Pump

Dopo tre lustri di carriera il gruppo riesce a pubblicare un altro capolavoro, dove il rock arcigno della chitarra di Perry si sposa alla perfezione con la voce stridula e generosa di Tyler. La successione delle canzoni è memorabile, appaiono retaggi di southern rock e r&b. I nuovi hit si chiamano Love In An Elevator, Young Lust e soprattutto Janie’s Got A Gun, torbida storia di sesso e tradimenti, ispirata da un fatto di cronaca.

Mutations

Il Nostro è un vero autore e lo dimostra nel terzo disco Geffen, nato come progetto "indie" e poi benevolmente accolto nei ranghi della major. Il titolo non mente; Beck cambia pelle anche se con naturalezza, rinunciando al nervoso taglia-incolla delle origini per un morbido, stupefatto psico folk very very Sixties a cui dà un contributo importante anche il co-produttore Nigel Godrich (Radiohead).

Nei meandri delle mutazioni c’è spazio per la bossa nova di Tropicalia, il lamento del cowboy di Sing It Again e persino il calco hard di Diamond Bollocks. Memorabile l’uno due cannabinaceo di Cold Brains e Nobody’s Fault But My Own.

Midnite Vultures

Il loser più pieno di idee in circolazione diventa un principino del ballo. È un vero ribaltone dopo un album sostanzialmente da cantautore. Soul, funk, disco, hip hop, techno pop e rock sono assortiti con molta ironia e un ricercato citazionismo. Per lunghi tratti è un Beck inedito, così ritmico e sexy nel suo falsetto da Prince bianco (Peaches & Cream, Debra).

Sea Change

Dietrofront. Il Mr. Hansen intimista che non ti aspetti, o forse sì, per quella sua ricerca continua di imprevedibilità Mutante per eccellenza, rinuncia qui alla sua varietà di stile e per 12 brani accumula sull’asse chitarra-voce arrangiamenti d’archi e atmosfera, tanta atmosfera.

Beck non è mai stato così diretto nell’esprimere i sentimenti; si dice che l’album nasca da una sua delusione amorosa (ne sarebbe la spia Lost Cause).

Ancora con l’aiuto di Godrich, con belle canzoni come The Golden Age, Lonesome Tears, Little One (con qualche brivido gotico, da Julian Cope). Nel cast anche il babbo, David Campbell, noto arrangiatore e direttore d’orchestra, che dà il meglio di sé nella meravigliosa ‘Round The Bend.

Get A Grip

Mentre quelli che la critica definiva i loro eredi vivono stagioni difficili, gli Aerosmith continuano a mietere successi e premi. Questo è un album che testimonia un momento di autentica creatività, incredibile se si pensa che il gruppo festeggia due decenni di carriera. Canzoni perfette che sono la sintesi tra vecchio e nuovo hard rock, con un feeling che pesca a piene mani dal blues.

Eat The Rich, Get A Grip, i pezzi forti in chiave rock, ma l’album poggia su Cryin’, Crazy e Amazing, tre ballate romantiche e seducenti che rappresentano l’ennesima fortuna commerciale del gruppo. Secondo e primo posto nelle classifiche inglesi e americane.

Boss Hog

Altri due mini, Action Box (Aphetamine Reptile, 1991 &Stelle=2;) e soprattutto Girl + (Amphetamine Reptile, 1992 &Stelle=3;) attirano l’attenzione della Geffen. Jens Jurgensen (chitarra) e Hollis Queens (batteria), accompagnano Jon e Cristina.

Si tratta sempre di una miscela di rock, blues e punk e garage resa comunque "cool", buona per bassifondi e piani alti allo stesso tempo. C’è anche del glam, ma è solo una fiammata (Ski Bunny).

Mellow Gold

Un giocattolo, un meccano musicale, il cubo di Rubik di mezzo secolo di musica americana, Mellow Gold comprime la creatività pasticciona di un genio quasi puerile: groove soul/disco (Beercan), noise cacofonico (Mutherf&oulm;er), spezzatini rock blues (F—in With My Head), raga psichedelici (Blackhole), incubi anni ’60 (Nitemare Hippy Girl). Blob di cui un uomo solo sa e può tirare le fila: Beck.

Hell Freezes Over

Separatisi ufficialmente nel 1982, con la promessa di non ritrovarsi mai più insieme, se non quando "l’inferno si congelerà", gli Eagles non sanno ovviamente resistere alle molte lusinghe dello show business, e mandano in scena una rentrèe orchestrata ad arte, con un concerto unplugged (da cui è tratto questo album), quattro nuovi brani di studio (tra cui Love Will Keep Us Alive e The Girl From Yesterday), e un lungo tour mondiale con biglietti cari come il fuoco.

Across A Wire — Live In New York

Dopo soli due dischi è passata molta acqua sotto i ponti della musica americana, e per i CC è già tempo di fare il punto, apparentemente: ecco quindi un doppio live con una facciata acustica e una rock: la prima tratta da un concerto per VH-1, la seconda per MTV.

Facile pensare a Neil Young e al suo Live Rust, ma il repertorio del gruppo è ancora terribilmente povero per permettersi questo tipo di operazione.

Odelay

Hansen si rimette in carreggiata. È Odelay il vero successore di Mellow Gold e si possono ormai catalogare "beckiani" il blues destrutturato con l’hip hop di Hotwax e il rock surreale di Devil’s Haircut. Jack-Ass è una strimpellata malinconica che campiona il maestro Dylan.

Where It’s At rispolvera la dizione rap sulle note di un caldo organo da spiaggia e in Minus le chitarre stanno tra il punk e i Sonic Youth. Nel retro di copertina c’è scritto "Je suis un revolutionaire". Solo autoindulgenza?