White Pony

L’album dei Deftones più aperto alle loro fluorescenze new wave — specie per Digital Bath e RX Queen — e psichedeliche, in particolare Knife Prty, Change (In The House Of Flies) e l’ultima Pink Maggit.

Si fondono il Sublime romantico e quello metal. Il dj hip-hop Frank Delgado, già collaboratore esterno, è preso stabilmente in formazione. Il suo contributo più interessante è sulla melodia ovattata di Teenager.

Supposed Former Infatuation Junkie

I milioni di copie vendute con il disco precedente e un viaggio in India scombussolano il fragile equilibrio emotivo della giovane cantautrice: ne è prova questo album caotico, intricato e ridondante (17 canzoni) che, tra umori psichedelici e riff chitarristici in stile nu-metal (Baba), scova nell’ipnotico singolo Thank U uno dei suoi (rari) momenti di lucidità.

So-Called Chaos

È molto meno inquieta ed elettrica che agli esordi, Alanis, ma con l’aggressività sembra aver perduto anche la sua peculiarità. Il disco della maturità personale scorre quasi sotto traccia, lasciando segni deboli del suo passaggio. Prevalgono le ballate (Everything, Out Is Through), alternate a rock chitarristici scanditi da ritmi elettronici (la title track, Eight Easy Steps): copione rispettato, ma senza troppa convinzione. Nella porzione multimediale aggiunta, brani live, una versione acustica di This Grudge e immagini sul "making of" dell’album.

Deftones

Con un "senza titolo" spartano i Deftones tornano a far vibrare paurosamente le puntine di sismografi e giradischi. L’urto tra le placche sonore è la causa/effetto di nuovi cataclismi e lo stesso caos che ne deriva l’ambra per le fossili linee new wave; melodie fachiro su letti di chiodi montati col feedback (la stellare Minerva), che, sature di distorsioni, pattinano su ritmi hip-hop (Needles And Pins), armonie sdrucciolevoli (Good Morning Beatiful) e spaccature hardcore (Hexagram).

Tellurica conferma di uno stile e forte spinta in avanti. Fa storia a sé il trip-hop corvino di Lucky You.

MTV Unplugged

Le regole spartane della performance "senza spina" impongono ad Alanis disciplina e sobrietà, assai benvenute dopo la piccola sbornia del disco precedente. Gli arrangiamenti stringati e le chitarre acustiche mettono in risalto l’intensità dell’interprete, qui assai più quieta che in passato: nel repertorio tre inediti e una sentita cover di King Of Pain dei Police.

Jagged Little Pill

Dopo due anonimi album in annacquato stile pop dance arriva il salutare voltafaccia: complici il produttore rock Glen Ballard e un manipolo di musicisti di serie A (Flea, Dave Navarro, Benmont Tench) la Morissette (1974) innerva le sue composizioni di matrice folk-pop e spietatamente autoconfessionali con il furore elettrico e il dinamismo ritmico che i tempi richiedono. Chitarre, "ganci" melodici e una singhiozzante, disturbata vocalità lasciano un segno indelebile su canzoni come You Oughta Know, You Learn, Head In My Pocket e Ironic.

Under Rug Swept

La Morissette si produce da sola, sfoggiando un buon orecchio per il rock classico come per i suoni alla moda (qualche accenno hip-hop in 21 Things I Want In A Lover). Il vigore melodico di Flinch, Hands Clean e Precious Illusions conferma uno stile accattivante e al tempo stesso restio a compromessi: quanto basta (complice anche la carenza di alternative) a consolidarla nel ruolo di simbolo di una nuova femminilità in musica.