Primitive Cool

A due anni di distanza, con gli Stones in crisi, Jagger ci riprova con la medesima formula di pop rock & ballate strappacuori. Prodotto da Dave Stewart, un po’ più spontaneo del precedente, contiene la sua visione del mondo femminile (Party Doll), un paio di canzoni d’effetto (Say You Will, War Baby) ma anche i soliti ritmi techno dance fatti di poco (Let’s Work). Alla chitarra, Jeff Beck. 

 

Jammin’ With Edward

Nonostante la straordinaria popolarità acquisita con i Rolling Stones, Mick Jagger non abusa del suo ruolo di superstar e soprattutto pare non avere grandi ambizioni solistiche. Per oltre vent’anni dall’esordio in scena, gli unici dischi che portano il suo nome sono due dimenticate colonne sonore (in cui firma alcuni brani ma ha ruoli da protagonista nei relativi film), e un disco leggendario ma non troppo riuscito: una jam di studio dei tempi di Let It Bleed che lo vede al fianco di Ry Cooder, Nicky Hopkins e i due compagni Wyman e Watts. 

 

She’s The Boss

Soltanto nel 1985 arriva il suo primo LP, che pare tuttavia poco più di un passatempo, e che soprattutto non aggiunge nulla a un mito consolidato, ma anche un po’ logoro. Pop rock di tendenza, un po’ più sofisticato di quello dei Rolling, qualche momento romantico, il solito hit single (Just Another Night), ospiti di spicco un po’ sprecati (Pete Townshend, Jeff Beck, persino Herbie Hancock) e nulla di straordinario. 

 

Goddess In The Doorway

Quel che ci si attende da Mick Jagger dopo quasi quarant’anni di carriera: un disco moderno e familiare quanto basta, brani originali tra pop e rock cantanti senza troppo impegno con il meglio dei turnisti, ospiti alla maniera di lustrini (Bono, Pete Townshend, Lenny Kravitz, Wyclef Jean) e le due figlie per intenerire i cuori dei nuovi fan. Quelli vecchi però rimangono a debita distanza. 

 

Wandering Spirit

Anche questo album non riserva sorprese di sorta ma perlomeno offre qualcosa di non troppo smaccatamente di tendenza. Produzione un po’ più consistente (Rick Rubin), nessun ospite di spicco (soltanto Lenny Kravitz) e una manciata di canzoni in tono con il personaggio, che funzionano meglio quando non strizzano troppo l’occhio alle mode. Tra i brani pop, bello Out Of Focus, ma ci sono anche altre ballate gradevoli (Don’t Tear Me Up, Evening Gown, Hang On To Me Tonight, Angel In My Heart) oltre a una versione del traditional Handsome Molly e alle consuete divagazioni pop dance. 

 

MICK JAGGER/DAVE STEWART: Alfie

Nel remake dell’omonimo film del 1966 il leader degli Stones e l’ex Eurhythmics firmano quasi tutta la colonna sonora: canzoni e strumentali nello stile pop blues ballabile fatto apposta per il Jagger ultima maniera. Con la sua voce Mick caratterizza un paio di belle ballatone come Old Habits Die Hard e Blind Leading The Blind, duetta con Joss Stone in Lonely Without You e si distingue all’armonica in un paio di altri brani. 

 

Jagger Mick

Al di là delle colonne sonore di due film che lo vedevano protagonista come attore – Ned Kelly (in italiano I fratelly Kelly) di Tony Richardson e il controverso Performance (Sadismo) di Donald Cammell – e di una jam session in studio insieme a musicisti del giro dei Rolling Stones, una carriera parallela di Mick Jagger ha preso piede solamente negli anni ’80, creando anche qualche attrito in seno alla band (in particolare con Keith Richards). La sua produzione solista strizza l’occhio al pop e ai suoni più alla moda, tra duetti e collaborazioni con ospiti di prestigio.