Big World

Ogni nuovo album si sviluppa su un’idea diversa: che in questo caso consiste nel registrare dal vivo un repertorio interamente inedito con una formazione a quattro che reintroduce le chitarre. Sulla misura inedita di tre facciate di LP Jackson sfoggia versatilità e perizia, ma le canzoni stavolta (Hometown è la notevole eccezione) sono raramente memorabili.

 

Joe Jackson’s Jumpin’ Jive

La prima delle (tante) mosse spiazzanti di uno dei talenti più imprendibili e imprevedibili del dopo punk. In anticipo di un decennio sul revival a venire, Jackson smette il parkas per lo smoking, assembla una big band fiatistica e confeziona un frizzantissimo omaggio allo swing e alla musica di Duke Ellington e Louis Jordan. In molti ne seguiranno l’esempio.

 

Look Sharp!

Un altro giovane arrabbiato e linguacciuto si affaccia sulla scena post-punk inglese, sulla scia di Graham Parker e di Elvis Costello. Con il primo condivide uno stile pub-rock scattante ed asciutto (One More Time, la velocissima Got The Time); con il secondo la sapienza melodica e un gusto rètro raro per i tempi (il primo singolo Is She Really Going Out With Him?). Alla saporita ricetta Jackson aggiunge ritmi giamaicani (Fools In Love, Sunday Papers) e sincopati di vaga matrice jazz (Look Sharp!).

 

Summer In The City: Live In New York

Ci voleva il palcoscenico per restituire ai suoi fan il Joe Jackson piacevole ed effervescente dei vecchi tempi. Aiutano i virtuosi accompagnatori (il batterista Gary Burke e il bassista-alter ego Graham Maby) e una scaletta che miscela sapientemente pezzi di catalogo con cover ben selezionate (Beatles, Duke Ellington, Yardbirds, Steely Dan e Ramsey Lewis).

 

Night And Day II

Deve tornare all’ispirazione newyorkese, il musicista di Portsmouth, per trovare finalmente la quadratura del cerchio anche in studio. Il sequel del suo disco più fortunato ne riprende gli spunti migliori (Hell Of A Town) per arricchirli con ambizioni da musica “globale”, tra aromi chicani (Happyland), nevrotici schizzi alla Kronos Quartet (Just Because), pop ambiguo e decadente (Glamour And Pain e Love Got Lost, ospite la voce di Marianne Faithfull).

 

 

Live 1980/86

Due dischi, quattro diverse incarnazioni della band, passando dalla new wave degli esordi al latin soul di Night And Day, dalla piccola orchestra di Body And Soul al quartetto di Big World. Dal vivo il bandleader sfoggia grandi qualità di arrangiatore: lo dimostrano le divertenti mutazioni genetiche di Is She Really Going Out With Him?, che dal formato pop/beat originale si evolve in doo wop e poi in folk speziato di cajun.

 

Blaze Of Glory

La produzione di Jackson è ormai un pendolo tra colonne sonore, sperimentazioni “colte” e album di canzoni. A quest’ultima categoria appartiene Blaze Of Glory, che rispolvera un’altra idea demodé, quella dell’album “concept”. Il suono è più sintetico e oggi un po’ datato, ma qualche canzone graffia il giusto: come Nineteen Forever, presa in giro delle rock star eternamente adolescenziali.

 

JOE JACKSON BAND: Afterlife

Il viaggio a ritroso nel tempo si completa con una convincente serie di esibizioni dal vivo di cui questo album rappresenta un buon compendio (un po’ magro, però: 13 pezzi in scaletta). Si parte con una Steppin’ Out per voce e pianoforte, poi il quartetto rianima i ritmi in levare di Beat Crazy, Look Sharp e Sunday Papers e le rasoiate new wave di One More Time, Don’t Wanna Be Like That e Got The Time, condendo il piatto con qualche bella guarnizione dall’ultimo album in studio. Un bell’esercizio di rivisitazione del tempo che fu, giocato con le giuste dosi di energia e di ironia (a partire dal titolo).

 

Two Rainy Nights (Live In Seattle And Portland)

Un “bootleg ufficiale”, venduto solo via Internet e successivamente ristampato con il titolo di Joe Jackson Live. Un bel souvenir dal tour di Night And Day II, disponibile anche in versione DVD: band eccellente, con il drive percussivo di Sue Hadjopoulos e la bella voce di Alison Cornell, protagonista assoluta in Glamour And Pain.

 

Night And Day

Il capolavoro di Jackson è la cronaca di un nuovo, folgorante colpo di fulmine: per New York (dove tuttora risiede), per i suoi cantori classici (Cole Porter) e per la salsa di Eddie Palmieri e Ray Barretto. Via le chitarre, dunque (quasi un sacrilegio, all’epoca) e spazio invece a pianoforte, archi (sintetici), bongos e timbales. La sinfonia si snoda in due capitoli: una “night side” dedicata al brulicare notturno della metropoli, in cui spiccano i ritmi glamour e pulsanti di Steppin’ Out e il festival percussivo di Another World; e una “day side” meditativa e melodica, con le orchestrazioni sontuose ma essenziali di Breaking Us In Two, Real Men e A Slow Song, organo Hammond e un’intensa performance vocale a incorniciare il pezzo più pregiato dell’intero catalogo. Questo album è uscito in versione Deluxe Edition (doppio, con demo e brani da Mike’s Murder e selezioni dal Live 1980/1986) nel 2003.

 

JOE JACKSON BAND: Beat Crazy

Incoraggiato da una riuscita cover di The Harder They Come di Jimmy Cliff (disponibile solo su EP e su alcune antologie), il musicista inglese si tuffa a capofitto negli abissi del reggae, del dub e dello ska giamaicano. Ci perde qualcosa in immediatezza: ma la title track, percussiva e tribale, è uno dei pezzi più divertenti e graffianti in repertorio, Mad At You un interessante esercizio di new wave psichedelica, One To One e Biology ulteriori esempi di uno sguardo acuto e ironico sui rapporti tra i sessi.

 

I’m The Man

Uscito a ridosso del precedente, il secondo LP di Jackson ha il solo difetto di esserne una copia carbone. Poco male, comunque, perché la formula resta freschissima e le esecuzioni (con il medesimo trio, in cui spicca il basso rotondo di Graham Maby) anche: On Your Radio, Friday e I’m The Man sono nuovi sfavillanti esempi di power pop brillante e acuminato, It’s Different For Girls una melodica delizia.

 

JOE JACKSON BAND: Volume 4

L’inattesa reunion (temporanea) della Joe Jackson Band originale si rivela essere un tuffo nostalgico e rigenerante nel passato. Esecuzioni scintillanti e belle canzoni (Chrome, Love At First Light) come ai vecchi tempi: ma per la prima volta Jackson si guarda indietro, e non è quel che ci si aspetterebbe da uno come lui.