David Byrne

Il capolavoro della maturità: un disco che inquieta senza riuscire pesante e diverte innovando le consuete formule latino-punk. Prodotto da Arto Lindsay, Susan Rogers e lo stesso Byrne, con una musica essenziale, temperata fine eppure ricca di sfumature.

Alcuni brani sono fra i più belli mai scritti da Byrne: come A Long Time Ago, Back In The Boxe soprattutto Strange Ritual. Esiste un’edizione de luxe del CD, che mette in risalto le raffinate foto in bianco e nero di Jean-Baptiste Mondino.

Look Into The Eyeball

Uno dei punti più alti della produzione solistica, uno strepitoso mix di musica brasiliana, gospel, funk, rock con accenti da Caetano Veloso (Smile), Philadelphia Sound anni ’70 (Neighborood), antiquariato pop da "radio days" (Revolution). Con una deliziosa citazione Talking Heads (UB Jesus) e la prima canzone di Byrne in lingua spagnola (Desconcido Soy).

Uh-Oh

Byrne insiste sulla pista latina, tramutando in quella lingua gli slanci bizzarri e nevrotici della sua giovinezza Talking Heads. Divertente, anche se con un repertorio ondivago. Nel cast musicisti brasiliani e americani, da Angel Fernandez (co-autore di tre brani) a Milton Cardona e Steve Sacks, più vecchi amici: Nona Hendrix, Terry Allen.

Feelings

Un passo falso. Byrne bada forse troppo ai suoni e trascura il repertorio, non riuscendo così a scrivere canzoni memorabili e sprofondando ogni tanto nel "già ascoltato". Prodotto in parte dai Morcheeba, con ospiti come Vinicius Cantuaria e il Balanescu Quartet. Da segnalareWicked Little Doll, un giochino New Wave con Mark Mothersbaugh e Gerry Casale dei Devo.