan che hanno potuto godere del suono pazzesco che emette questo strumento homemade.

La nascita dei queen

Brian inizia a frequentare la Jazz Room dell’Imperial College in cerca dell’occasione giusta e fonda inizialmente i “1984”, proponendosi nei piccoli club e nel circuito locale. Nel 1967 alcuni concerti di supporto sembrano premiare gli sforzi del chitarrista, tant’è vero che la band viene chiamata ad aprire il concerto di Jimi Hendrix all’Imperial College. Dopo alcuni mesi, i due, decidono di mettere in piedi una nuova formazione e appendono un annuncio alla bacheca della scuola. Cercano un nuovo cantante: Freddie Mercury si presenta per l’audizione.                                                          Dopo l’arrivo della nuova voce della band è iniziata la loro scalata al successo, in breve tempo divenuto planetario.                                        Dopo la drammatica morte di Mercury i Queen sono definiti la cult band di tutti i tempi. La memoria dello storico gruppo è comunque mantenuta sempre viva dallo stesso May il quale insieme a Roger Taylor spesso partecipa a manifestazioni musicali importanti quali il “Pavarotti& Friends”.

Il suo ruolo nei queen

Brian May può essere ritenuto il fondatore dei Queen, ma il suo ruolo non è importante solo per questo. Ha scritto canzoni come We will rock you, Who wants to live forever, I want it all, The show must go on, Flash, Hammer to Fall, Tie your mother down. Il suo sound è perfettamente riconoscibile e perfettamente compatibile con l’esuberante personalità di Freddie Mercury.

È universalmente considerato uno dei migliori chitarristi rock di tutti i tempi. Il Rolling Stone lo piazza al 26esimo posto della classifica mondiale . È stato protagonista della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Londra del 2012, suonando Brighton rock e We will rock you insieme a Roger Taylor e Jessie J.

L’ESPERIENZA SOLISTA DOPO I QUEEN

Il primo lavoro solista di Brian May vede la luce il 24 Ottobre 1983. Si trattava di un album di sole tre canzoni, “Starfleet”, realizzato con la collaborazione di Eddie Van Halen, Alan Gratzer, Phil Chen e Fred Mandel.                                                                                                    Ironia del destino volle che il primo vero singolo di Brian, “Driven By You”, fosse pubblicato il 25 novembre 1991, il giorno dopo la morte di Freddie Mercury. La canzone era stata originariamente composta per uno spot televisivo di una famosa marca di automobili. Il singolo successivo presentato in anteprima al Freddie Mercury Tribute fu “Too Much Love Will Kill You”.

Il 28 settembre 1992 fu la volta del primo album “Back To The Light” che conteneva materiale registrato a partire dal 1980. Per promuovere l’album, Brian, nelle vesti di cantante e chitarrista, iniziò un tour mondiale. Seguirono un album live “Live At The Brixton Academy” e più recentemente nel 1998 “Another World”.

Oggi, a 70 anni, Brian May ha ancora voglia di emozionare il suo pubblico e si esibisce in diversi Festival mondiali, oltre che nei suoi tour. È richiesto come ospite in moltissime arene e collabora con diversi artisti poiché la sua voglia di sperimentare non ha mai fine.

 

 

Gianna Nannini

Gianna Nannini, donna forte dall’animo anarchico, dallo spirito pieno di energia e dal suo tenero lato nascosto che trapela nelle rime dei suoi testi, dopo trent’anni di carriera ci stupisce ancora con il suo rock sperimentale.

GIANNA NANNINI: TESTARDA E GRINTOSA, LA VOCE GRAFFIANTE DEL ROCK FEMMINILE

Gianna Nannini nasce a Siena, nella contrada dell’Oca, il 14 giugno 1956. Lavora nella pasticceria di famiglia, qua subisce un incidente perdendo le falangi del medio e dell’anulare. Gianna scherza dicendo che la voce roca l’è venuta a seguito dell’urlo che ha tirato.                                                                                                                          Studia pianoforte presso il Conservatorio di Lucca e successivamente si trasferisce a Milano nel 1975, grazie ai soldi presi dall’assicurazione per l’infortunio. Nel capoluogo lombardo   vede più possibilità per la sua carriera da musicista. Da autodidatta inizia a studiare chitarra, il suo sound ha un impostazione decisamente punk.

A scoprirla è stata Mara Maionchi, talent scout, che le dà l’opportunità di firmare il primo contratto per la Numero Uno, la casa di Battisti.

Nel 1976 pubblica il suo primo album con l’etichetta Ricordi, Gianna Nannini. Ne conseguono altri due di album, Una Radura e California.  Testarda e sicura Gianna ottiene i risultati sperati.

LE COLLABORAZIONI CHE LA PORTANO AL SUCCESSO INTERNAZIONALE

Scrive la colonna sonora del film Sconcerto rock,  di Bernardo Bertolucci, da qui il via ad una serie di collaborazione che affinano il suo gusto musicale e la spingono in panorami diversi. Ne è d’esempio il lavoro svolto con Roberto Cacciapaglia, producendo  G.N. , album dal gusto sperimentale.                                                                     Grazie alla collaborazione con il produttore Conny Park, con il quale realizza  Latin Lover, la cantante si afferma a livello europeo.

Nel 1984 esce il suo sesto disco, “Puzzle”, che contiene “Fotoromanza”, la regia del video di “Fotoromanza” è firmata Michelangelo Antonini. Alla Schauspielhaus di Amburgo, di fronte a una platea straripante, Gianna Nannini canta insieme a Sting e Jack Bruce.

Nell’89 su musica di Giorgio Morder scrive e registra “Un’estate italiana”, che canterà insieme a Edoardo Bennato e che sarà la sigla dei Mondiali di calcio di Italia ’90. Collabora con Jovanotti e tra un tour e l’altro trova anche il tempo di terminare i suoi studi universitari e laurearsi in filosofia.

Nel 2008 partecipa al Festival di Sanremo dopo aver vinto una serie di dischi d’oro e di platino.

Ancora oggi Gianna con il suo timbro speciale, il suo animo pieno di energia e il lato tenero che mostra nei suoi brani riscuote un enorme successo.

LA SESSUALITÀ DI GIANNA E LA FIGLIA PENELOPE

Nel 2010 Gianna dà alla luce Penelope, la gravidanza scaturisce diverse polemiche, ma alla cantante non importa e dedica alla figlia il brano Io e te.

Gianna si definisce pansessuale, ha amato uomini e donne e da anarchica non crede matrimonio, ma dopo l’arrivo in tarda età di Penelope, decide di sposare  a Londra, città dove attualmente vive, la compagna Carla.