King Of America

La reazione all’artificiosità del disco precedente non si fa attendere: Costello licenzia (temporaneamente) gli Attractions, recupera la sua vera identità (firmandosi Declan MacManus) e affida a T-Bone Burnett, esperto di "roots music", il compito di guidarlo nel disco più nudo e sincero della sua carriera.

Il titolo non mente: la fanno da padrone chitarre acustiche, ballate di sapore rurale, blues e country &western. Il protagonista, che raggruppa una bella accolita di leggendari session men americani (tra cui James Burton, Jerry Scheff e Ron Tutt, accompagnatori di Presley) sotto la sigla "Costello Show", sforna alcune delle sue canzoni migliori (Indoor Fireworks, I’ll Wear It Proudly, American Without Tears) e rivernicia in convincente chiave folk-rock anche la celebre Don’t Let Me Be Misunderstood.